Lucia: una donna trans e vegana si racconta – by strix

 

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D.: Sei una donna trans che ha ricevuto l’autorizzazione da parte del tribunale di realizzare il cambio anagrafico senza intervento di riassegnazione di sesso chirurgica, con una sentenza che assieme a poche altre, sta aprendo la strada a una nuova opportunità per le persone in transizione da un sesso ad un altro e da un genere ad un altro. Cosa ha significato e cosa significa per te questa sentenza?
Lucia: Avere i documenti al femminile mi dà molta sicurezza e mi rasserena pensando alle occasioni di difficoltà che si incontrano ad avere i documenti non corrispondenti. Posso firmare, posso farmi spedire un pacco a mio nome, se ho un ricovero in ospedale so che andrò con le donne, se cerco un lavoro è più facile, se mi iscrivo al corso per operatrice socio sanitaria comparirà Lucia e sarà tutto più semplice.
 D.: La tua scelta è una decisione importante e significativa per sovvertire la declinazione dei generi e dei sessi che nelle nostre società è di tipo binario: maschio-femmina, maschile-femminile. Qual è la tua opinione a riguardo?
Lucia: Sono consapevole di essere portatrice in toto di tutte le influenze e di tutti i luoghi comuni della nostra società. Devo essere sincera, io stessa ho faticato a concepire questa sentenza. Per me era diventato normale essere una persona trans, ed era importante essere accettata come tale. Mi pare anche un po strano essere definita con la “F”. In verità so che non sarò mai come una donna che nasce donna, e in questo senso questa “F” mi disorienta un po’. Mi chiedo senza avere una risposta certa: se avessi avuto la possibilità di scegliere con una casella in più, DT come donna transessuale, l’avrei preferita? Due caselle sono poche: o aumentano le caselle o scompaiono. Colgo l’occasione per chiedere a Barbara cosa intende quando si definisce una ex donna trans. Io non credo che riuscirei a definirmi così nemmeno dopo l’operazione.
 D.: Tu vivi in montagna, a contatto con la natura e hai come compagni di vita degli animali. Sei vegana e ti occupi di ambiente, alimentazione, diritti animali. Quali connessioni, secondo te, ci sono tra le oppressioni sociali e politiche delle donne, delle persone trans, degli animali nonumani?
 Lucia: Rispondo con una considerazione che nasce dalla conoscenza delle dinamiche di oppressione sociali e politiche di donne trans e animali. Se nella mia vita non avessi incontrato nessuno che avesse risposto positivamente alla mia richiesta di essere riconosciuta al femminile, la mia vita sarebbe stata un inferno. I maiali di cui incontriamo gli occhi in autostrada ci chiedono di riconoscere i loro bisogni, ma la loro richiesta è inascoltata, non sono visti, e la loro vita è un inferno.
 D.: Stai seguendo da anni un bellissimo progetto: la storia di Marina. Ci racconti di Marina, di questa tua ricerca e dei suoi sviluppi?
 Lucia: vi dico il titolo: “Sesso, genere, specie; noi, gli altri, gli animali. Un viaggio con l’accompagnamento di Marina
Marina era una persona intersessuale, nata nel 1914, che ha passato anni in manicomio anche se il suo cervello funzionava benissimo. Nel raccogliere i ricordi su di lei è stato molto chiaro che nessuno concepiva questa sua “situazione di mezzo”. La realtà di Marina era quella di essere un po’ uomo e un po’ donna. Ma i suoi documenti al maschile per le persone erano come un dogma: “Marina era un uomo che si travestiva da donna”.
 D.: grazie della tua disponibilità e della tua esperienza.
Lucia:  Grazie a voi, ciao!

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