unioni e ponti: le connessioni tra i movimenti femministi, queer e di liberazione animale – by pattrice jones

I predatori catturarono più di un centinaio di femmine. Inseguiti e costretti a rinunciarvi, ne scelsero con cura 30, quelle con la pelle più chiara e i muscoli più forti, avendo bene in mente l’obiettivo della riproduzione. I predatori erano agenti del capo dell’esercito di resistenza ugandese. Le prigioniere, non erano mucche, ma ragazzine che furono distribuite come “mogli” agli ufficiali anziani, ci quali le stuprarono ripetutamente. Quelle che si rifiutavano erano marchiate e ricevevano 200 frustate.
Questa particolare incursione avvenne nel 1996, ma azioni simili continuano tutt’oggi. Ragazzini e ragazzine sono costretti a fare i soldati. Le ragazze considerate adatte per la riproduzione diventano schiave sessuali per i soldati adulti, costrette a tenere e crescere i bambini nati da questi stupri. Nel caso in cui non assecondino i desideri dei “mariti” loro assegnati, sono costrette a svolgere lavori molto pesanti.
Considerare donne e animali come bottino di guerra è una consuetudine antica, che risale ai tempi della nascita della pastorizia e che continua tutt’oggi. Le stesse tattiche erano e sono ancora usate per “addomesticare” donne e animali, cioè spezzarne la volontà e controllarne la riproduzione. Non è un caso che “sposa” (bride) e “briglie” (bridle) abbiano un suono simile, che sposi e stallieri (grooms) prendano le redini di cavalli e di mogli, o che si parli di allevamento di animali come proprietà maschile (animal husbandry).
Gli attivisti per la liberazione animale conoscono bene lo sfruttamento degli animali nonumani, ma sono spesso terribilmente disinformati sugli incidenti e le ingiustizie patiti dalle donne. Allo stesso tempo, nonostante ogni attivista per la liberazione animale possa elencare una litania di abusi perpetrati dagli umani contro i nonumani, molti di loro rifuggono dall’elencare i crimini commessi dai maschi umani. Così come lo sfruttamento delle mucche da latte, per soddisfare il desiderio umano di latte, e lo sfruttamento delle galline ovaiole, per soddisfare il desiderio umano di uova, sono un enorme affare, lo è anche lo sfruttamento di donne e bambini per soddisfare il piacere sessuale.
Secondo i dato delle Nazioni Unite, solo in Asia un milioni di bambini sono schiavi dell’industria del turismo sessuale. Alcuni villaggi si specializzano nel procurare i bambini per i turisti pedofili. Alcune note destinazioni del Sud America e dei Caraibi sono conosciute come paradisi per uomini che vogliono violentare o comperare ragazze e ragazzi del luogo. Allo stesso tempo, ragazze e donne sono tenute in schiavitù nei bordelli di tutto il mondo. Negli ultimi anni la tratta di ragazze e donne per l’industria del sesso invece di diminuire è aumentata.
Recentemente è stato scoperto che alcune donne lituane erano vendute come schiave sessuali in Gran Bretagna, e ogni anno centinaia di donne dell’Asia meridionale e centrale, dell’Europa dell’est sono prede della tratta per la schiavitù sessuale in Australia, introdotte illegalmente in USA attraverso il Canada. La chiusura di un bordello nel Vermont ha fatto scoprire che le presunte prostitute non erano altro che delle donne coreane che dovevano pagarsi dei debiti. In molti casi questo tipo di schiavitù sono considerate illegali, ma persistono perché procurano piacere e potere.
Come per i combattimenti tra galli e la tratta di animali esotici, il commercio di schiavi sessuali continua a prosperare, nonostante i presunti sforzi che i governi maschili dicono di attuare per sconfiggerli. Così come continua la discriminazione arbitraria contro le donne, perché gli uomini hanno scelto di mantenere piuttosto che di privarsi della loro illegittima autorità sulle donne. I governi a controllo maschile di 41 Paesi hanno rifiutato di firmare la convenzione ONU per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, sei di questi Paesi, tra cui gli USA; hanno firmato ma non ratificato il trattato, altri 43 Paesi hanno ratificato il trattato ma hanno pattuito che non ne rispetteranno alcuni passi.
In molti posti, le donne non sono legalmente riconosciute e sono perciò virtualmente di proprietà dei loro padri, dei loro fratelli o dei loro mariti. Oltre ad essere loro negata l’istruzione o il diritto al voto, in molti Paesi le donne adulte sono legalmente considerate come dei minori e quindi non possono viaggiare, andare dal medico, lavorare o prendere qualsiasi decisione senza il consenso di qualsiasi parente maschio. In molti Paesi sono ancora legali e frequenti i matrimoni forzati.
Aggressioni fisiche e sessuali sono comuni nei matrimoni in tutti i Paesi. Un quinto delle donne americane è aggredita dal partner e, in molti Stati, un uomo può essere non perseguibile per stupro contro la propria moglie, dato che ha il diritto di entrare nel corpo della moglie quando e quanto gli pare e piace. Due terzi delle donne sposate in Cile, Messico e Corea è stata maltrattata dai mariti. Più di metà degli assassinii di donne in Bagladesh, Brasile, Kenia e Thailandia sono stati commessi da partner presenti o passati. L’abuso contro le donne inizia durante l’infanzia. Una su tre donne in Usa, Barbados e Nuova Zelanda è stata abusata sessualmente durante l’infanzia o l’adolescenza. La natura quotidiana della violenza sessuale su bambine e ragazze da parte di maschi adulti è un segno di quanto ancora sia considerata un fatto privato piuttosto che politico.
E come si viola una femmina nonumana? Derubandola della capacità di controllo del proprio corpo. Come ci si assicura del controllo sulla riproduzione degli animali? Arrogandosi il diritto di fare ciò che si vuole dei loro genitali, prima possibile.
Il modo più estremo di realizzare la domesticazione e il controllo riproduttivo sulle donne è attraverso la mutilazione dei genitali, con varie strategie (taglio della clitoride, cucitura delle labbra vaginali, eccetera) che sono utilizzate per assicurarsi che le donne non possano godere sessualmente e per tenerle legate al loro partner sessuale assegnato. Il Programma di Sviluppo dell’Onu stima che circa 100 milioni di ragazze e bambine siano sottoposte ogni anno alle mutilazioni genitali. Quest’anno in Sierra Leone il Ministero per gli Affari Sociali, il Genere e le Donne, ha minacciato di “cucire la bocca” di chiunque parli contro le mutilazioni genitali femminili. Allo stesso tempo in tutto il mondo mucche, scrofe e galline sono sfruttate per i prodotti dei loro organi riproduttivi.
È arrivato il momento per le femministe e gli attivisti per la liberazione animale di unirsi nella lotta per la libertà e l’autodeterminazione per tutte le femmine, umane e nonumane.
Cause comuni
Come possono esserci cause comuni tra attivisti per la liberazione animale e le femministe? Per costruire un’alleanza i passaggi comuni sono:
1. fare il proprio dovere – prima di avvicinare potenziali alleati bisogna assicurarsi di sapere chi sono, informarsi sulla loro storia e lo stato attuale del loro movimento, conoscere come analizzano e rispondono ai problemi che cercano di risolvere e quali parole usano per esprimere i loro punti di vista;
2. fare amicizia – le alleanze sono delle relazioni. Costruire e mantenere una coalizione ha le stesse prerogative di un’amicizia. Sono necessarie le stesse capacità: comunicazione (che significa saper ascoltare e parlare), empatia, affidabilità, autenticità, volontà di condividere oneri e onori;
3. iniziare in piccolo – il modo più semplice per iniziare un’alleanza è di sostenere qualche iniziativa del potenziale partner, iniziativa che si condivide (che sia o meno rilevante per gli animali o il veganismo). In questo modo quando si inizia a lavorare per allearsi non si è degli estranei. Così, ad esempio, i componenti di un gruppo vegetariano locale possono mettersi in contatto con un gruppo antirazzista locale per manifestare contro la brutalità della polizia o aiutare ad imbustare, o attaccare manifesti per le iniziative nel “Mese per la Storia dei Neri”. Un modo importante per i gruppi animalisti per fare amicizia velocemente è quello di preparare del cibo vegano per le varie iniziative sociali. Gli attivisti del Movimento per la Riforma degli Allevamenti (Farm Animal Reform Movement – FARM) hanno fornito i panini per le marce della pace a Washington DC, i partecipanti a queste marce sono sempre felici di prendere un volantino e un panino gratuito;
4. lavorare assieme – il passo successivo è quello di proporre la condivisione, di lavorare su qualche progetto su temi in cui il partner potenziale sia già in accordo. Mentre si lavora assieme su un tema che non sia fonte di conflitto, cresce la fiducia e si scambiano idee. Poi, e solo poi, si può iniziare a parlare di cose su cui c’è disaccordo. A questo punto si deve essere disponibili ad accogliere ciò che loro vogliono farci sapere, e sperare nel loro ascolto di ciò che noi vogliamo raccontare. Per tornare all’esempio del gruppo vegetariano e del gruppo antirazzista locali, dopo un periodo dedicato alla conoscenza reciproca, i partecipanti al gruppo vegano possono proporre un progetto comune per la distribuzione di latte di soia nelle scuole, dato che la maggioranza degli studenti neri sono intolleranti al lattosio e che la conseguenza di ciò è il calo di apprendimento dopo i pasti con alimenti a base di latte vaccino, e ciò procura disagio agli scolari. Un progetto di questo tipo può essere utile di per sé. Mano a mano che gli attivisti dei due gruppi collaborano, si conoscono meglio e si fidano reciprocamente. In seguito, i componenti del gruppo antirazzista saranno più sensibili alle informazioni sugli abusi agli animali e sulle conseguenze sulla salute che comporta l’uso della carne, ma solo se il gruppo vegetariano è disposto ad ascoltare ciò che l’altro gruppo avrà da dire sul razzismo.
5. essere il ponte – tutti parlano di costruire ponti tra movimenti, ma penso che dobbiamo andare oltre. Quelli di noi che vogliono coprire il divario tra il movimento di liberazione animale e i movimenti per la pace, la giustizia e la liberazione, devono essere i ponti che immaginiamo. Così come i ponti devono estendersi e sopportare pesi, anche noi dobbiamo allungarci e sopportare i disagi.
Forgiare amicizie femministe
Proviamo ad applicare i punti discussi alla creazione di raccordi tra le femministe e gli attivisti per la liberazione animale. Possiamo farlo applicando le intuizioni femministe al progetto di liberazione animale. Le femministe conoscono la differenza e distinguono tra il sesso (maschio, femmina) e il genere (maschile, femminile) e sanno che il genere è una costruzione sociale, come affermano i sociologi. Le costruzioni sociali sono idee culturali che sembrano essere naturali, perché quasi tutti sono d’accordo con queste stesse idee. I nostri costrutti sociali sul genere sono così potenti che i genitori di un neonato maschio lo percepiscono già come più grande, più forte e più resistente di quanto facciano i genitori della loro neonata femmina. Queste percezioni influenzano il modo in cui i bambini sono trattati, e questo produce le profezie che si autoavverano. Un bimbo piccolo che è percepito come un maschio forte e grande riceverà più stimoli, farà più esercizio e avrà più libertà di una bimba considerata piccola e debole.
Se osserviamo più da vicino la costruzione sociale del genere, possiamo vedere che anche gli animali ne sono implicati. Proiettiamo le nostre idee di genere sugli animali e permettiamo alle nostre percezioni di genere nei loro confronti di convincerci che le nostre idee sul genere sono il riflesso del mondo naturale. Spesso trattiamo gli animali da noi controllati in modi che i loro comportamenti si adeguino ai nostri stereotipo di genere. Le galline in gabbia e le scrofe ingabbiate diventano l’incarnazione della “femminilità” passiva. Allo stesso tempo i galli da combattimento legati e i tori da rodeo torturati spinti ad agire a queste frustrazioni, esprimono le nostre idee della “mascolinità” aggressiva.
Possiamo parlare di queste idee con le femministe, entrando in amicizia nel tempo. Possiamo offrirci di portare cibo vegano ai loro eventi, proponendo di continuare a discutere di questi temi. Poi possiamo proporre di unire dei progetti. Il latte è per me l’opzione principale per lavorare insieme con le femministe, perché è un prodotto che inizia con lo sfruttamento delle ghiandole mammarie delle mucche e finisce per incrementare il cancro al seno nelle donne. Le gabbie da batteria e quelle da gestazione sono due altri esempi dello sfruttamento di genere negli animali in agricoltura. Tori da rodeo e combattimenti dei galli sono esempi di sfruttamento di genere degli animali per intrattenimento. Alcune associazioni hanno fatto dei progressi su alcuni temi comuni. Consapevoli della connessione tra la violenza domestica e gli abusi sugli animali l’associazione Feminist for Animal Rights (FAR) ha lavorato sul problema delle donne che rimangono in ambienti domestici rischiosi perché le “case rifugio” non accolgono gli animali, temendo per la sorte dei loro animali se lasciati con i maltrattatori.
La Coalizione delle Donne per la Salute e l’Etica (Women’s Health and Ethics Coalition – WHEC) ha lavorato sul problema del Premarin, che è un farmaco ricavato dalle urine delle giumente gravide prescritto alle donne in menopausa, come se questo periodo di vita fosse un problema e non una fase naturale del ciclo vitale.
Le campagne FAR e WHEC sono degli ottimi esempi di argomenti che possono produrre progetti comuni tra femministe e movimento per la liberazione animale, per poi allargarlo anche a femministe al di fuori di queste organizzazioni. Mi piacerebbe poter vedere la realizzazione di una coalizione tra femministe e gruppi animalisti accordarsi per almeno un anno per individuare uno degli aspetti di genere dello sfruttamento degli animali, arrivando alla questione centrale da vari punti di vista e promuovere analisi e azioni femministe contro lo sfruttamento degli animali.
Ho parlato a lungo con le femministe sul tema della liberazione animale, così da poter fornire alcuni spunti. Il tema della costruzione sociale di genere degli animali sembra essere un buon argomento di scambio. Se questo vi sembra troppo astratto, sarete contente di sapere che ho avuto molto successo palando del latte in modo mitigato. Condivido la mia empatia con le mucche e la mia conseguente repulsione per il latte, e ho espresso questi miei sentimenti, confidando che le mie amiche femministe trarranno le loro conclusioni circa le cose giuste da fare per contrastare questa sofferenza insensata.
E ora parlerò del mio strumento più valido. Si tratta di una frase: “Mangiare carne è qualcosa che fai al corpo di qualcun altro senza il suo consenso.” Nonostante latte e uova possano essere dei sostituti della carne, non ha importanza che cosa questa frase possa dire, ha importanza il tono con cui è affermata per oltrepassare le barriere difensive e affondare il dito nella piaga. Le femministe sono molto impegnate sulle questioni dell’autodeterminazione del corpo e a seconda di come è detta questa frase, si può esprimere la richiesta di un cambio di dieta per controllare cosa fanno con i loro corpi. È imperativo che esse sentano e capiscano che consumare prodotti animali è fare qualcosa al corpo di qualcun altro senza il consenso di quest’ultimo. Non cambierà la sua dieta immediatamente, ma se questa frase la colpirà, non sarà più indifferente al consumo di prodotti animali.
Mentre stiamo chiedendo alla gente di cambiare, dobbiamo ricordarci che le femministe non sono le uniche che debbono variare per far funzionare le alleanze. Le donne nei movimenti devono cominciare a pensare a se stesse come gli animali che tutti/e siamo e abbracciare i propri diritti animali. Gli uomini nei movimenti devono realizzare che è sbagliato sbeffeggiare, insultare, denigrare o molestare le donne come è sbagliato sbeffeggiare, insultare, denigrare o molestare gli altri animali.
La buona notizia è che le femministe sono già abituate a pensare alle connessioni. Negli anni passati le teoriche e le attiviste femministe hanno sfidato se stesse per pensare e agire i collegamenti tra sessismo e razzismo, sessismo e sfruttamento di classe, sessismo e degrado ambientale, etc. Penso che le femministe siano pronte per iniziare a pensare il legame tra specismo e sessismo se gli attivisti per la liberazione animale sono pronti per parlarne e se sono preparati per strutturare i gruppi e le azioni in modo femminista.
Liberazione Animale Queer
Molte femministe vedono l’omofobia come ciò che Suzanne Pharr chiama un’”arma del sessismo”. Le relazioni di genere sono dominate da strumenti di discriminazione e di violenza contro i maschi gay, le lesbiche e tutti/e coloro che sono considerati/e queer. Le ragazze che non prestano particolari attenzioni ai ragazzi rischiano di essere etichettate come lesbiche, mentre i ragazzi che rifiutano di assumere i ruoli dominanti loro assegnati, possono ritrovarsi a essere discriminati come gay.
Osservando il comportamento delle anatre del santuario in primavera, non abbiamo bisogno di leggere il libro di Bruce Bagemihl Biological Exuberance: Animal Homosexuality and Natural Diversity, per sapere che gli animali nonumani non sono esclusivamente eterosessuali. Come questo libro completo dimostra, la sessualità tra gli animali nonumani comprende ogni variante che va oltre le nostre limitate capacità fisiche umane. Gli animali nonumani fanno molte cose diverse con se stessi e con gli altri per puro piacere sessuale. La definizione di “innaturalità” dell’omosessualità danneggia gli animali come i gay e le lesbiche. Negando che gli animali facciano sesso per puro piacere o che realizzino legami di coppia non solo per la riproduzione, è anche più facile che sostenere che gli animali sono degli automi senza sentimenti e che non sono esseri senzienti.
Stando così le cose, la liberazione animale e la liberazione gay sono necessariamente collegati tra loro. I ruoli usuali applicano e hanno successo probabilmente se certe cose sono tenute a mente. La cosa più importante da ricordare è che gli/le attivisti/e queer sono stati centrali e al contempo marginalizzati in ogni movimento sociale, incluso quello per la liberazione animale. Ci sono leader gay e lesbiche di questo movimento che non si scoprono perché se lo facessero sanno che perderebbero in credibilità presso alcuni ambienti. Molte persone che non si sa essere non eterosessuali hanno svolto e svolgono molte attività importanti in questo movimento.
Mentre queste persone possono sentirsi a posto con le proprie scelte, rimane il fatto che molti/e attivisti/e queer non hanno più intenzione di tollerare di essere marginalizzati o di scindersi. Questo è particolarmente vero per le femministe lesbiche, molte delle quali ricordano i brutti tempi andati in cui alcune femministe etero facevano di tutto per distanziarsi dalle lesbiche quando stavano assumendo personale per i centri antiviolenza o i rifugi, cioè tutte quelle strutture di sostegno per le donne etero contro la violenza degli uomini etero. Queste femministe lesbiche che si dedicarono generosamente per aiutare le donne maltrattate, erano definite egoiste quando insistevano per inserire nell’agenda femminista i temi lesbici.
Le lesbiche nere e i gay maschi neri hanno affrontato simili problemi nei gruppi antirazzisti, che loro stessi/e hanno aiutato a creare. A molta gente non piace essere definita egoista. Data questa storia di marginalizzazione, che continua, gli/le attivisti/e queer possono subire dei contraccolpi se gli viene richiesto di non rivendicare i propri diritti a fronte di obiettivi più ampi. Quelli/e di noi che sanno per certo che tutte le forme di oppressione sono collegate, non sono disposti a tollerare le richieste assurde di accettare di essere oppressi/e per far finire l’oppressione.
Da fare e da non fare
  • renditi utile per essere riconosciuto/a come un alleato/a affidabile
  • non cercare di introdurre la tua agenda in un gruppo fino a che tu non abbia conquistato la fiducia
  • riferisciti al tuo veganismo come espressione del tuo impegno per la pace e la libertà di tutti/e
  • non aspettarti che la gente veda fin da subito le connessione e che cambi la propria dieta improvvisamente
  • riferisciti al tuo veganismo come a una riflessione del tuo femminismo, qualora questo lo sia
  • non pretendere di essere una femminista se non lo sei
  • diventa femminista se non lo sei
  • non fare analogie semplicistiche
  • parla della libertà riproduttiva per tutti/e
  • non usare parole cariche, come “stupro” se non sai esattamente quello che stai facendo
  • tieni presenti il sesso, la razza, la classe, l’abilità, l’orientamento sessuale dei relatori agli eventi e delle altre persone con ruoli di potere
  • non apostrofare la gente mettendoli in posizioni inappropriate o chiedendo loro di rappresentare la loro razza, la loro classe, il loro sesso, il loro orientamento, la loro abilità
  • ricordati quanto impegno ci è voluto perché tu disimparassi ciò che pensavi degli animali
  • non dimenticare che avrai bisogno di impegnarti altrettanto per disimparare le cose che pensi sul sesso, il genere, la razza e l’orientamento sessuale
  • ricordati che lavorare in alleanza non significa concordare su ogni punto
  • non cercare di farlo se sei insofferente verso la tracotanza degli umani perché non riusciresti a operare armoniosamente con gente che non riconosca gli obiettivi della liberazione animale
  • ricordati che il cambiamento è un processo e che gli altri animalisti sono con te simbolicamente anche quando ti senti solo/a fai ciò che puoi e abbi fiducia che gli altri/e facciano lo stesso.
Articolo apparso originariamente in Satya Magazine http://www.satyamag.com/jun05/jones_bridges.html
trad. by strix
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