L’uso delle donne nella sperimentazione medica – di Vicky López Ruiz

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I corpi di donne e animali altro-da-umani hanno spesso sorti comuni: uso, consumo, abuso.  Vicky López Ruiz in questo articolo, parla delle donne massacrate in quanto nere, schiave, povere, di colore, che nel mondo sono utilizzate come oggetti di sperimentazione di farmaci che poi in realtà saranno usati dalle donne bianche, in questo caso i contraccettivi.
Un tassello nella critica al sapere medico e scientifico che apparentemente progredisce a facore del benessere, ma che in realtà conduce vere e proprie campagne di consolidamento del proprio potere, di controllo dei corpi, di mascheramento dei saperi.
Abbiamo già riferito dei terribili esperimenti di Sims, considerato il padre della moderna ginecologia, con la traduzione dell’intervento di Breeze Harper e qui approfondiamo ulteriormente la questione presentando la traduzione di questo articolo.
Abbiamo anche affrontato la questione delle tecniche di controllo dei corpi e della riproduzione nelle donne e negli animali altro-da-umani con una critica al modello di sfruttamento e oppressione utilizzati dal paradigma pastorale-patriarcale.
Ribadire che ogni sperimentazione è legata ad altre sperimentazioni, che l’obiettivono non è quello paventato del benessere e del progresso, ma quello del controllo e del potere è simile per molte classi di persone, umane e altro-da-umane. Pretendere di convicere che se si sperimenta sugli animali si sarà esentati da ulteriori crudeltà verso gli umani e che anzi migliorerà la qualità della vita, è fingere di dare credito a coloro che rimpinguano le tasche e la fama. In questo ahinoi, si accomunano maschi patriarcali e donne complici, in un perverso meccanismo di auto assogettazione al colonialismo andorantropocentrico.
La scienza contemporanea è un prodotto del positivismo e del capitalismo a cui sono sacrificati milioni di esseri, in cui forse si salvano coloro per cui questi esperimenti sono realizzati. Ma anche se si salvasse un solo essere umano, non ci sarebbe giustificazione per il massacro perpetrato nei laboratori in cui miliardi, sic, di nonumani sono quotidianamente “giustiziati”. Così come nessun* bianc* salvat* dalla medicina deve gioirne, sapendo che oltre agli altro-da-umani milioni di umani sono allo stesso tempo oggetti sperimentali, vivisezionati e lasciati morire perché donne, pover*, negr*, disabil*, ect.

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 “Iniziai a studiare le ghiandole di eiaculazione femminile, a partire dalla composizione dei fluidi secreti fino all’origine del suo nome”, spiega Klau Kinki, ricercatrice del progetto PechblenaLAB, che per due anni ha studiato gli esordi della ginecologia. I suoi studi iniziano con Skene, il ginecologo il cui nome è usato per denominare comunemente proprio queste ghiandole. “Ciò mi portò inevitabilmente ad indagare sugli inizi della ginecologia e a conoscere Sims, il guru di Skene, e delle sue sperimentazioni sulla fistola vescico-vaginale sulle schiave nere delle piantagioni di cotone dell’Alabama intorno al 1840”. Così giunse a conoscere la storia straziante di Anarcha e molte altre. “Loro e una quantità incalcolabile di donne anonime invisibili hanno scritto la storia della ginecologia sulla propria pelle” sottolinea.
Nelle sue ricerche Kinki recupera e visibilizza la vita di donne come Anarcha, Lucy e Betsey, schiave nere la cui storia che conosciamo solo attraverso i diari di Sims, il medico che praticò oltre  30 interventi senza anestesia. Loro, assieme ad altre undici schiave, furono trattenute presso l’“ospedale” di Sims, allestito nel suo cortile, e furono vittime di operazioni senza fine con l’obiettivo di indagare il trattamento della fistola vescico-vaginale. Secondo Klau “I corpi che utilizzava il protoginecologo non erano da lui considerati umani. Erano esseri inferiori che arrivavano sulle navi come bestiame, animali sprovvisti di sensibilità, ragione, emozione, così come sono descritti nelle sue memorie”.
Il controllo della fertilità
Nel 1956 il biologo Gregory Pincus, coadiuvato dalla dr.ssa Rice-Wray, reclutò 132 donne portoricane dei quartieri disagiati per provare i possibili effetti collaterali della prima pillola contraccettiva. Come risultato diretto dell’uso di questo farmaco molte di loro morirono, altre ebbero degli effetti collaterali quali il cancro, le infezioni urinarie, le modificazioni del ciclo mestruale, etc.. Nel 1960, dopo alcune prove poco rigorose il farmaco fu approvato dal FDA – Food & Drug Administration (ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione di alimenti e farmaci, NdT) e si autorizzò l’uso dell’Enovid. Negli anni ’60 del 1900, Portorico continuò ad essere uno dei laboratori della sperimentazione di tutti i nuovi contraccettivi.
Negli anni ’90, il documentario The Human Laboratory raccolse le testimonianze di donne dei sobborghi del Bangladesh o di Haiti che formarono parte dei programmi “volontari” di esperimenti per testare i contraccettivi. In questo documentario si denunciava la mancanza di informazioni e il mancato ritiro del dispositvo quando le donne furono colpite dagli effetti collaterali. Quando furono chieste spiegazioni agli organismi legali che promossero questa ricerca risposero di non saperne alcunché.
Negli anni ’50 e ’60 si fecero esperimenti negli ospedali spagnoli per l’uso di farmaci per ridurre i tempi del parto. Per Enriqueta Barranco, ginecologa dell’ospedale Virgen de las Nieves di Granada, la fertilità è stata un importante strumento di controllo: “Collocò il potere e il controllo della fecondità femminile nelle mani del patriarcato, che lo gestisce per i propri interessi”.
Il Codice di Norimberga del 1947, la Dichiarazione di Helsinki, adottata dall’Associazione Medica Mondiale nel 1964, o le Norme Etiche Internazionali per la Ricerca Biomedica sugli Esseri Umani del 1982 sono alcuni dei documenti che hanno tentato di regolamentare queste pratiche. Senza dubbio, la storia della medicina scrive una realtà che niente ha a che vedere con questi documenti. “La sperimentazione ginecologica nasce come pratica avallata nel suo contesto storico, cioè come condotta logica del suo tempo, la logica dell’oppressore”, afferma la ricercatrice Klau Kinki. Oggigiorno “Ci sono codici etici e regolamentazioni legislative di sicurezza e autonomia del paziente, ma in certe occasioni non se ne tiene conto”, denuncia Barranco.
Decolonizzare i saperi
Esercitai come levatrice tra il 1975 e il 1979 in un ospedale per la Sicurezza Sociale e non sopportai più di partecipare al maltrattamento, all’uso e alla sperimentazione sulle donne. È chiaro che non tutti i medici vi partecipavano, ma anche chi assisteva non diceva niente. Fa parte del corporativismo e del potere medici”, spiega Maria Jesús Montes, levatrice e antropologa. Nel 2012, Montes pubblicò un articolo sulla costruzione medica dell’assistenza al parto, in cui rivelava gli esperimenti realizzati negli ospedali spagnoli tra gli anni ’50 e ’60 per modificare il corso del parto con l’uso di farmaci per ridurne i tempi. “All’inizio sembrava che la sperimentazione fosse incentrata sulle donne in possesso dell’Assicurazione Sanitaria Obbligatoria, donne lavoratrici o mogli di operai”, spiega Montes. Queste pratiche erano giustificate da molti professionisti per un supposto interesse a favore della donna. Oggi i trattati di ginecologia e ostetricia continuano a tacere su questa e altre pratiche simili. Con la divisione sessuale del lavoro, il corpo delle donne, specialmente quello che interviene nella riproduzione, si converte in forza lavoro per lo stato capitalista, essendo così una sua conquista e sotto il suo controllo, fondamentale per la scienza e le istituzioni. Visibilizzare questa e altre storie simili è l’inizio per dare voce a tutte quelle donne senza volto che furono utilizzate dalle istituzioni per l’esercizio del controllo sui loro corpi. Scriverne la storia è parte della decolonizzazione del sapere.
Nota
L’origine dell’ostetricia
Hunter e Smellie hanno raggiunto la posterità come i padri dell’ostetricia. I loro precisi disegni anatomici sulla gravidanza stabilirono la base di questa disciplina. Nel 2010 una ricerca dello storico neozelandese Don Shelton rivelò come questi avrebbero potuto essere stati realizzati con l’uccisione di 32 donne innocenti tra il 1750 e il 1774 nel Regno Unito, con lo scopo di dissezionare i loro uteri e realizzare gli atlanti anatomici completi fino al nono mese di gravidanza. Nella sua ricerca Shelton dimostra attraverso dati demografici e diari di medici che era impossibile che Hunter e Smellie potessero disegnare con tanta precisione atlanti di donne incinte, dato che erano profili di cadaveri difficili da incontrare all’epoca.
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articolo originale
tr. di strix
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