Insurrezioni alle intersezioni: femminismo, intersezionalità e anarchismo – by Abbey Volcano and J. Rogue

 

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Una critica al concetto liberale di “intersezionalità” e il profilo di un approccio anarchico e di lotta di classe.

 

Abbiamo bisogno di capire il corpo, non legato al privato o al sé, proposto dall’idea occidentale dell’individuo autonomo, ma del corpo collegato integralmente alle espressioni materiali della comunità e dello spazio pubblico. In questo senso, non c’è divisione netta tra il corporeo e il sociale, ma c’è invece quella che è stata chiamata “carne sociale”.
Wendy Harcourt e Arturo Escobar1

 

La nascita dell’intersezionalità
 In risposta ai vari femminismi e agli sforzi organizzativi femministi, il Combahee River Collective2, un’associazione di femministe socialiste lesbiche nere3, ha scritto una dichiarazione che diede vita all’intersezionalità. L’intersezionalità emerse dalla politica femminista nera verso la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80, e spesso è intesa come una risposta alla costruzione del femminismo convenzionale, intorno all’idea erronea di una “donna universale” o della “sorellanza”4. Al centro dell’intersezionalità risiede il desiderio di indicare i diversi modi in cui interagiscono e si sovrappongono categorie e posizioni sociali quali razza, genere e classe, producendo ineguaglianze sociali sistemiche. Data questa realtà, considerare le esperienze delle donne come universali era ovviamente basato su false premesse (e rispecchiava in modo tipico le categorie di donne maggiormente privilegiate, quali le bianche, le non-disabili, le appartenenti alla classe media, le eterosessuali, e così via). L’intersezionalità all’inizio era concepita attorno alla triade “razza/classe/genere”, e successivamente fu ampliata da Patricia Hill Collins per includere le concezioni sociali quali nazione, abilità, sessualità, età ed etnicità5. Piuttosto che essere pensato come un modello aggiuntivo, l’intersezionalità ci offre una lente attraverso cui osservare la razza, la classe, il genere, la sessualità, etc, nella costituzione di processi mutuali (vale a dire che queste categorie non esistono indipendentemente le une dalle altre, ma si rinforzano mutualmente) e di relazioni sociali, che si concretizzano in modi complessi nella vita quotidiana della gente. L’intersezionalità sostiene che le categorie sociali sono sovrapposte, complesse, interagenti, intersecate, piuttosto che come entità distinte, spesso con fisionomie contraddittorie.
 Per una critica anarchica dell’intersezionalità liberale
 L’intersezionalità è stata, e spesso è ancora, centrata sull’identità. Sebbene la teoria suggerisca che le gerarchie e i sistemi di oppressione sono interconnessi e mutualmente costituentesi, l’intersezionalità è spesso stata usata, talvolta anche in modo contraddittorio, per pareggiare le gerarchie e le oppressioni strutturali. Per esempio, “razza, classe e genere” sono spesso viste come oppressioni sperimentate in gradi e modi differenti per ognuno – cioè, nessuno è esente dall’assegnazione forzata dell’identità. Questo concetto può essere utile, specie quando è usato per lottare, ma le tre “categorie” sono spesso trattate solamente come identità, come se fossero simili in virtù delle loro “oppressioni”. Ad esempio, si propone l’idea che noi tutti abbiamo una razza, un genere e una classe. Siccome ognuno vive queste identità in modo diverso, molti teorici scrivendo sull’intersezionalità si sono riferiti a quello che è chiamato “classismo”, che accompagna razzismo e sessismo.
Questo può portare alla confusa nozione che l’oppressione di classe necessiti di essere corretta da un trattamento più “comprensivo” da parte dei ricchi verso i poveri, mantenendo però una società classista. Questa analisi considera le differenze di classe come se fossero semplicemente delle differenze culturali. A sua volta, questo conduce verso la limitata strategia del “rispetto della diversità” piuttosto che indicare la radice del problema. Questo argomento preclude un’analisi della lotta di classe che veda il capitalismo e la società di classi come istituzioni e nemici della libertà. Non vogliamo “cavarcela” nel capitalismo, abolendo lo snobismo e l’elitarismo di classe. Vogliamo invece rovesciare sia il capitalismo che finirla con la società di classi. Riconosciamo che si sono dei punti nodali che il popolo ha fatto notare, parlando di classismo – non intendiamo infatti nascondere la stratificazione dei redditi nella classe lavoratrice.
Organizzare le disparità della classe lavoratrice degli Stati Uniti richiede di conoscere e di essere consapevoli di questa diversità. Comunque, pensiamo sia impreciso riportarlo mantenendo il potere sistemico – molti di coloro che appartengono alla cosiddetta classe media possono ricavare dei vantaggi economici sui loro pari con redditi più bassi, ma non è lo stesso che sfruttare o essere in una posizione di potere su di loro. Questa analisi sociologica di classe confonde inoltre la gente, portandola erroneamente a credere che la loro “identità” di appartenenti alla “classe media” (un termine che ha così tante definizioni da risultare inconsistente) li associa con gli oppressori e la classe dominante, contribuendo all’assenza della coscienza di classe negli Stati Uniti. Il capitalismo è un sistema di sfruttamento in cui la grande maggioranza della gente lavora per vivere, mentre molto pochi sono coloro che possiedono (cioè derubano) per vivere. Il termine classismo non spiega lo sfruttamento, e lo rende un concetto debole. Vogliamo che finisca la società in classi, e non una società in cui le classi si “rispettino”. È impossibile sradicare lo sfruttamento qualora la società delle classi continua ad esistere. Per debellare lo sfruttamento dobbiamo estinguere la società di classi e tutte le gerarchie istituzionalizzate.
Questo problema critico è trascurato spesso dai teorici che usano l’intersezionalità per auspicare la fine del “classismo”. Come anarchici, invece esigiamo la fine dello sfruttamento e dell’oppressione, e questo comporta la cessazione della società delle classi. Le interpretazioni liberali dell’intersezionalità perdono l’unicità della classe, vedendola come un’identità e trattandola come se fosse la stessa cosa del razzismo o del sessismo, aggiungendo un “ismo” alla fine della parola. Sradicare il capitalismo significa esaurire la società di classe, significa una guerra di classe. Allo stesso modo, razza, genere, sessualità, dis/abilità, età – la gamma delle relazioni sociali organizzate gerarchicamente – sono in se stesse uniche. Come anarchici, dobbiamo indicare quelle qualità uniche piuttosto che equiparare tutte queste relazioni sociali in una singola struttura.
Vedendo la classe solo come un’”altra identità”, che ci aiuta a capire le altre (e le proprie) identità, i concetti tradizionali di intersezionalità causano un disturbo ai processi e alle lotte di liberazione. Mentre l’intersezionalità illustra i modi in cui le relazioni di dominio interagiscono e si sostengono l’un l’altra, ciò non significa che questi sistemi siano identici o che possano combinarsi. Sono unici e funzionano in modo diverso. Questi sistemi inoltre si riproducono l’un l’altro. La supremazia bianca è sessualizzata e genderizzata, l’eteronormatività è razzializzata e di classe. Le istituzioni e le strutture oppressive e di sfruttamento sono strettamente intrecciate e si sostengono l’un l’altra. Evidenziare le loro intersezioni – le loro saldature – ci consente di avere utili angolazioni da cui demolirle per costruire relazioni più libere, desiderabili e sostenibili, con cui forgiare il nostro futuro.
La nostra intersezionalità anarchica
Nonostante abbiamo notato il particolare errore comune dei teorici e degli attivisti che scrivono sull’intersezionalità, la teoria sull’intersezionalità ha molto da offrire e non può essere ignorata. Per esempio, l’intersezionalità rifiuta l’idea di una oppressione primaria o centrale. Piuttosto, come accennato prima, tutte le oppressioni sono sovrapposte e spesso si costituiscono mutualmente. Interpretato su un livello strutturale e istituzionale, ciò significa che la lotta contro il capitalismo deve anche essere la lotta contro l’eterosessismo, il patriarcato, la supremazia bianca, etc.. Troppo spesso l’intersezionalità è usata solo come uno strumento per comprendere come queste oppressioni si sovrappongano nella quotidianità, producendo un’identità unica per composizione e livello.
Ciò che è maggiormente utile, per noi anarchici, è usare l’intersezionalità per capire come la vita di tutti i giorni possa essere usata per spiegare i modi in cui le strutture e le istituzioni si intersecano e interagiscono. Questo progetto può fornirci informazioni sulle analisi, le strategie e le lotte contro tutte le forme di dominio. Cioè, gli anarchici possono usare la realtà vissuta per individuare le connessioni nei processi istituzionali che creano, riproducono e mantengono le relazioni sociali di dominio. Sfortunatamente, l’interpretazione liberale dell’intersezionalità, preclude questo tipo di analisi istituzionale, e così mentre possiamo prendere a prestito elementi dalla teoria dell’intersezionalità, dobbiamo anche criticarla da una prospettiva anarchica.
Vale la pena notare che non c’è un’interpretazione universalmente accettata di intersezionalità. Come per il femminismo, essa richiede degli aggiustamenti per una sua descrizione reale. Ed è la ragione per cui useremo il termine “intersezionalità anarchica”, per descrivere la nostra prospettiva in questo saggio. Crediamo che una prospettiva anti-stato e anti-capitalista (così come una posizione rivoluzionaria contro la supremazia bianca e l’eteropatriarcato) sia la logica conseguenza dell’intersezionalità. Ad ogni modo, ci sono molti che ancora utilizzano l’intersezionalità con un approccio liberale. Di nuovo, questo può essere osservato nelle critiche al “classismo” piuttosto che al capitalismo o alla società di classi, e nella frequente assenza di un’analisi dello stato6. Inoltre, a volte c’è ancora la tendenza a focalizzarsi quasi solamente sulle esperienze individuali invece che sul sistema e le istituzioni.
Mentre tutti questi elementi di lotta sono rilevanti, è anche vero che la gente cresciuta negli Stati Uniti, socializzata in una cultura fortemente auto-centrata, ha la tendenza a concentrarsi sull’oppressione e sulla repressione individuali, molto spesso a danno di una prospettiva più ampia e sistemica. Il nostro interesse ci porta a cercare di capire come le istituzioni funzionano, come si riproducono nel quotidiano e come modellano le relazioni sociali. Come correliamo le nostre “esperienze individuali” ai sistemi che le (ri)producono e viceversa? Come possiamo individuare i modi in cui questi sistemi si (ri)producono l’un l’altro? Come possiamo distruggerli e creare nuove relazioni sociali che incoraggino la libertà?
Con un’analisi istituzionale e sistemica dell’intersezionalità, gli anarchici possono permettersi di illustrare la “carne sociale” sopracitata. E se terremo conto di questa carne sociale – i modi in cui le gerarchie e le ineguaglianze sono intrecciate nel nostro tessuto sociale – dovremo anche indicare la lacuna essenziale in quasi tutto ciò che è stato scritto nelle teorie dell’intersezionalità: lo stato. Non viviamo in una società di uguaglianze politiche, ma in un complesso sistema di dominio in cui alcuni sono governati, controllati e regolati attraverso processi istituzionali, che gli anarchici chiamano stato. Gustav Landauer, che ha discusso di questa gestione gerarchica dell’umanità in cui alcuni dominano altri con un corpo politico che controlla, indicava lo stato come una relazione sociale7.
Non siamo solo dei corpi che esistono con certe identità come la razza, la classe, il genere, l’abilità e tutto ciò che solitamente elenchiamo. Noi siamo anche dei soggetti politici, in una società governata in vario modo da politici, giudici, polizia e burocrati. Gli anarchici devono allargare l’analisi intersezionale per considerare la carne sociale anche per finalità insurrezionali, dato che la nostra sofferenza è incastonata tra le istituzioni, quali il capitalismo e lo stato che producono e sono (ri)prodotti dalla rete di identità usata per organizzare l’umanità in insiemi distinti di oppressori e oppressi.
Come anarchici noi crediamo che l’intersezionalità sia utile nel momento in cui possa definire le nostre lotte. L’intersezionalità è stata utile per comprendere i modi in cui l’oppressione sovrappone e agisce la vita quotidiana della gente. Comunque, se sono interpretate secondo lo schema liberale, le analisi intersezionali presumono varie forme di oppressione che funzionano in modo identico, e ciò può precludere un’analisi di classe, dello stato, e delle nostre istituzioni dominanti. A nostro avviso, l’esperienza quotidiana di oppressione e sfruttamento è importante e utile per la lotta se utilizziamo l’intersezionalità includendo però i diversi metodi con cui funzionano il predominio bianco, l’eteronormatività, il patriarcato, la società in classi, etc., piuttosto che semplicemente elencarli, come se operassero in modi simili.
La verità è che le storie dell’eteronormatività, dell’egemonia bianca, della società in classi, hanno bisogno di essere comprese per le loro similitudini e le loro differenze. Inoltre necessitano di essere capite per come ognuna di loro funziona per (ri)crearsi reciprocamente. Questo livello di analisi consente una visione olistica di come le nostre istituzioni dominanti funzionino e di come ciò condizioni la nostra vita quotidiana. Sarebbe un errore non utilizzare l’intersezionalità in questo modo.
Dall’astrazione all’organizzazione: la libertà riproduttiva e l’intersezionalità anarchica
I modi in cui il capitalismo, il predominio bianco e l’eterosessualità – e la società disciplinare in generale – hanno richiesto il controllo sui corpi è stato già dettagliatamente descritto8, ma vorremmo dare qualche indicazione per aiutare a costruire un argomento che permetta alla libertà riproduttiva di beneficiare dell’analisi intersezionale anarchica.
La libertà riproduttiva, che usiamo come un’esplicita interpretazione antistato e anticapitalista della giustizia riproduttiva, afferma che una semplice posizione “pro-scelta” non è sufficiente per un approccio rivoluzionario al “diritto” riproduttivo. Ricalcando il modo in cui la razza, la classe, la sessualità, la nazionalità e l’abilità si intersecano e modellano l’accesso delle donne alla salute riproduttiva, richiede una comprensione più approfondita del sistema di oppressione, che Andrea Smith profila nel suo libro Conquest9. Guardare alla storia del colonialismo nelle Americhe ci aiuta a capire le complessità della libertà riproduttiva al giorno d’oggi. Lo stato, come istituzione, ha sempre avuto un interesse particolare nel mantenere il controllo sulla riproduzione sociale, e specialmente nel controllo del modo in cui le popolazioni colonizzate si riproducevano o meno. Data la storia della sterilizzazione forzata dei nativi americani, così come degli afroamericani, dei latini e anche delle donne bianche povere10, possiamo vedere che il semplice accesso all’aborto non indica quale sia la reale portata della libertà riproduttiva11. Per avere un ampio movimento rivoluzionario, dobbiamo indicare tutti gli aspetti del problema: essere in grado di avere e sostenere i figli, accedere alla sanità, agli alloggi, all’educazione, ai trasporti, all’adozione, alle amiglie non tradizionali e così via. Un movimento, per essere veramente rivoluzionario, deve essere inclusivo; il movimento pro-scelta ha spesso trascurato di indicare i bisogni di coloro che sono ai margini. La sentenza Roe vs. Wade12 copre la complessità delle vite delle donne e delle madri in prigione?
Che dire delle esperienze degli immigrati clandestini? Le persone trans* hanno a lungo combattuto per un sistema sanitario che le includesse13. Difendere semplicemente il diritto all’aborto legale non mette assieme tutti coloro che sono danneggiati dall’eteropatriarcato. Similmente, la “scelta” legale, in cui l’aborto preveda procedure costose, non aiuta le donne povere e dimostra la necessità di distruggere il capitalismo per accedere alle libertà positive. I sostenitori della giustizia riproduttiva hanno affermato un approccio intersezionale su questo problema, e un’analisi anarcofemminista della libertà riproduttiva potrebbe beneficiare dell’analisi intersezionale anarchica.
Un’analisi intersezionale anarchica della libertà riproduttiva dimostra che quando una comunità inizia a lottare, ha bisogno di individuare i modi in cui le relazioni di dominio operano, così da avere una visione olistica di ciò per cui stanno lottando. Se possiamo calcolare i modi in cui le relazioni sociali oppressive e di sfruttamento operano – e che formano le basi della quotidianità – siamo meglio equipaggiati per distruggerle. Per esempio, analizzare il modo in cui le donne di colore sono state il bersaglio particole e storico delle sterilizzazioni forzate richiede di comprendere come operano insieme l’eteropatriarcato, il capitalismo, lo stato e l’egemonia bianca, al fine di creare una situazione in cui queste donne diventino l’obiettivo corporeo dei programmi sociali di welfare, delle sperimentazioni mediche e dell’eugenetica.
Come funzionano il razzismo e la supremazia bianca per supportare l’eteropatriarcato? Come è stata razzializzata la sessualità, in modo da facilitare i colonizzatori nel non provare sensi di colpa per gli stupri, i genocidi, la schiavitù, allora come oggi? Come è stata genderizzato il predominio bianco, con immagini come quella di Mammy e Jezebel14? Come lo stato sociale ha razzializzato e genderizzato, programmandol’eliminazione dei corpi neri15? L’oppressione sistematica, come quella dell‘egemonia bianca, non può essere compresa senza un’analisi di come il sistema genderizza, sessualizza, produce classe, etc.. Allo stesso modo, questo tipo di analisi può essere estesa per comprendere come funzionino l’eteropatriarcato, l’eteronormatività, il capitalismo, lo stato e tutte le relazioni di dominio umano. Questo è l’impegno di un’analisi intersezionale anarchica.
Un’analisi intersezionale anarchica, e il modo in cui utilizziamo i punti di vista, non accentra ogni struttura o istituzione sopra le altre, omettendo il contesto. Piuttosto individua come queste strutture e istituzioni operano per (ri)prodursi. Esse sono una per l’altra. Così, comprendere una struttura oppressiva o di sfruttamento centrale o primaria semplicemente non ha senso. Invece, queste relazioni sociali non possono essere separate e dichiararne una “centrale” e le altre “periferiche”. Sono intersezionali. Dopo tutto come può andare a buon fine una rivoluzione se si dimentica qualcuno?

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1 Harcourt Wendy – Escobar Arturo, “Women and the politics of place”., in Development, 2002, 45 (1): 7-14.
2 “Combahee River Collective Statement. 1977”, In Anzaldua Gloria Moraga Cherrie (Eds), This Bridge Called My Back: Writings by Radical Women of Color. Watertown, Mass, USA, Persephone Press, 1981. La dichiarazione è disponibile su http://circuitous.org/scraps/combahee.html.
3 Shannon Derci – J. Rogue, “Refusing to Wait: Anarchism and Intersectionality” http://libcom.org/library/refusing-wait-anarchism-intersectionality.

4 Per esempio, Crenshaw Kimberlé W., “Mapping the Margins: Intersectionality, Identity Politics, and Violence against Women of Color”, in Stanford Law Review, 1991, 43 (6): 1241–1299.

5 Cfr., Purkayastha Bandana, “Intersectionality in a Transnational World”, in Gender & Society, 2012, 26: 55-66.

6 .Shannon Derci – J. Rogue, op. cit.

7 Landauer Gustav. Revolution and Other Writings, translated by Gabriel Kuhn. Oakland: PM Press, 2010. In Italiano troviamo Landauer Gustav, La Rivoluzione, a cura di Ferruccio Andolfi, Diabasis, Parma, 2009; Landauer Gustav, La comunità anarchica, a cura di Gianfranco Ragona, Elèuthera, Milano, 2012 (NdT).

8 Per ulteriori analisi su come la razza, il genere e la sessualità determinano il capitalismo e il colonialismo negli Stati Uniti, vedere Smith Andrea, Conquest: Sexual Violence and American Indian Genocide, Cambridge, MA, USA, South End Press, 2005.

9 Smith Andrea, op. cit.

10 cfr rockcenter.msnbc.msn.com/_news/2011/11/07/8640744-victims-speak-out-about-north-carolina-sterilization-pro- gram-which-targeted-women-young-girls-and-blacks?lite.

11 Un testo significativo che illustra esempi e la storia della giustizia riproduttiva è Silliman Jael M., Undivided Rights: Women of Color Organize for Reproductive Justice, Cambridge, Mass: South End Press, 2004.

12 Contestata sentenza del 1973 della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, rappresenta uno dei principali precedenti riguardo alla legislazione sull’aborto. La sentenza Roe contro Wade ha influenzato la politica nazionale statunitense, dividendo gran parte del paese tra pro-Roe (per la libertà di abortire) e pro-Wade (per il diritto alla vita) e ispirando gruppi di attivisti su entrambi i fronti. (NdT)
13 Trans* generalmente significa: Transgender, Transsessuale, Genderqueer, Non-Binario, Genderfluid, Genderfuck, Intersex, Terzo Genere, Travestit*, Cross-dresser, Bi-gender, FtM, MtF, Agenere.
14 Hill Collins Patricia, Black Feminist Thought: Knowledge, Consciousness, and the Politics of Empowerment, New York, Routledge, 1991.
15 Roberts Dorothy E., Killing the Black Body: Race, Reproduction, and the Meaning of Liberty, New York, Vintage, 1999.

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fonte originale

 

traduzione a cura di strix

 

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