Anarcofemminismo: da solo non basta – due letture e alcune riflessioni

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Proponiamo due testi sull’anarcofemminismo, sottolineando che riteniamo necessario promuovere al suo interno anche le riflessioni sull’eteronormatività e sullo specismo. Sono invece già presenti i temi legati al sessismo all’interno del movimento anarchico e libertario.
Come collettivo riteniamo importante far emergere le discrepanze tra le teorie e le prassi che troppo spesso sono eluse da* compagn*, per timore di indagare le proprie sacche di autoritarismo non ancora superate.
Da anni siamo impegnat* nella evidenziazione e nella riflessione delle dinamiche di sessismo e antifemminismo presenti  nel “movimento” animalista e soprattutto antispecista, che nonostante alcuni barlumi di impegno nel riconoscere questa nefasta tradizione, fatica ad esprimere la reale entità della questione. Siamo convint* che la portata rivoluzionaria dell’antispecismo e dell’anarchismo vengano meno quando non riconoscono che al proprio interno ci sono ampi strati di pervasiva discriminazione.
Siamo altrettanto convint* che anche nel femminismo spesso manca un’analisi dei temi legati allo specismo e alle questioni lgbtqi (intenzionalmente mettiamo al primo posto la L). Così come nel mondo lgbtqi troppo spesso si sorvola su specismo, sessismo e antifemminismo.
Desideriamo poterci confrontare con tutti i/le soggett* e gruppo che intendano sinceramente affrontare questi aspetti.

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Sarà per questo che sono anarcofemminista?

Non andiamo verso una chimera: andiamo verso la realtà. Non lottiamo in astratto, ma per la materialità…affinché le conquiste che otteniamo siano beneficio per tutt* e non solo per alcune classi sociali. Obbedienza!…È il grido dei vili. Ribellione! È il grido degli uomini…l’abisso non ci ferma; l’acqua è più piacevole se ci abbandoniamo. Se moriamo, moriamo come il sole: spegnendo la luce…
Quando mi hai chiesto con tono paternalista perché sono anarcofemminista, ho sorriso, stringendomi nelle spalle e risposto: “Perché sì!”. Perché più che risposte ho delle domande, domande che mi faccio da sempre…
Sarà perché sono stanca di essere trattata come una bambina?
Sarà perché quando ero piccola non mi hanno lasciata salire sugli alberi perché era una cosa da maschi e perché non dovevo essere un maschiaccio?
Sarà perché morivo dalla voglia di giocare a palle e invece potevo solo giocare a casetta e con le bambole,  leggere favole come Biancaneve, la Bella Addormentata e Cenerentola che mi spingevano ad aspettare il principe azzurro che mi avrebbe salvata e protetta da tutti i mali del mondo, in cambio della mia sottomissione e compiacenza?
Sarà perché mi volevano far sentire in colpa per le effusioni col fidanzatino in adolescenza?
Sarà perché non volevo arrivare vergine al matrimonio, come era richiesto alle donne della mia generazione?
Sarà perché ad ogni pasto se mancava qualcosa in tavola, ci si aspettava che fossi io ad alzarmi a prenderla?
Sarà perché voglio un compagno al mio fianco,e non davanti o dietro?
Sarà perché mi piace pensare a me stessa senza chiedere permesso?
Sarà perché voglio vivere la mia vita invece di farmi mantenere da un maschio?
Sarà perché spero che ogni volta che commetto un errore questo non sia imputato al fatto di essere una donna?
Sarà perché mi illudo che le faccende domestiche, l’educazione de* figl*, il lavoro extradomestico, il sapere, le decisioni etc siano ripartite equamente, permettendo a donne e uomini di crescere insieme e di condividere la quotidianità?
Sarà perché mi riempie di rabbia il modello dell’uomo con un cellulare per ogni orecchio, con il sorriso soffocato dal nodo della cravatta, che seduce donne e ragazze con auto potenti e che pratica sesso sbrigativo e superficiale, aiutato, in alcuni casi, da “farmaci”?
Sarà perché voglio dividere il letto con un uomo che sia meno preoccupato del suo vigore sessuale e manifesti la sua sensibilità, la sua tenerezza, le sue paure, le sue gioie, i suoi sogni, le sue utopie?
Sarà perché non aspetto la rivoluzione per risolvere le relazioni di potere che esistono tra uomini e donne e che troppo spesso vedono le donne di proprietà dei maschi?
Sarà perché mi suona “strano” il discorso dietro cui si nascondono i “rivoluzionari”, che dicono di essere talmente occupati con la rivoluzione da non avere il tempo per le questioni affettive e, al pari dei borghesi, praticano il sesso facile e non impegnato, mortificando il vero amore libero.
Sarà perché credo che essere libera non sia fare ciò che voglio, ma da chi e da cosa mi sento coinvolta?
Sarà perché voglio far diventare pratica quotidiana la solidarietà e la libertà, rifiutando le gerarchie, cercando di trovare equilibrio tra ciò che penso e quello che sono?
Sarà perché mi fa arrabbiare vedere come il sistema capitalista prostituisca la nostra lotta facendo credere all società che l’uguaglianza reclamata dal femminismo esista già, dato che le donne oggi possono entrare in politica, in polizia, nell’esercito, possono dirigere ministeri ed imprese, riproducendo i valori maschilisti che sottomettono donne e uomini?
Sarà perché credo che la rivoluzione sociale inizi nel privato?
Sarà perché la rivoluzione va progettata “con” e non “per”, dato che “con” include ognun*, compresa me stessa?
Sarà perché non sento l’esigenza di essere madre sopra tutte le cose come progetto di vita?
Sarà perché voglio scegliere quando, con chi e come essere madre?
Sarà perché voglio scegliere di non essere madre?
Sarà perché non voglio che mi cataloghino come isterica o in menopausa ogni volta che mi arrabbio, che grido, che alzo la voce, o che sono di malumore?
Sarà perché considero necessario, compagno, che tu comprenda e faccia proprio il pensiero che l’anarcofemminismo non è una questione delle donne, e che il compito che dobbiamo affrontare insieme è ripensare ai ruoli assegnati per sottometterci come donne e uomini. Ti propongo una grande sfida. Come facciamo la rivoluzione sociale se non possiamo rivoluzionare noi stess*?
Sarà perché penso che nell’anarchismo, quale spazio in cui soffiano venti libertari, compagno, possiamo proteggerci dalla tempesta del dominio in cui siamo stat* format*?
Sarà perché oltre all’utopia di una società senza stato, senza chiesa, senza polizia, senza esercito, senza dio, senza padroni e senza marito, ho l’utopia di una società con uomini gentili?
Sarà…?
by Mujeres Libertarias
fonte
trad. di strix

 

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Per un manifesto anarcofemminista

In tutto il mondo, la maggior parte delle donne non ha alcun diritto di decidere riguardo importanti questioni che toccano la loro vita. Le donne subiscono oppressioni di due tipi: l’oppressione generale delle persone e il sessismo – ossia l’oppressione e la discriminazione a causa del sesso.
Ci sono cinque diverse forme di oppressione:
–   Oppressione ideologica, inculcata da alcune tradizioni culturali, da religioni, pubblicità e propaganda. Vengono manipolati i concetti e si fa leva sui sentimenti e sulla suscettibilità delle donne. Punta sulle diffusissime attitudini patriarcali e autoritarie e sulla mentalità capitalistica.
–  Oppressione dello stato, forma gerarchica di organizzazione che prevede il comando da parte dei vertici delle linee inferiori nella maggior parte delle relazioni interpersonali, anche nella cosiddetta vita privata.
–    Sfruttamento e repressione economica, come consumatrice e lavoratrice sia a casa che fuori, in quell’attività salariata chiamata lavoro delle donne.
–    Violenza, sia a livello societario sia a livello personale – indiretta quando è coercitiva per mancanza di alternative e diretta nella sfera fisica.
–    Mancanza di organizzazione, tirannia della strutturazione che annienta la responsabilità e crea debolezza e inattività.
–    Questi fattori interagiscono e contribuiscono simultaneamente a sostenersi a vicenda all’interno di un circolo vizioso. Non esiste panacea per rompere il circolo, ma non è indistruttibile.
L’anarcofemminismo è una questione di coscienza. Una coscienza che pone dei guardiani a vegliare sul proprio lavoro. I principi per una società libertaria sono perfettamente chiari a ognuno di noi.
Anarcofemminismo significa indipendenza delle donne e libertà su una base paritaria con l’uomo. Un’organizzazione sociale e una vita sociale dove non esistono superiori e inferiori e dove tutti sono coordinati, siano uomini o donne. Questo vale sia per tutti i livelli della vita sociale che per la vita privata.
L’anarcofemminismo implica che le donne stesse decidano e abbiano cura delle loro questioni personali, individualmente in quelle private, e assieme alle altre donne in quelle che riguardano diverse donne. In casi che riguardano entrambi i sessi essenzialmente e concretamente uomini e donne devono poter decidere equamente.
Le donne devono poter decidere per il loro corpo, per tutto ciò che concerne la contraccezione e la gravidanza.
Bisogna combattere individualmente e collettivamente contro la dominazione maschile, le attitudini di proprietà e controllo sulle donne, contro le leggi repressive e per l’indipendenza e l’autonomia economica e sociale delle donne. I centri di crisi, i centri di ricovero giornaliero, i gruppi di studio e discussione, le attività culturali delle donne devono essere stabiliti e fatti funzionare sotto la direzione delle donne.
Il tradizionale nucleo familiare patriarcale deve essere sostituito da libere associazioni tra uomini e donne sulla base di uguali diritti di decisione per entrambe le parti e nel rispetto dell’autonomia e dell’integrità individuale.
Gli stereotipi sessuali nell’educazione, nei media e nei luoghi di lavoro devono essere aboliti. La condivisione radicale del lavoro tra i sessi nel lavoro quotidiano, nella vita domestica e nell’educazione è un metodo giusto.
Le strutture di lavoro devono essere radicalmente cambiate, con l’aumento del lavoro part-time e con piani di cooperazione lavorativa sia a casa sia nella società. La differenza tra il lavoro dell’uomo e quello della donna deve essere abolita. La crescita e la cura dei bambini deve riguardare sia gli uomini che le donne.
Il potere femminile e i primi ministri donne non vogliono né occuparsi di tutte le donne né abolire l’oppressione. Il marxismo e il femminismo borghese stanno fuorviando la lotta per la liberazione delle donne. Per la maggior parte delle donne non esiste femminismo senza anarchismo. In altre parole, l’anarcofemminismo non ha niente a che vedere col potere femminile o i primi ministri donne, ma corrisponde all’organizzazione senza potere e senza primi ministri.
La duplice oppressione delle donne richiede una duplice lotta e una duplice organizzazione: da un lato le federazioni femministe, dall’altro le organizzazioni anarchiste. Le anarcofemministe formano un congiungimento di queste due organizzazioni.
Un serio anarchismo deve essere anche femminista, al contrario risulta essere soltanto un mezzo-anarchismo patriarcale e quindi non un vero anarchismo. E’ l’impronta anarcofemminista ad assicurare la caratteristica femminista all’anarchismo. Non esiste anarchismo senza femminismo.
Un punto essenziale dell’anarcofemminismo è che i cambiamenti devono iniziare oggi, non domani o dopo la rivoluzione. La rivoluzione deve essere permanente. Dobbiamo cominciare oggi per abbattere l’oppressione nella vita quotidiana.
Dobbiamo agire autonomamente, senza delegare a nessun leader il diritto di decidere cosa ci auguriamo e cosa vogliamo fare: dobbiamo prendere le decisioni da sole quando riguardano la sfera personale, insieme alle altre donne quando si tratta di questioni prettamente femminili, e infine assieme agli uomini quando toccano argomenti comuni.
by Licia
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