Il movimento delle madri contro il nucleare in Giappone – Heidi Hutner

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Il disastro di Fukushima ha portato ad un potente e nuovo movimento antinucleare giapponese, quello delle madri. Nel primo anniversario del disastro nucleare di Fukushima le donne giapponesi di New York hanno realizzato un incontro chiamato “La paura nucleare delle donne in gravidanza”. Le partecipanti esibivano pance finte o portavano cartelli con immagini di madri incinte che indossavano le mascherine. Consapevoli che i feti, i bambini sotto i cinque anni e le donne sono esposti a grave rischio nell’esposizione delle radiazioni, le madri hanno espresso a gran voce la loro presenza nel crescente movimento antinucleare giapponese.
Per attirare l’attenzione sul loro messaggio, le madri hanno organizzato marce, presentato petizioni alle istituzioni, digiunato e tenuto sit-in in luoghi pubblici per mesi. Regolarmente e deliberatamente indossavano i simboli della gravidanza e della maternità. Le madri si sono attivate su molti fronti. Da subito hanno reclamato l’evacuazione di tutte le famiglie da Fukushima, dove le emissioni delle radiazioni continuano. Hanno poi chiesto standard di sicurezza più severi per gli alimenti e l’acqua in Giappone, e invocato la fine dello smaltimento delle scorie radioattive tramite il loro incenerimento e dispersione in varie zone del Paese. E per prevenire disastri futuri hanno sollecitato la chiusura permanente di gli impianti nucleari in Giappone e nel mondo.
Non potevo aspettare che qualcun altro agisse
L’attivismo antinucleare delle madri in Giappone è iniziato subito dopo il disastro dell’11 maggio 2011, quando centinaia di migliaia di residenti dei dintorni di Fukushima chiesero se erano al sicuro. Quando il piano fallì, il governo giapponese alzò il livello massimo di sicurezza dell’esposizione alle radiazioni, da 1mSv (millesieverts) a 20mSv. Questa nuova misura espose ed espone la popolazione di Fukushima a livelli di radiazioni 20 volte maggiori di quelli considerati sicuri.
Le famiglie di Fukushima che il governo non aveva fatto evacuare, stanno affrontando una scelta difficile: lasciare e abbandonare casa e lavoro (continuando a pagare tasse, affitto e mutui) o rimanere a Fukushima ed esporsi alle radiazioni pericolose?
Secondo Kaori Izumi, madre e attivista, il genere gioca un ruolo determinante nelle risposte a questa domanda. Spesso le madri e le donne vogliono lasciare Fukushima e proteggere i propri figli, mentre gli uomini tendono ad accettare la linea governativa e della Tepco che “tutto è sicuro”. Questo può portare al conflitto in una cultura in cui le donne sono considerate incapaci di sfidare i mariti o il governo, figure dell’autorità. Molte madri preoccupate lasciano Fukushima con i loro figli, mentre i padri rimangono. “Spesso i mariti non vogliono sostenere due case e chiedono alle mogli di rientrare a Fukushima, minacciandole di non inviare loro denaro” dice Izumi. “Il risultato è un aumento delle percentuali di divorzi”:
Izumi racconta la sua storia come madre-attivista: “Prima di Fukushima non ero un’attivista. Ho una formazione come scienziata sociale. Aspettavo sempre che qualcun altro facesse qualcosa per agire, per cambiare, per sfidare il governo e la Tepco per questi crimini. Poi non ho più potuto aspettare che qualcun altro agisse. Dovevo essere io a fare qualcosa”. Così Izumi andò in strada e durante le proteste incontrò altre madri che lottavano per la giustizia. Presentò a proprie spese numerose denunce contro l’industria nucleare. Organizzò un programma per accogliere le famiglie di Fukushima durante le vacanze scolastiche, in modo che i bambini potessero beneficiare dell’allontanamento dalle esposizioni alle radiazioni, anche se per un breve periodo. Ora è a capo di un gruppo di lavoro permanente per la chiusura dell’impianto nucleare Tomari.
Radiazioni, scorie e trasferimenti
Tomoi Zeimer, una madre giapponese che vive a New York, e le sue due sorelle che vivono ad Osaka, entrambe madri, hanno iniziato il loro attivismo antinucleare dopo che il Primo Ministro Noda pretese lo smaltimento delle scorie radioattive presso tutte le prefetture per “condividere la paura” di Fukushima. In risposta a questa decisione di Noda, Zeimer iniziò una campagna di raccolta firme per fermare la dispersione delle scorie radioattive. Le madri consegnarono questa petizione il 2 Novembre 2011 in tutti i consolati giapponesi del mondo. Con il proseguimento della dispersione delle scorie, sempre più donne nel mondo si sono unite nella lotta. Qui si trova la petizione  e qui la mappa della distribuzione e dell’incenerimento delle scorie.
Molte madri attiviste sono preoccupate per la salute dei loro figli e pensano di lasciare il Paese. Ikuko Nitta ha lasciato Fukushima il giorno dopo il disastro, per l’insistenza del figlio di 12 anni. Sono andati a Wakayama, credendo di essere al sicuro. Quando Wakayama ha accettato l’accordo per accogliere le scorie, Nitta ha iniziato a pensare di andare in Canada. Quando recentemente ha fatto esaminare il tasso di radiazioni dei suoi figli, è emerso che uno di loro è positivo al Cesium 137. Nitta non conosce l’origine della contaminazione, dato che hanno lasciato Fukushima subito e che ha sempre controllato l’alimentazione dei bambini.
Cathy Iwane, una madre di Wakayama che ha condotto la recente battaglia per fermare lo smaltimento delle scorie nella sua città, ha progettato di emigrare negli Stati Uniti. Mentre si disperava per le decisioni prese a scapito di Wakayama, e si preoccupava per i bambini giapponesi, iniziava ad intrattenere rapporti con le donne di ogni parte del mondo, che supportano il movimento antinucleare giapponese, potendo così provare speranza. “Non voglio mollare” dice Iwane “Giammai”.
Un’opportunità
Il movimento non rimane limitato all’interno dei confini giapponesi. Nel settembre 2011, un gruppo di madri giapponesi, inclusa Sachiko Sato, un’agricoltrice biologica che viaggiava con i due suoi figli più piccoli, Kaori Izumu e Aileen Mioko Smith arrivarono a New York per protestare contro la partecipazione al summit sulla sicurezza nucleare del primo ministro Noda. “Come può parlare di sicurezza?” urlò Sachiko a Noda, fuori del Palazzo dell’ONU. “Lei non si è preoccupato dei bambini di Fukushima”.
Sachiko, Izumi e Smith hanno partecipato a molte iniziative antinucleari nell’area di New York durante il loro soggiorno, sollecitando i cittadini americani ad imparare la lezione dal disastro accaduto in Giappone. Durante uno di questi incontri, Smith ha affermato “Molti americani vivono vicino ad impianti nucleari realizzati su faglie sismiche – come l’Indian Point di Buchanan, a una cinquantina di kilometri da New York, così come quelle sulle coste californiane. Gli americani devono imparare dal disastro di Fukushima. Dovete far chiudere gli impianti, 23 di questi impianti hanno gli stessi reattori usati a Fukushima, GE Mark I. Sì, potrebbe capitare anche qui”.  mappatura delle centrali in USA .
Nell’ottobre 2011, in Giappone centinaia di madri iniziarono a protestare a Tokyo contro il Ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria. La protesta è durata dieci mesi e dieci giorni (la stessa durata della gravidanza secondo il calendario lunare tradizionale giapponese). Smith, dirigente di Green Action, una ONG antinucleare con sede a Kyoto, afferma che l’incidente di Fukushima offre l’opportunità di fermare il nucleare. La maggior parte dei reattori nucleari in Giappone erano stati spenti dopo il disastro, e all’epoca di questo articolo, solo una centrale nucleare era ancora funzionante. Smith dichiara “Per la prima volta in 30 anni, abbiamo la reale opportunità di spegnere completamente i reattori nucleari in Giappone”.
Heidi Hutner
fonte originale
traduzione a cura di strix
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