Uniamo le nostre lotte: L’incontro tra la liberazione animale e il movimento contro l’oppressione – by liz gurley flynn

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Alcuni giorni fa, un attivista dell’Animal Liberation Front ha fatto circolare un comunicato che chiedeva il supporto e l’impegno per il movimento per l’abbattimento dell’industria della pelliccia. In prima battuta questo invito inoltrato al collettivo dellEarth First! Journal è sembrato singolare. L’Ufficio Stampa dell’Animal Liberation Front del Nord America o la rivista Bite Back sarebbero stati più indicati per la sua divulgazione.
L’immagine della liberazione animale come problema isolato avrebbe imposto che i destinatari dell’invito fossero i soliti. Perché allora questo messaggio di sabotaggio è stato inviato ad un movimento per lo più ambientalista, attualmente coinvolto in vari confronti diretti con i titani dell’industria estrattiva?
Perché la nostra lotta è unica!
Questo è applicabile non solo alle “questioni” della terra, da un lato, e degli animali, dall’altro. Ma anche alla violenza sessuale del patriarcato, al terrorismo razziale della supremazia bianca, o ai continui genocidi perpetrati contro le culture, le terre e le genti indigene. Le nostre battaglie sono un’unica lotta sia che il/la detenut* sia in carcere per aver liberato degli animali, o distrutto le aree della General Electric o per aver combattuto nella lotta di classe.
Ne siamo convint* che i sentieri che ci porteranno alla liberazione collettiva sono diversificati come le battaglie che conduciamo a favore o contro qualcosa o qualcuno. Ciò che funziona per combattere l’imperialismo non si distingue dalla lotta per la difesa delle foreste. Ma dobbiamo superare la solidarietà a parole.
Negli ultimi anni, il movimento Earth First! ha iniziato a spostare il suo focus e ad abbracciare le politiche anti-oppressive, facendo i passi necessari per riconoscere il ruolo dei privilegi e dei poteri, fuori e dentro il movimento, continuando ad avere posizioni di contrasto al Potere. Sebbene EF! sia ancora lontana da una complessiva perfezione su tutto questo, è importante che discutiamo e ci confrontiamo sull’azione anti-oppressiva. Ma il nostro movimento fallirà fino se non abbracceremo realmente (onestamente, profondamente, coscientemente e sinceramente) tutte le diverse forme di resistenza, su ogni fronte, contro il sistema tentacolare che tenta di soffocarci TUTT*.
Le nostre fila devono accogliere sia gli indipendentisti portoricani e i liberazionisti neri, che stanno scontando i 30/40 anni di condanna loro inflitta per aver lottato per la loro gente, sia i/le molt* attivist* Earth First! appollaiati sugli alberi in difesa delle nostre ultime aree selvagge. Dobbiamo riconoscere i legami che condividiamo con coloro che si incatenano per contrastare la deportazione, l’estrazione delle “risorse” o la vivisezione. I nostri metodi possono essere diversi, ma il focus è lo stesso. Dobbiamo affrontare il capitalismo globale in modo appropriato, per combattere il razzismo, il sessismo, l’abuso sugli animali e molto altro ancora. È lo stesso mostro che permette la militarizzazione dell’autorità giudiziaria, il continuo uso della violenza da parte della polizia contro alcune specifiche comunità, il saccheggio continuo di questo continente e di tutti quelli su cui posa le mani l’imperialismo amerikano e la sua conquista ecocida.
Non c’è nessun macigno che possiamo assediare e che possa di colpo alterare il nostro presente. Ma le radici alla base degli abusi contro di noi sono universali: sono dati dal franco potere dello sfruttamento e dell’oppressione. Continuare nel settarismo alle spese dell’azione collettiva è lo scoglio più grande per raggiungere la nostra libertà. (E siamo chiari: ciò che succede negli allevamenti di animali da pelliccia è lo sfruttamento e l’abuso di potere nelle sue forme più semplici, pure e dolorose).
Ciò ci porta ad agire per lo smantellamento dell’industria della pellicceria. Come sostenitrice dell’ALF, ritengo che la liberazione degli animali sia inestricabilmente legata ai nostri obiettivi portanti: guarire il nostro corpo, la mente e la terra dai traumi che subiamo, in quanto sopravvissut* a questa civilizzazione.
Nelle nostre recenti e vane chiamate all’azione, dobbiamo assumerci la responsabilità non solo di organizzare, educare e scuotere le nostre comunità per ripristinare la giustizia sul pianeta, ma anche smantellare fisicamente i modi concreti con sui si presenta la repressione. Dobbiamo demolire nelle nostre menti e nelle nostre vite le infrastrutture degli estrattori minerari, dei vivisettori, e dei collezionisti di debiti. Diamo una mano (non come metafora, ma come azione) nella distruzione di questo meccanismo.
Abbiamo molto da imparare dalle storie dei nostri reciproci movimenti: dalla repressione poliziesca de* combattenti Ner* e Nativ* negli anni ’60 e ’70 alle azioni giudiziarie contro i/le combattenti per la Terra e gli Animali di oggi, così come possiamo imparare dalle vittorie nelle varie campagne che possono anche apparentemente aver poco a che fare con l’eco-difesa.
Ciò che importa è che utilizziamo il nostro tempo e i nostri privilegi per combattere contro le diverse forze che ci distruggono. Forse, solo forse, si può iniziare aprendo una gabbia di notte nell’allevamento di animali da pelliccia più vicino.
by liz gurley flynn
trad. di strix
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