Quando gli animali contrattaccano: recenti storie di rivalsa animale – by Rabb!t

torodelavegaQualche giorno fa abbiamo presentato la traduzione del Manifesto contro la fiesta del “Toro de la Vega”. Qui proponiamo la traduzione dell’articolo scritto da Rabb!t su EarthFirst che illustra sia la rivincita di Vulcano, il toro massacrato nell’edizione della fiesta di quest’anno, ma anche altri episodi in cui gli animali altro-da-umani esprimono dissenso, protestano e si ribellano all’oppressione degli umani contro di loro.

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Viviamo in un mondo di imperscrutabili torture e stermini di animali. Le reti a strascico e le eti da posta alla deriva raschiano i fondi dei mari, le industrie zootecniche e i laboratori di vivisezione smontano e mercificano migliaia di mammiferi, i lupi sono a rischio estinzione a causa dei cacciatori che li uccidono indiscriminatamente dichiarando di farlo per proteggere i cervi. Al centro di questa incomprensibile carneficina animale ci conforta sapere che alcuni animali si ribellano ai loro aguzzini, riscattando se stessi e i propri simili, attraverso uno dei pochi modi che gli è permesso usare: lo spargimento di sangue.
Tenendo presente questo, voglio condividere alcune storie recenti di vendetta animale consolatoria.
Innanzitutto, c’è la storia frankensteiniana della mucca clonata che ha brutalmente attaccato il suo “creatore”, il prof. Park Sepill di Jeju, in Sud Corea. Park ha “creato” la mucca ai fini della ricerca, utilizzando le cellule di un orecchio di un toro, e, come afferma in un’intervista: “Da quando è iniziata la clonazione, la ricerca è stata tranquilla, fino a questo inedito attacco”. Park, dopo 4 anni di ricerca, stava filmando la mucca clonata, quando la stessa mucca lo ha attaccato per 15 minuti, causandogli un danno spinale e la frattura di 5 costole. Park ha dovuto trascorrere 8 mesi in riabilitazione. Il professore non sembrò troppo colpito dall’incidente, e disse che avrebbe continuato i suoi rilevamenti anche se fosse finito in carrozzina.
Per ironia della sorte, mentre in una parte del mondo gli scienziati clonano dei tori, in altre parti i tori sono torturati e uccisi per divertimento. Mi riferisco al “Torneo del Toro de la Vega”, che si tiene ogni anno a Tordesillas in Spagna.
Durante questo evento, “il toro attraversa la città fino ad arrivare ad un prato (vega), scortato da uomini a cavallo che lo pungolano per tutto il tragitto con delle lance. Quando arrivano al prato il toro riceve la stoccata finale, inflittagli da uno dei numerosi lancieri che inseguono il toro già ferito. Infatti, durante la corsa (corrida) i lancieri possono solamente ferire il toro. Colui che vibra il colpo fatale ha l’onore di tagliare i testicoli al toro (sic) e di esibirli per la città appesi in cima alla sua lancia. La città poi lo premia con una medaglia d’oro e una lancia d’acciaio.
Durante il Torneo del Toro de la Vega di quest’anno, “Vulcano, un toro di 580 chili, ha incornato un fotoreporter e un’altra persona… Martedì il toro ha incornato alla coscia destra il fotoreporter Pedro Armestre, freelance dell’Agenzia France Press, dopo esser stato costretto a passare tra migliaia di persone e di cavalieri con le lance. AFP ha trasmesso un comunicato in cui informava del fatto che Armestre, ancora cosciente, era stato portato all’ospedale per un intervento chirurgico. Un’altra persona non idenficata era stata incornata”.
Questo toro ha mirato chiaramente ai giornalisti che stavano “svolgendo il loro lavoro”, così come il poliziotto antisommossa di fronte a contestatori pacifici col volto coperto e le maschere di Guy Fawkes (ribelle inglese del 1600 – NdT). Beffardamente, il fotografo avrebbe potuto evitare i danni subiti se avesse documentato la protesta delle migliaia di animalisti che protestavano contro questo evento, o se avesse ripreso gli/le attivist* dell’Animal Liberation Front, spesso considerati dei terroristi, che aderiscono invece alle linee guida della nonviolenza  (“prendendo tutte le precauzioni necessarie per non danneggiare animali, umani e nonumani”). Forse la prossima volta.
Per finire, una storia di giustizia poetica. Come riportato dalla CBS di Cleveland, una donna, che aveva una storia di abusi sugli animali sin dal 1986, è stata trovata morta nella sua casa in Kentucky. Ebbene, fu trovato solo parte del suo corpo. Erano rimasti intatti solo il cranio e le ossa della mascella. Tutto il resto era apparentemente stato mangiato dalle dozzine di ibridi di cani e lupi che teneva nella sua proprietà. Fortunatamente dopo una lunga storia di abusi, incluso l’incidente del 1999 in cui “159 dei suoi 184 cani erano stati eutanizzati”, la 67enne Patricia Ritz aveva finalmente chiuso il suo ciclo vitale.
Un gruppo di soccorso chiamato “Adotta un Husky” sta attualmente cercando di trovare rifugio e adozione per i 50 lupi-cani che vagavano per la proprietà di Ritz. Visitando il loro sito si possono avere ulteriori informazioni.
Il famoso libro di Jason Hribal Fear of the Animal Planet: The Hidden History of Animal Resistance, illustra altre storie di rivendicazione e resistenza animale. “Portando il lettore nei circhi, negli zoo e in altre strutture simili, si apre una finestra sulle lotte e sulla resistenza nascosta quotidiane. Scimpanzé che fuggono dalle loro gabbie, elefanti che attaccano gli ammaestratori, orche che pretendono altro cibo, tigri che si rifiutano di esibirsi. Questi animali si ribellano intenzionalmente e con determinazione. Sono dei veri eroi e la nostra conoscenza su di loro non sarà più la stessa”.
Hribal è stato recentemente ospite del podcast dell’artista hip hop anarchico Sole, in cui hanno discusso della resistenza animale, del ruolo degli animali nella costruzione e nella formazione della nostra civiltà (contro il loro volere). Hribal ha anche presentato il suo nuovo progetto sui cavalli selvaggi degli Stati Uniti. Hanno discusso di alcuni temi trattati su Twitter da Earth First! Journal @EFJournal, incluso il modo in cui il veganismo si inserisce nel movimento di liberazione animale, sia in termini positivi che negativi, e se i topi siano consapevolmente anti-civilizzazione. Un’intervista unica e provocatoria.
Infine, se non lo avete ancora fatto, guardate Blackfish, un documentario della Magnolia Pictures, che narra la storia di Tilikum, un orca che uccise molte persone mentre viveva in cattività. Come il libro di Hribal, il documentario testimonia come questo animale non agisse senza scopo, ma resisteva consapevolmente alle condizioni oppressive in cui era costretto a vivere.

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by Rabb!t  (componente del collettivo editoriale dell’Earth First Journal)
fonte originaria
trad. di strix

 

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