Riflessioni sulla sentenza della Cassazione da parte di un uomo trans – di G.S.

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Ho letto la sentenza e il commento di Michela (non senza fatica) ma ancora non sono certo della mia opinione a riguardo.
I ragazzi del gruppo FtM hanno solo espresso la loro difficoltà a conciliare i cambiamenti dei tratti secondari con un documento di identità che ogni volta che dev’essere esibito diventa fonte di imbarazzo.
Riguardo gli interventi, al momento nel gruppo, a parte io e M., sono tutti desiderosi di sottoporsi ai trattamenti chirurgici (mastectomia, isterectomia e falloplastica), vedendo in essi l’unico modo di raggiungere un benessere personale e a livello psicologico e a livello fisico (e gli auguro che il loro benessere emotivo proceda di pari passo).
Tutti concordano comunque sul fatto che ognuno deve poter avere la libertà di scegliere come e dove intervenire sul proprio corpo, manifestazione esterna di un personale e soggettivo percepirsi uomo o donna.
Questa sentenza apre una finestra (molto grande) su un tema molto delicato, che però viene trattato spesso con termini legali o tecnici cosi farraginosi che ”un non addetto ai lavori” o chi non è strettamente interessato/coinvolto smette di leggere dopo due/tre righe.
A volte sembra passare il messaggio che esser transessuale sia una condizione disumana, terribile, opprimente..vittime predestinate ad un futuro di intolleranza e discriminazione…
E comunque, a parte i titoli di giornali a ciò dedicati martedì scorso (21/7/2015), le discussioni sono
già concluse. Esultano le persone transessuali (la persona in oggetto ci ha messo SOLO 16 ANNI per ottenere un riconoscimento della propria identità giuridica) ma la legge resta identica.
Io non sono ”del settore” ma leggendo le leggi sul cambiamento di genere l’unica cosa che capisco è che sta al giudice decidere il da farsi, e so che tanti giudici nemmeno ascoltano l’opinione del transessuale che si presenta nella loro aula per ottenere l’autorizzazione agli interventi e la rettificazione dei dati anagrafici.
Parlano i giudici, parlano i legislatori, parlano gli avvocati, parlano i preti… ma nessuno che si prenda la briga di ascoltare un transessuale.. di immaginare come dev’essere avere la barba e la voce da uomo e una struttura fisica maschile e poi esibire un documento ed un codice fiscale che dichiarano unaltra cosa..
C’è una parte della sentenza che mi ha colpito che dice (riporto testualmente):
La necessità dell’intervento per la rettifica dei dati anagrafici espone la persona all’alternativa di salvaguardare o la sua salute psicofisica (obbligandola ad un trattamento e ad una modifica corporea
che non vuole) o quella fisica (non esponendosi ai rischi dell’intervento) con lesione ingiustificata della parte sacrificata”.
Sarà che il mio lavoro consiste nell’accompagnare le persone nella loro metamorfosi interiore per la quale non serve modificare la carta d’identità, sarà che la mia armonia psicofisica-emotiva non è mai dipesa da un giudice (e scrivo da transessuale FtM che non vuole sottoporsi ad isterectomia, con in mano una sentenza che sostiene che dopo gli interventi chirurgici potrò ottenere la rettifica dei dati anagrafici), ma fatico a comprendere il bisogno di un documento di identità per ottenere la serenità.
Quando devo esibire il mio documento non sono io ad imbarazzarmi, non provo nessun genere di umiliazione e l’unico commento che esprimo sorridendo è ”sai, corpo nuovo ma documento vecchio” e chi ho di fronte finora resta magari sorpreso ma accogliente. Alcuni magari osano chiedere che cosa devo aspettare per il documento nuovo, altri semplicemente mi chiedono se è davvero il mio documento e si fidano della mia risposta, altri non comprendendo fino in fondo semplicemente fan finta di nulla. Nessuno finora che si sia scandalizzato o abbia chiamato altri colleghi per capire, o che mi abbiano chiesto se avessi modificato i miei genitali.
Ma essendo la questione soggettiva, se una persona ha bisogno della rettifica dei dati anagrafici per stare meglio e ha tutto il diritto di richiederlo, la legge dovrebbe garantire questo diritto.
La scelta di una metamorfosi da uomo a donna o viceversa è una scelta forte, chi la fa è in genere molto determinato e per nulla confuso..ma anche uno dopo 50 anni volesse fare un’altra metamorfosi (non tornare indietro, ma unaltra metamorfosi) chi siamo noi per dirgli no non puoi farlo? Chi ha davvero il diritto di negare la libera manifestazione di una persona, di obbligarla a presentarsi davanti ad un giudice ”libero” di esprimere la sua opinione riguardo la ”serenità e giustezza” di una scelta che riguarda solo se stessa e decidere se è quella giusta? Cioè devo andar in tribunale per sentirmi dire se ho diritto di sentirmi uomo oppure no.
Che poi si sa, quando lo Stato/la legge vuole qualcosa da te, allora siamo tutti uguali, i soldi dei gay e dei trans e degli extracomunitari li toccano tutti e nessuno teme di prendersi ”strane malattie”, ma quando è l’individuo (unico e irripetibile nella sua soggettività) ad esprimere una richiesta… beh armati di pazienza, forse tra 16 anni verrà soddisfatta.
 

di G.S.

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