Recuperiamo noi stessi a partire dai nomi contestando la colonizzazione canadese sulla lingua e sulle mappe – by Christi Belcourt

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Good Land (dettaglio) di Christi Belcourt, acrilico e inchiostro su tela

First Nations, Ojibwa, Black Foot, Indian, Aboriginal, Treaty, Half-breed, Cree, Status Indian. Sono tutti termini inglesi, ma nessuno è il nome usato nelle lingue dei  popoli indigeni.
Quanti canadesi hanno sentito nomi quali Nehiyaw, Nehiyawak, Otipemisiwak e Apeetogosan? Questi sono i nomi che usavano i miei nonni ed è quello che io sono. Anche “Métis” non è il nome con cui le persone chiamavano Manitou Sakhahigan, la comunità in cui nacque e crebbe mio padre Tony. Il luogo è infatti conosciuto con il suo nome anglo-francese “Lac Ste. Anne”.
I nomi dei luoghi sono un tema complesso in Canada. Alcuni affermano che il Canada mantiene le radici indigene nei nomi di molti luoghi, anche se le origini e i significati di quegli stessi nomi sono stati cancellati dalla storia. Toronto ne è un esempio.
La maggior parte dei canadesi si sentono rassicurati con e dalle origini indigene dei nomi dei luoghi, siti che riconoscono come familiari. Ma solo se le denominazioni rimangono vaghe, senza riferimenti, per non sopportare  il peso della storia coloniale canadese e l’annullamento del possesso indigeno delle terre.
Troppi canadesi hanno la strana idea che il Canada sia stato fondato dagli Inglesi e dai Francesi, con il contributo di qualche popolazione Indigena, tipo i “Manitoba”, e che qualcuno di loro li aiutò nella guerra del 1812. Malgrado ciò, per chi ha una conoscenza più approfondita, rinominare i laghi, i fiumi e le terre da parte dello stato colonizzatore è risaputo essere uno strumento coloniale usato estensivamente in tutto in Nord, Centro e Sud America.
Come ha puntualizzato il famoso geografo Bernard Nietschmann dell’Università di Berkeley, California
Molti territori indigeni sono stati inseriti a forza nelle mappe con le armi. E molti territori indigeni possono essere recuperati e difesi dalle mappe piuttosto che dalle armi.
Mnidoo Mnissing (dettaglio) - Christi Belcourt, acrilico su tela

Mnidoo Mnissing (dettaglio) – Christi Belcourt, acrilico su tela

Intenzionale o meno, nelle menti dei canadesi, i nomi geografici coloniali hanno continuato a perpetuare il mito che esistevano ampi territori deserti, che gli europei chiamavano terra nullius, disponibili per essere occupati. Ugualmente deleteria è la credenza che le popolazioni indigene immigrarono dal Nord America, seguiti poi dagli europei, e che perciò il possesso indigeno sulle terre sia stato solo temporaneo. Questi miti coloniali rimangono tutt’oggi il cuore dei conflitti in corso sulle terre.
Il sistema educativo ha fallito sia per i canadesi che per le popolazioni indigene, dato che la storia che i canadesi raccontano sul Canada non è la storia condivisa dalle popolazioni indigene. La storia canadese, così come è stata scritta dai canadesi, è talmente incompleta e mancante della storia e del sapere indigeni che porta molte persone indigene a credere che i canadesi siano, ebbene sì, sciocchi. Non in generale, ma solo per ciò che riguarda i temi e la storia indigeni, e incapaci di portare argomenti credibili a riguardo. Riconosco, comunque, che questo sia spesso un errore non dovuto alle singole persone. Come possiamo aspettarci che i canadesi sappiano quello che non gli è stato mai insegnato?
Rinominare le persone
Quest’inverno, la CBC (la tv canadese – NdT) ha riportato la storia di una ragazza islandese che nel certificato di nascita era denominata “ragazza”. Sembra che il nome scelto dai suoi genitori non fosse conforme ai 1.800 nomi femminili pre-approvati dall’anagrafe in Islanda. Un sondaggio online chiese ai canadesi se fossero d’accordo con la “lista di nomi ufficiali” islandese. Non sorprese che il 60% non lo fosse affatto.
Il mio compagno è Anishinaabe. Come molte persone indigene, il suo nome Anishinaabe non appare sul certificato di nascita. Attualmente sta cercando di cambiare il suo nome con quello del suo bis bisnonno, che è Waabshkii’ogin (si pronuncia Waab-shkee-o-gun e significa “Penna Bianca”). Un solo nome. Non il nome e il cognome. Un unico nome.
Forse, il suo bis bisnonno aveva altri nomi, ma il nome riconosciuto come nome di famiglia divenne “Bianco”, perché come si narra, Waabshkii’ogin fu il nome assegnato quando le persone furono registrate nel Trattato nr. 3 sul Territorio. Tutti i nomi erano trascritti in inglese, e l’interprete, che non conosceva molto fluentemente l’Anishinaabemowin, lo accorciò in “Bianco”, e così fu registrato ufficialmente.
Come dichiara l’agenzia per gli Affari Aborigeni e lo Sviluppo Settentrionale del Canada (AANDC)
Molto prima del 1850, il governo coloniale nell’America settentrionale britannica iniziò a tenere e ad aggiornare dei registri per identificare i singoli indiani e i gruppi a cui appartenevano. Questi registri aiutarono gli agenti della Corona a determinare quali persone fossero idonee per gli accordi e per ottenere benefici nei vari Trattati.
Nel 1951, queste liste divennero ufficialmente il Registro Indiano.
I documenti del Dipartimento inoltre asseriscono
Con l’Indian Act, l’Ufficiale, un impiegato dell’AANDC, è l’unica autorità che determina quali nomi saranno aggiunti, cancellati o omessi dal Registro.
Così, mentre la registrazione per gli “Indiani” è fatta ad Ottawa, i cambi dei nomi legali sono di competenza delle province.
In Ontario, questo è successo nella città di Thunder Bay. Abbiamo imparato che i nomi legali in Canada sono composti dal nome e dal cognome. Conseguentemente, in Canada è illegale il tentativo del mio compagno di recuperare il nome di famiglia Waabshkii’ogin e ritornare alle forme tradizionali dei nomi della sua comunità, senza cognome separato. A questo punto sembra più comprensibile anche la politica islandese sulle denominazioni inconsuete.
In quanto popolazioni indigene come possiamo iniziare a recuperare i nostri nomi e abbandonare il passato coloniale se questi nomi non sono ancora legalmente accettati, se si devono conformare alle norme eurocentriche sulle denominazioni e le identità?
Personalmente sto tentando di recuperare tutti i nomi formati da un’unica parola. Sto cercando di imparare i nomi originari dei luoghi e di verbalizzarli uno per uno. Sto risvegliando il mio rispetto per i suoni e le canzoni dei luoghi dei miei antenati e della terra sacra su cui cammino.
A Work in Progress (dettaglio) - Christi Belcourt, acrilico e parti di carte geografiche su tela

A Work in Progress (dettaglio) – Christi Belcourt, acrilico e parti di carte geografiche su tela

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testo originale
by Christi Belcourt
trad. di strix

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