Monsanto: una colpevole recidiva – by James N. Kariuki

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La multinazionale Monsanto è tristemente famosa per una serie di disastri ambientali, umani e animali. Sono ormai note le sue implicazioni nella produzione di agenti chimici inquinanti, utilizzati in varie parti del mondo, e la produzione di semi transgenici e sterili. Incombe in tutti i Paesi del mondo, rincorrendo un sicuro profitto ultramiliardario letteralmente sulla pelle e sulle vite di miliardi di persone umane e nonumane. Recentemente la Comunità Europea, sottoposta alle pressioni della banca mondiale, del WTO, delle multinazionali e dei governi neocolonialisti, ha presentato una proposta di legge (Plant Reproductive Material Law) che intende mettere al bando l’autoproduzione di cibo e i piccoli orti (qui trovate una rassegna critica su tale proposta di legge). La sovranità alimentare è quindi minacciata da varie parti e soprattutto in quei Paesi in cui la fame e la miseria sono coordinate dalle ricche manipolazioni finanziarie e dagli “ambigui aiuti umanitari”. Il cibo, essenziale per la sopravvivenza, che è la base dell’economia di sussistenza, è un’arma che in mano ai “padroni dell’agribusiness” conduce alla decimazione di milioni di persone, fingendo di soccorrerle proponendo loro semi sterili, monocolture controllate, deforestazioni, alimenti scaduti e avariati. Le donne sono le prime a patire questa situazione, in tutto il mondo, perché sono coloro che hanno il gravoso compito di alimentare anche i figli e le figlie. Ma la raccolta di prodotti selvatici e l’ortocultura, prime basi per la sopravvivenza, vengono sempre più minacciate. Un’alternativa reale è quella che molte donne dei Paesi del Sud del Mondo stanno realizzando, come illustrano, tra le altre, Silvia Federici e Veronika Bennholdt Thomsen. Gli altro-da-umani sono le altre vittime sacrificali reali, colpevoli, secondo un certo pensiero ambientalista, di parte dell’inquinamento dovuto alle deiezioni degli animali incarcerati  negli allevamenti industriali. Ecco allora che si tenta di proporre un modello alternativo di slow food, che ambiguamente propone il chilometro zero, i cibi e le tradizioni culinarie locali, l’allevamento e l’agricoltura biologici. Ma di etico non c’è gran che qualora l’agricoltura è soggetta alle leggi della green economy e che si scopre essere addirittura fraudolenta, così non c’è alcuna etica qualora gli animali sono allevati “biologicamente” in modo comunque pervasivo e spesso senza cure veterinarie, vantando i metodi presunti naturali, e ad ogni modo destinati a morte imposta per le nostre tavole imbandite. Stiamo assistendo all’inesorabile ecocidio come affermato da Jeremy Rifkin, sostanziato da quello che Steven Best e Carol J. Adams chiamano il “complesso dell’industria della carne”, forma estrema di abuso della natura e degli animali.
Qui proponiamo una traduzione di una critica africana alla Monsanto, realizzata da James N. Kariuki, docente di Relazioni Internazionali e  scrittore indipendente. Nato in Kenia, attualmente vive in Sud Africa.

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La recente letteratura suggerisce che la leadership della Tanzania si oppone alle restrizioni sugli organismi geneticamente modificati (OGM) e sulla bio-tecnologia. Infatti, il presidente Jakaya Kikwete nel marzo di quest’anno ha personalmente biasimato i critici sugli OGM definendoli disinformati e bisognosi di formazione e informazione. Non potrebbe piuttosto essere  lui a essere disinformato sulle tendenze della sicurezza alimentare globale?
Il 6 novembre 2012, i californiani furono chiamati a votare sulla “Proposta 37”, un’iniziativa statale. Se avessero vinto, per la prima volta nella storia degli USA sarebbe stata necessaria l’etichettatura identificativa di tutti gli alimenti OGM. L’iniziativa fu un insuccesso elettorale, manovrato dalle grandi aziende agroalimentari contrarie all’etichettatura che pagarono 47 milioni di dollari per vincere. Questa consultazione in California era importante, ma fu oscurata dalla concomitante elezione presidenziale. Probabilmente la maggior parte degli osservatori africani non prestarono attenzione alla “Proposta 37”, essendo concentrati sulla vittoria o meno di Barack Obama.
 Il Kenia proibisce i prodotti OGM
L’8 novembre 2012, due giorni dopo il voto in California, il governo del Kenia ha proibito l’importazione di alimenti geneticamente modificati fino alla conferma scientifica della loro sicurezza per la salute. Si presume che la prova sulla sicurezza degli OGM sia a carico dei suoi sostenitori. Nonostante la contrarietà di coloro che sono favorevoli agli OGM, in Kenia vige ancora il divieto di importazione.
A metà gennaio 2013, si alzò un altro grido d’allarme sull’alimentazione, questa volta proveniente dall’Europa. Probabilmente sollecitata dall’opinione pubblica avversa agli OGM, gli ispettori sanitari irlandesi scoprirono la presenza del 30% di carne di cavallo negli hamburger di manzo. Ulteriori test rivelarono che gli hamburger prodotti nel Paese avevano tracce di DNA di cavallo e maiale.
La questione della carne di cavallo provocò la reazione pubblica in Sud Africa, paese importatore di alimenti dalla Gran Bretagna. La crisi lentamente si dissolse quando le compagnie di importazione sudafricane assicurarono che non erano implicate nello scandalo alimentare britannico, poiché non avevano importato alcun prodotto implicato nello scandalo. Migliaia di chilometri di distanza dal Kenia, dalla Gran Bretagna, dal Sud Africa, e dagli Usa, l’Associazione Medica Cattolica della Nigeria era impegnata in una protesta contro il presidente nigeriano, Goodluck Jonathan, affinché non firmasse la proposta di legge che avrebbe consentito l’importazione di alimenti OGM.
Secondo questa associazione la legge in questione avrebbe potuto distruggere le vite dei nigeriani. L’associazione perciò ha consigliato alle autorità federali nigeriane di non consentire l’importazione di prodotti OGM, perché l’incertezza sui presunti benefici di questi organismi ne aveva provocato il rifiuto anche in Europa.
Qual è il collegamento tra queste storie?
Semplicemente, la gente è sempre più consapevole e attenta di che cosa mangia. E così si è scoperto lo scandalo della carne di cavallo in Irlanda, il Sud Africa ha pubblicamente denunciato la contaminazione della carne britannica, il Kenia ha vietato l’importazione degli Ogm e la Nigeria si dimostra riluttante a permettere gli OGM. Non da ultimo c’è stata la proposta di legge californiana sull’etichettamento alimentare (Prop 37).
Tempo fa contattai un giornale progressista per propormi come collaboratore. L’unica condizione richiesta era che i miei articoli promuovessero l’ottimismo africano, cioè gli aspetti positivi dell’Africa contemporanea. A mio parere, la migliore notizia del XXI secolo è che l’Africa si sia allineata con il resto del mondo nel contrasto agli OGM e alle biotecnologie, non importa come questi si presentino.
Umanità devastata
Oggigiorno le notizie di pubblico interesse sui media mondiali sono concentrate sul dibattito infinito sul controllo delle armi. Coloro che sono contrari alle restrizioni sul possesso delle armi insistono sulla necessità di effettuare controlli approfonditi su chi richieda un’arma. Probabilmente se un richiedente ha precedenti criminali, è diffidato e perciò non dovrebbe poter ottenere un’arma. In breve, quello che fai oggi ti perseguirà domani.
Perché non si applica la stessa logica anche al commercio, specie delle aziende multinazionali che coinvolgono le vite umane? La comunità internazionale non dovrebbe assicurare che i precedenti commerciali negativi impediscano ulteriori devastazioni all’umanità? Alcuni attivisti anti OGM sono particolarmente convinti delle responsabilità dell’azienda multinazionale americana Monsanto.
I tentacoli minacciosi della Monsanto
La Monsanto è la più grande azienda mondiale implicata nell’ingegneria alimentare e nella modificazione genetica dei semi. Inoltre, essendo l’azienda leader nell’agri-business, ha l’equivoco privilegio di avere una passato alquanto ripugnante.
“La storia della Monsanto è segnata da prodotti controversi con conseguenze mortali, molte coperture politiche, e culmina come moderna piaga dell’umanità di proporzioni bibliche”. L’autore americano di questa citazione illustra la storia della Monsanto basata su attività antisociali, incluso la costruzione della bomba atomica. Ma questa è un’altra storia.
Più recentemente, la Monsanto è stata coinvolta nella produzione di prodotti chimici pericolosi come il DDT, il pesticida proibito negli USA nel 1972. In seguito, la stessa Monsanto produsse l’”Agente Arancio” (nome in codice Agent Orange), un potente e tossico defoliante erbicida usato nella guerra in Vietnam, con lo scopo di devastare la giungla e distruggere i raccolti. Vennero a contatto con la sostanza diserbante contaminante sia la popolazione vietnamita che le truppe americane indiscriminatamente, e da allora l’azienda fu chiamata “Mercante di Morte”.
Avvelenare, danneggiare e uccidere per profitto
Nei primi anni ’80, le vittime americane dell’Agente Arancio e i loto familiari realizzarono una causa di class-action contro i produttori dei letali erbicidi, aziende che fornirono la sostanza chimica per la guerra in Vietnam. I ricorrenti chiedevano un risarcimento per i danni patiti per l’esposizione al tossico Agente Arancio. Nel maggio 1984 fu raggiunto un accordo extragiudiziale per la somma di 180 milioni di dollari. La Monsanto era uno degli imputati, ma continuò a negare ogni responsabilità anche dopo l’accordo di pagamento.
Da notare come la reputazione della Monsanto come pericolosa per la vita e l’ambiente non sia una novità. Dalla fine degli anni ’20 ai primi anni ’70 del 1900, l’azienda produsse ad Anniston in Alabama (stessa sorte è toccata a Brescia con l’azienda Caffaro controllata dalla Monsanto – NdT) il famigerato PCB (policlorobifenili), lasciando una scia di sangue.
Il PCB è un prodotto chimico usato per prevenire gli incendi negli allestimenti elettrici e in altre applicazioni industriali. Originariamente il PCB fu considerato un salvavita, ma successivamente si scoprì essere altamente tossico, potenzialmente cancerogeno e causa di nascite di bambini deformi. Nelle quattro decadi in cui la Monsanto produsse il PCB, dal 1929 al 1971, l’azienda ne aveva il monopolio e ottenne enormi profitti. Inoltre, disseminò nei terreni e nelle acque intorno ad Anniston i rifiuti tossici derivanti dalla lavorazione del prodotto. Come per altre produzioni della Monsanto, fu nascosta ai residenti la pericolosità di questi prodotti chimici.
Le conseguenze del PCB sulla comunità di Anniston sono state devastanti. Nel tempo, migliaia di bambini svilupparono forme tumorali, paralisi cerebrali e altre malattie derivanti direttamente dall’esposizione al PCB.
Quando furono resi noti i danni alla salute ci fu  il rischio di una reazione politica esplosiva che paventava elementi di razzismo. Si vociferò infatti che le intenzioni della Monsanto erano di genocidio, poiché la maggior parte della comunità della parte ovest di Anniston era afroamericana.
Nonostante le accuse di genocidio fossero insostenibili, i rischi alla salute derivanti dalle attività tossiche della Monsanto erano ovvi e innegabili. E ancora più sconcertante fu sapere che i vertici della Monsanto erano a conoscenza di tali rischi.
Già nel 1966, i funzionari della Monsanto sapevano che i pesci morivano in pochi secondi nelle acque del torrente di Anniston, sprizzando sangue e spellandosi come se fossero stati immersi nell’acqua bollente. Nel tempo, i documenti della Monsanto,  marchiati originariamente come “Confidenziale: leggi, impara e distruggi”, furono resi pubblici.
Da questo passato sorge una domanda retorica: Se la Monsanto nascose quello che sapeva sull’inquinamento tossico che durò decine d’anni, cosa nasconde ora? Questa domanda sembra particolarmente importante, poiché questa potente azienda chiede al mondo di essere creduta, nonostante l’alto rischio in gioco per l’ambiente e la salute umana proprio con gli OGM.
È tempo di demolire il mostro biotech
Attualmente, i tentacoli della Monsanto sono ovunque, predicando di salvare l’umanità dalla fame. Ma un rapido sguardo al suo passato rivela che la stessa azienda ha ripetutamente offeso l’umanità ovunque. Le critiche contro la Monsanto come pessima, non etica, avvelenatrice e assassina, sono giustificate. Una vera e propria peste moderna.
Una domanda per il presidente della Tanzania: I nostri pacifici sorelle e fratelli della Tanzania hanno potuto controllare i precedenti della Monsanto? Meglio ancora, dovrebbero ascoltare le parole di coloro che affermano che la Monsanto non lasci spazio alla negoziazione e che dovrebbe essere distrutta.
Vivere con la Monsanto in casa, significa non avere la possibilità di co-esistere. La coesistenza è impossibile con un’industria incurante dei rischi per la salute pubblica, che offre tangenti ai funzionari pubblici, che corrompe gli scienziati, che manipola i media, che distrugge la biodiversità, che uccide il terreno, inquina l’ambiente, tortura e avvelena animali, destabilizza il clima, e rende economicamente schiavo 1 miliardo e mezzo di contadini. È tempo di demolire il mostro biotech, prima che il tessuto vivente della biodiversità sia distrutto.
Queste potenti parole sarebbero facili da liquidare come folli se provenienti da voci critiche dell’Iran, dell’Iraq o del Pakistan. Ma sono le parole di Ronnie Commins, un noto attivista americano, convinto della capacità e grandezza del suo paese.
Se queste parole riflettono la genuina autocritica americana, sono un importante monito per gli africani. Ed è necessario che i leader africani vi prestino ascolto seriamente. Se non le ascoltiamo ci esponiamo al pericolo.
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by James N. Kariuki

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fonte originale
trad. di strix

 

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