La riabilitazione dei galli da combattimento. Un progetto ecofemminista by pattrice jones

 

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Sono seduta su uno sdraio, indossando pantaloncini e una maglietta con la scritta “Feminists for Animal Rights”. Le gambe sono infangate, con una macchia gialla sulla caviglia che sembra un tuorlo d’uovo. Le braccia sono punteggiate di escoriazioni. È caldo e soleggiato. Da sotto la tesa del mio cappello floscio con un occhio leggo il mio libro tascabile e con l’altro osservo il gallo multicolore che potrebbe o non potrebbe iniziare a combattere in ogni momento. Il mio cappello ha i colori della bandiera brasiliana, ma dovrebbe essere il blu dell’ONU perché oggi sono una tutora della pace. In ogni momento potrei essere costretta a mettermi tra i contendenti e intanto aspetto. E aspetto.
Benevenut* nell’eccitante e al tempo stesso stressante mondo della riabilitazione dei galli.
Qui nell’Eastern Shore Sanctuary nel Maryland, sulla costa orientale degli Stati Uniti, aiutiamo i galli che sono stati usati nei combattimenti a vivere pacificamente con gli altri uccelli. Questo è un progetto sia ecofemminista che abolizionista.
Illegale in molti Paesi e nella maggioranza degli Stati Uniti, il combattimento dei galli è tutt’ora vigente in Asia, in alcune isole del Pacifico, in alcune parti dell’America del Sud e dell’America Centrale e negli Stati Uniti meridionali.
Per questo “sport” crudele, i galli sono socializzati in modo da riconoscere gli altri galli come predatori, indotti anche da iniezioni di testosterone e metanfetamine, armati con speroni d’acciaio inseriti sui monconi degli speroni naturali che sono stati amputati, e incitati a ingaggiare lotte sanguinose, la cui unica salvezza è la morte. E in mezzo a tutto questo vivono isolati in piccole gabbie o legati ai paletti di rifugi improbabili.
Poiché i combattimenti illegali sono inevitabilmente nei luoghi in cui si consumano le scommesse clandestine, le autorità intervengono più velocemente che per altre forme di crudeltà verso gli animali. Sfortunatamente questi interventi di solito non aiutano le vittime di tale crimine, i galli. Molto spesso gli uccelli sequestrati durante le operazioni di polizia sono eutanasizzati. Siamo in grado di salvare e riabilitare solo una manciata delle centinaia di galli da combattimento requisiti ogni anno, ma per ogni gallo che salviamo, il rifugio significa tutto.
Dato che sono geneticamente molto vicini agli uccelli selvatici, antenati dei polli attuali, molti degli ex combattenti che ospitiamo, scelgono uno stile di vita selvatico, dormendo sugli alberi e vagando nel bosco tutto il giorno. Altri rimangono invece nel pollaio, insieme alle ex galline ovaiole e agli ex polli da allevamento, scegliendo una vita più tranquilla. Molti di loro stanno fuori dall’alba al tramonto.
Un ex combattente, che abbiamo chiamato Saturn, trascorre quasi tutto il suo tempo appollaiato vicino a una finestra del pollaio più grande, insieme alle galline che covano le loro uova. Esce solo per incontrare le sue “ragazze” mentre si fanno il bagno di sole o di polvere. Questa è la sua scelta!
Il gallo che chiamiamo Julio, è più tipico, e trascorre tutto il giorno e tutti i giorni nella sua parte di boscaglia preferita, talora insieme con altri polli e altre volte sonnecchiando al sole.
Perché quello che facciamo è un progetto femminista? Perché i galli sono sia vittime che gli agenti involontari del sessismo umano. Uno degli aspetti più dannosi del sessismo è dato dalla confusione tra sesso e genere. Alcune persone sono assertive, mentre altre sono accondiscendenti. Alcune sono coraggiose e altre amorevoli. Il sessismo assegna queste caratteristiche ai generi e afferma che il genere è una manifestazione naturale del sesso. Per questo le ragazze che sono assertive e i ragazzi che sono gentili sono considerati innaturali. La cultura sessista usa gli animali per cancellare il confine tra sesso e genere.
La gente guarda agli animali per provare che alcuni comportamenti sono tipicamente maschili e altri tipicamente femminili. Si trova sempre quello che si cerca! Le studiose femministe hanno dimostrato che l’osservazione prevenuta degli animali liberi ha portato gli scienziati a non riconoscere la distanza tra il comportamento animale e gli stereotipi sessisti verso di loro. Lo stesso tipo di pregiudizio porta gli scienziati a rimuovere o rifiutare l’omossessualità in oltre 300 specie di animali. La gente inoltre attribuisce forzosamente o ingannevolmente i propri stereotipi sessisti sugli animali e poi rimarca che gli stereotipi riflettono l’ordine naturale di questi animali. Con i galli da combattimento questo è ancora più evidente.
I galli sono stati a lungo visti come l’incarnazione della mascolinità. Questo perché molti uomini si riferiscono al proprio pene come al “galletto”. Gli uomini che partecipano ai combattimenti tra galli talora si riferiscono a se stessi come al “gallettaio”. Gli studi su questi uomini nelle varie culture invariabilmente riconoscono che vedono i “loro” galli come estensioni della propria mascolinità. Sono orgogliosi quando un gallo si comporta aggressivamente, in modo innaturale, per esempio attaccando un uccello che scappa, e si vergognano quando il gallo si comporta in modo naturale, per esempio scappando dal pericolo. Questi uomini hanno delle idee precise su quello che credono essere il comportamento naturale dei galli e non riescono a vedere come i loro interventi hanno realizzato il comportamento innaturale che osservano.
Sono sprezzanti verso la gente come me. Infatti, l’insulto che riceviamo più frequentemente in internet da parte dei favorevoli ai combattimenti tra galli è quello di idiota e insistono che non è possibile che riusciamo a fare quello che numerosi osservatori neutrali hanno verificato: aiutare gli ex combattenti a vivere pacificamente in gruppo (stormo), come farebbero in natura, dove i galli sono le sentinelle e i protettori del gruppo stesso. Esplorano continuamente il cielo e l’orizzonte per individuare i predatori mentre razzolano con le galline. Al contrario del mito dello stoicismo maschile, i galli tendono ad essere più emotivi delle galline, probabilmente perché hanno bisogno di essere più sensibili verso le potenziali minacce. Ci sono molte sovrapposizioni tra le caratteristiche comuni dei galli e delle galline come molte differenze tra i diversi galli. Un gallo rischia la propria vita per proteggere il gruppo dal predatore, come fa una gallina per proteggere i pulcini. Alcuni galli sono molto amorevoli verso i pulcini, mentre altri li ignorano. Alcuni trascorrono il loro tempo con le galline, altri preferiscono la compagnia di altri galli o stanno da soli.
Né l’uccello né il gallo selvatici vivono per combattere. I galli lottano talora per il predominio e il territorio, ma i combattimenti sono brevi e raramente comportano delle gravi ferite. Certamente i combattimenti, così come sono visti durante le colluttazioni in cui l’uccello vincente continua ad attaccare fino alla morte l’avversario, non accadono in natura. Quando un gallo è stato sconfitto, assume una postura sottomessa o scappa. Il vincente invece si muove ed esulta in modo da segnalare  “Ho vinto!”.
Gli allevatori e gli addestratori di galli da combattimento proibiscono ai loro galli di imparare i segnali sociali che permettono loro di risolvere i conflitti. Li isolano in gabbie o li legano ai picchetti, li cibano poco, li tengono lontani dalle galline, e li costringono costantemente in uno stato di eccitazione frustrata. Aggiungiamo lo stress del trasporto, la visuale confusa, i rumori assordanti di una competizione e la probabile assunzione di droghe e ormoni ed è facile così vedere dei galli terrorizzati combattere fino alla morte quando si trovano davanti un uccello altrettanto spaventato e munito di speroni d’acciaio. Questo è il segreto che i “gallettai” non affrontano e che non vogliono si sappia.
Questi uccelli combattono per paura, non per aggredire. Questo è anche il segreto del nostro progetto riabilitativo. Riabilitiamo i galli da combattimento insegnando loro che non devono aver paura degli altri uccelli, usando gli stessi principi che un terapeuta utilizza quando aiuta un umano a superare una fobia. All’inizio hanno solo bisogno di essere tranquillizzati e di avere il tempo di osservare e stare vicino ad altri uccelli senza temerli. In un momento successivo, durante la fase di libertà monitorata, come il gallo sopra descritto, un ex combattente può iniziare a gironzolare liberamente fino a che non comincia a litigare. Se accade viene messo in una gabbia ampia da cui può vedere e interagire con gli altri uccelli, ma senza poter ferire o essere ferito. Col tempo un gallo è in grado di rimanere in libertà sempre di più, iniziando per noi un periodo noioso, fino a che riteniamo sia in grado di unirsi agli altri in modo pacifico per tutto il giorno. Questo processo dura da alcuni giorni ad alcune settimane.
Alcuni uccelli lo realizzano molto velocemente e sono visibilmente fuori del circolo del danneggiamento. Per altri ci vuole più tempo per tranquillizzarsi. Nonostante alcuni galli con carattere chiassoso a volte ci costringano ad allontanarli dagli altri, non abbiamo ancora avuto un gallo da combattimento così incorreggibile da non riuscire a trovargli un posto dove vivere libero.
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Articolo apparso originariamente in www.abolitionist-online.com (sito non più esistente).

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trad. di strix

 

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