La costituzione italiana difende una famiglia sessista? – by Egon Botteghi

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Il 15 novembre u.s., a Catania si è svolto l’evento Liberiamoci, organizzato da Liberation, relator* Egon Botteghi e Michela Angelini. Tema della serata è stato il sessismo, proponendo delle riflessioni sulle connessione tra questo tema e la liberazione degli animali nonumani, con un pubblico per la maggior parte non vegan.
Il seguente testo è  parte dell’intevento di Egon Botteghi, che si interroga sulla famiglia, sul ruolo della famiglia, sui condizionamenti delle relazioni e degli affetti da parte della società e dello stato.
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La “famiglia” è quasi un marchio di fabbrica del “made in Italy”, sia nell’idea di famiglia come organizzazione criminale, sia nell’idea di famiglia come fondamento dell’organizzazione sociale, entrambe basate sul concetto di legame di sangue.
Mi viene in mente a proposito lo spot della Fiat cinquecento per il mercato statunitense, dove insieme alla macchina c’era in dotazione una parodia della famiglia italiana alloggiata sui sedili posteriori, o le celeberrime battute di Marlon Brando ne Il Padrino.
Sulla famiglia si basa la società italiana, in cui il nostro sistema statale si può permettere di delegare la quasi totalità dei problemi legati al welfare (cura degli anziani, dei bambini, dei malati) a questa associazione di privati cittadini (ed in particolare alla parte femminile), piccoli nuclei chiusi basati sul contratto del matrimonio.
La Costituzione dice chiaramente “La repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale basata sul matrimonio”.
Il fatto che alla base del nostro diritto ci sia l’idea che la famiglia, così come la conosciamo oggi, sia naturale, dà la cifra di come sia duro il lavoro di decostruire questa valenza di naturalità che è invece falsa.
La forma di famiglia che la costituzione italiana si impegna a difendere non è il frutto della natura, non è un dato biologico immutabile della nostra specie, ma è il frutto storico di una varietà di fattori socio-economici.
Difendere quel tipo di famiglia è una scelta tra le altre, non certo l’unica possibile, e riflette tutta una serie di credenze ed impostazioni mentali.
Durante la storia e nelle diverse società umane, si sono sviluppati innumerevoli tipi di organizzazione di stampo familiare, che vanno dalla nostra famiglia eterosessuale mononucleare ai clan patrilineari e patrilocali.
La cultura italiana è così attaccata al tipo di famiglia a cui siamo stati abituati negli ultimi cento anni, che l’attuale spinta a degli inevitabili, e secondo noi salutari, cambiamenti, ha dato adito all’avvio di un ampio fronte di tradizionalisti che si ergono a difesa dei “valori della famiglia”.
Non passa giorno in cui non si facciano convegni ed interventi contro gli omosessuali e gli studi di genere, rei di distruggere i “sacri” fondamenti del nostro stato (evidentemente basati sulla sacra trinità, uomo-donna-bambino).
In effetti la nostra legislazione, su temi come quello del matrimonio tra individui dello stesso sesso, adozioni per gli omosessuali o per i single, è completamente arretrata rispetto a quella di altri paesi vicinissimi a noi.
Questi cambiamenti dell’idea di famiglia sono invece auspicabili, in quanto la famiglia tradizionale italiana è basata sulla divisione sessista dei generi, almeno nell’immaginario, in quanto nel concreto la donna non può davvero più “permettersi” di stare a casa.
Le donne lavorano fuori casa e tuttavia sono ancora costantemente bombardate dall’idea dei matrimoni in abito bianco, della maternità a tutti i costi, della convinzione che per una realizzazione autentica si debba essere innanzitutto  mogli e  madri, meglio se buone.
La donna italiana ha possibilità assai inferiori rispetto agli uomini di trovare lavoro, ha salari più bassi, è licenziata più facilmente e deve fare i conti con un costante senso di colpevolizzazione se, a causa dei suoi impegni, non riesce a svolgere con lo stesso “successo” delle sue ave il ruolo di “angelo del focolare”.
La famiglia tradizionale è infatti entrata in crisi quando le donne hanno ottenuto delle leggi che l’emancipavano e le liberavano da questo ruolo , come ad esempio la legge sul divorzio e quella sull’aborto.
Questa crisi non deve essere vista quindi come un elemento negativo e di decadenza della nostra società, ma come una trasformazione positiva, se condotta con una buona dose di consapevolezza.
La sfida che ci viene proposta è quella di trasformare le famiglie, da contratto capestro per le donne, in un luogo veramente accogliente per la crescita e l’educazione delle persone, che non abdichi alla funzione, questa sì positiva, di “rete di protezione”.
Le così dette “nuove famiglie”, le famiglie allargate, le famiglie rainbow, le famiglie monoparentali, le nonfamiglie, le famiglie parentali, le famiglie di fatto, etc. possono essere emblematiche di questo processo, in cui l’individuo viene rimesso al centro, i ruoli di genere azzerrati, l’impianto “perbenistico” messo fortemente in discussione.

 

by Egon Botteghi

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