Il cavallo, l’umano e lo sport – di Egon Botteghi

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Come sotto descritto, in seguito a un video su un evento equestre pubblicato sul blog di AFVG (Animalisti Friuli Venezia Giulia) si è sviluppata una riflessione che parte dal disappunto per le critiche agli sport equestri e arriva al commento dell’Anguana Egon Botteghi che forte della sua lunga esperienza con i cavalli e alla sua destrutturazione del rapporto umani-cavalli, propone un importante e significativo punto di vista politico sul tema in oggetto

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Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una mail a commento del nostro video Sport equestri: uno sguardo su un concorso indoor di salto ostacoli. Si tratta di una serie di riflessioni che desideriamo pubblicare, nel rispetto dell’anonimato dell’autore della mail, perché rappresentative del punto di vista di tante persone legate al mondo degli sport equestri.
Siamo molto grati a Egon Botteghi per la risposta data a questa persona, puntuale come sempre, toccante e ancora una volta importante in tutte le sue sfumature. Desideriamo condividerla con voi lettori di questo blog, augurandoci sia un’occasione per tenere alta l’attenzione su una pratica di sfruttamento ancora troppo poco messa in discussione.

Buon pomeriggio,
Vi contatto perché appena ho visto il video pubblicato da voi su YouTube, ho subito sentito il dovere di scrivervi, far sentire la mia opinione.
Guardando il video, ho provato molto fastidio. Ma non verso le cose che avete filmato, verso quello che avete detto.
Mi spiego meglio: molte cose le ho trovate false, un accanimento verso questo sport, che se praticato a dovere, è uno sport SPLENDIDO. Pratico la disciplina del salto ostacoli da svariati anni, con istruttori che mi hanno SEMPRE insegnato che il cavallo non è un giocattolo o un divertimento personale, ma è un animale esigente.
Non mi è MAI stato insegnato di impartire dolore a questo animale, anzi, ogni volta il mio istruttore cerca di correggere ogni allievo per raggiungere un livello di rispetto reciproco, senza usare forza, strattoni eccetera. 

Ma tornando al video, io ho partecipato a Pordenone, quindi mi sento presa in causa.
Le esigenze dei cavalli ormai sono cambiate, da tantissimo tempo, se non ci si è accorti. Comunque, se un cavallo passa tre giorni non significa che passi tutta la vita al chiuso-.
MOLTI maneggi hanno paddock sufficienti…. La natura del cavallo ormai è cambiata. Da quando abbiamo deciso di addestrare i cavalli sin dall’antichità abbiamo preso la responsabilità di togliere loro la totale libertà. Ora, moltissimi cavalli, non saltano solo perché costretti, ma perché lo sentono come istinto, è nel loro sangue, hanno il cuore per saltare! Non è vero che i cavalli agiscono per estremo condizionamento secondo me. Anzi, tanti cavallo prendono iniziativa, portando con se il cavaliere. Spesso, si tratta di complicità del binomio

I tentativi di ribellione sgroppate ecc… Non sono solo nei concorsi indoor… Anche in passeggiata, posso esserci rumori strani, per cui scartano, o uccellini che escono all’improvviso… 
Altro errore…. Il paraorecchie è stato creato per riparare le orecchie da insetti, mosche… Che potrebbero dare fastidio. Nonché sono anche estetiche, di colori diversi… Poi, ci sono quelle ovattate, per cavalli sensibili… Create apposta per non far soffrire il cavallo.
Non è vero che la frusta (frustino) è usata solo per impartire segni di dolore. Mi è stato insegnato fin da subito che la frusta è solo un metodo di comunicazione, come un allungamento del nostro braccio.
Viene usata per indicare, per chiedere attenzione, per aiutarsi ( Non nego poi che ci siano moltissime persone che fanno un uso improprio di questo oggetto… su questo non sono d’accordo neanche io), e la FISE su questo è molto attenta… Se usi troppo il frustino vieni richiamato, e ci possono essere anche conseguenze.
Può anche essere utilizzata per punire si….Ma, essendo animali che vivono in branco, dove c’è un capo branco… Se si disubbidisce al cavallo capobranco, cosa succede? morsi e calci… Quindi, essendo noi i capi, il frustino è un po’ come un segno di comando, no? inoltre, NON E’ un oggetto che deve creare dolore.

I passi indietro non sono una punizione, non sempre. Ma ovvio, se si fa qualcosa che non si deve, se non c’è collaborazione, due passi indietro non sono la morte a mio parere. 
Gli sport equestri non autorizzano il dolore.
Se vogliamo dirla bene, autorizzano persone incompetenti a presentarsi in un concorso ippico senza il minimo rispetto del proprio cavallo, questo si. Concludo col dire che è vero, ci sono persone che meriterebbero frustate al posto dei cavalli, ma non ci si può fare nulla.
Sono stata piuttosto amareggiata da questo video, perché non è sempre così lo sport in questione. Basta guardare i più grandi atleti del mondo, a cui ci dovrebbe ispirare, i quali tengono i cavalli nelle migliori condizioni, trattati meglio di atleti olimpionici.

Spero di non essere stata troppo lunga, e spero leggiate TUTTA  la mia mail. 
Grazie.

La risposta :

Salve!
Innanzitutto ti ringrazio per aver scritto e ti ringrazio per il tuo tempo.
Leggere la tua lettera mi da un’ulteriore occasione di ripensare al mio percorso e provo di metterlo ancora una volta a disposizione per rifletterci assieme.
Tu dici subito all’inizio che il video ti ha infastidito non per ciò che si vedeva ma per ciò che si diceva.Capisco perfettamente.
Tu, come amazzone praticante lo sport equestre, conosci bene ciò che le immagini del video mostravano, per averle viste, vissute, esperite tante e tante volte.
Quello che è molto difficile è accettare invece di sentirsi dire ciò che raccontano quelle immagini.
Spogliarsi delle nostre giustificazioni, questo è molto difficile.
E’ successo anche a me.
Il momento in cui da istruttore sono diventato ex istruttore, lo devo molto ad un insegnante francese, da cui io credevo di essere andato per imparare ad usare ulteriormente la biteless bridle, e che invece ci ha messo, io e gli altri allievi, di fronte alle nostre responsabilità.
Ci ha mostrato, anche lui attraverso video (di concorsi, di testimonianze di amazzoni) cose che noi conoscevamo benissimo, che praticavamo ogni giorno della nostra vita, e ci ha detto “Io vi metto il naso nella merda, poi voi potete benissimo anche rimanere nella merda, ma non potete più dire che non è merda”. Perdonami il francesismo, lui era francese e si esprimeva così, ma è stato davvero molto efficace, per chi era pronto ad ascoltare, e ci ha semplicemente messo davanti alle nostre evidenze.
Certo, molti prima di allora mi chiedevano come mai io, che ero un animalista dalla nascita, montassi i cavalli, addirittura quelli da corsa, e se non vedessi in questo una contraddizione e sopratutto non vedessi l’abuso.
Ma io a queste persone avevo pronte tutte le risposte, tutte le mie giustificazioni, che, sofisticamente, trasformavano ciò che era in ciò che non è e mi faceva dormire sogni tranquilli. (se vuoi approfondire la mia storia e puoi leggere questa testimonianza)
Come leggerai, se ne avrai voglia, vedrai che anch’io, come istruttore, cercavo di insegnare quello che per me era il rispetto assoluto per il cavallo, fino ad arrivare ad avere una scuola ad impostazione “naturale”.
Ma innanzitutto ho dovuto arrendermi ad un evidenza: il rispetto assoluto per il cavallo termina quando questo va in collisione con i nostri interessi (che a pensarci bene, nell’equitazione, sono anche futili e non ne va certo della nostra esistenza). Finché il cavallo è un “Good Boy”, come dicono gli inglesi, io cerco di andargli incontro, ma cosa succede se si ribella davvero o se le sue “pretese” vanno in contrasto con i suoi “doveri” che noi abbiamo preventivamente (è vero, ormai in secoli di storia e di dominio) deciso per lui/lei?.
Quindi, dopo un lungo percorso, durato anni, in cui ho cercato costantemente di migliorare il sistema di vita dei cavalli che lavoravano con me, sono giunto alla conclusione ( e l’ho fatto anche con un senso di lutto, a volte, perché per me l’equitazione era la vita, il mio mondo) che non sarei mai riuscito a trovare il sistema giusto per fare una cosa sbagliata.
Infine, quando come istruttori correggiamo l’assetto dei praticanti (che non sono nel giusto equilibrio, che hanno le mani troppo forti, che tirano e scalciano) partiamo appunto dal presupposto che il cavallo sta soffrendo. Quindi non si può negare che i cavalli stiano male affinché qualcuno possa imparare ad andare a cavallo.
Nessuno può negare la sofferenza dei cavalli da scuola, che infatti spesso occupano gli ultimi posti nella scala gerarchica che noi abbiamo dei cavalli.
E’ come se dovessimo permettere di picchiare qualcuno per far imparare a non usare la violenza.

Ma torniamo a quello che dici del video.
Innanzitutto il fatto che tu sia stata una delle amazzoni che ha partecipato al concorso non è per me indifferente.
E’ stato per me infatti motivo di turbamento dover commentare quel video pensando ai cavalieri e d amazzoni coinvolti che si sarebbero rivisti e sentiti giudicati.
E so quanto quel giudizio fa male e sembra caderci in testa come una tegola immeritata, da cui dobbiamo difenderci.
Anch’io, ripeto, sono stato uno di loro, anch’io ho dovuto farmi mettere il naso nella merda da qualcun’altro per capire quello che già sapevo, e so perfettamente che la maggior parte delle persone che monta a cavallo lo fa credendo di amare il proprio e gli altrui cavalli, e pensando di fare il meglio per loro.
Non è una critica sulle intenzioni o sui sentimenti, è una critica a quello che poi succede veramente, cercando di avere la mente alle esigenze dei cavalli.
Tu dici che sono cambiate. In cosa precisamente?
I cavalli sono e continueranno ad essere animali sociali, nati per vivere in grandi spazi aperti, che saprebbero benissimo come vivere la propria vita e come autodeterminarsi (tu stessa dici che gli abbiamo tolto la libertà, e questa è una cosa gravissima).
Tu dici che molti maneggi (certo molto di più di quelli di venti anni fa, ma certo ancora non tutti e temo ancora una minoranza) hanno paddock sufficienti. Sufficienti per cosa? Spesso sono paddock di una manciata di metri a fronte di una animale che avrebbe un habitat grande quanto uno stato americano (sei mai stata a vedere i Mustang liberi in Nevada? E’ un viaggio molto istruttivo, che ci fa capire un pò di più l’animale di cui stiamo parlando.)
Quanti sono i cavalli che vivono nel paddock? Spesso e purtroppo uno soltanto, a fronte di una animale costituzionalmente sociale (o pensiamo di avere modificato anche questo? Chiediamolo agli etologi allora, che forse i cavalieri non ne sanno abbastanza, presi come sono solo dall’altezza dell’ostacolo da far superare).
Quante ore della sua giornata passa nel paddock e quali sono gli stimoli che lì riceve per interagire con il proprio ambiente, muoversi, esplorare, come ogni animale sano ha diritto di fare?
Spesso non c’è nessuno stimolo ed il cavallo è lasciato a morire dentro in un ambiente (per lui) completamente deprivato.
Tu dici che i cavalli saltano per istinto, che ce l’hanno nel sangue.
Mi vengono in mente i vecchi manuali di equitazione su cui io ho studiato (e che spero siano superati) per ottenere le prime abilitazioni, in cui c’era scritto che anche una mucca salta fino ad un metro e venti in caso di necessità.
Con questo penseresti ad una mucca come ad un animale nato per saltare, con il salto nel sangue?
Cosa fa saltare un cavallo libero? L’hai mai visto? Cosa fa saltare un cavallo da noi addestrato? Hai mai addestrato un puledro a saltare? Hai mai visto le competizioni di salto in libertà per i puledri? Lì vedi cosa fa saltare i cavalli che noi chiameremo poi da salto ostacoli.E cosa succede se un cavallo non vuole saltare?
Quello che tu definisci complicità del “binomio” è solo il fatto che il cavallo ha imparato bene la lezione, che se salterà non avrà problemi.
Tu dici che non solo nei concorsi indoor ci sono dei tentativi di ribellione da parte dei cavalli, ma anche in una tranquilla passeggiata, tra uccellini che cinguettano.
E certo, e ci mancherebbe. Per chi conosce i cavalli sa benissimo che loro cercano di ribellarsi continuamente (anche se, quello che viene chiamato dagli etologi e sociologi, impotenza appresa, funziona ahimè molto bene sulla psiche dei “nostri amici equini”) e che le nostra reazioni ai loro tentativi di dirci la loro devono essere quasi sempre le stesse (mica possiamo permetterci di “farci mangiare i panini” come si dice in gergo) e quindi le frustrate ad un cavallo che si impunta e non esegue davanti ad un ostacolo arrivano sia nei concorsi (indoor o all’aperto che siano) ma anche durante un’amena passeggiata tra amici.
E questo è una giustificazione o la riprova del problema di cui stiamo parlando?
Tu dici che si fa un errore sulla descrizione del paraorecchie. Non mi sembra proprio, perché alla fine tu dici la stessa cosa.
Il paraorecchie, che può essere ovattato o può essere integrato con cotone nelle orecchie, si usa appunto perché i cavalli sono, accidenti, sensibili al rumore, che nell’indoor è parossistico (pensiamo sempre a quello che ricercano i cavalli, che non sono scimmie rumorose come noi).
So benissimo che ci sono i paraorecchie per gli insetti, da usare nei paddock o nei concorsi estivi all’aperto (perché altrimenti, quanti insetti ci sono a Pordenone a Dicembre?) e so benissimo che sono così carini, tutti colorati, da abbinare al sottosella, alle fasce e magari anche al frustino, che è così divertente vestire la nostra bambolina cavallo.
Ti risparmio la descrizione accurata di come invece vengono usati i paraorecchi (o tappi) nei cavalli da trotto (che usano proprio la sensibilità al rumore per lo sprint finale) o quelli per i cavalli da corsa al galoppo, che devono essere dichiarati nel programma di gara.
Quando arrivi a parlare della frusta tutto il meccanismo che, anche nel pezzo che ti ho citato e che spero avrai la curiosità e la bontà di leggere, ho cercato di spiegare viene a galla e tu ne sei la testimone vivente, come lo sono stato io.
Facciamo del male ma non vogliamo ammetterlo, come quasi nessuno d’altronde, e quindi cerchiamo di coprirlo e allontanarlo da noi con giustificazioni che ci paiono assolutamente logiche anche se invece sono cercate ad hoc (come i medici che facevano sperimentazione sulle donne nere, dicendo che tali donne avevano una soglia dl dolore assolutamente superiore alle bianche e che quindi, anche se venivano vivisezionate, in realtà non sentivano niente, e comunque non sentivano il dolore che avremmo sentito noi).
La frusta quindi diventa una cosa che non è usata SOLO per infliggere dolore (parole tue). Quindi la uso per infliggere dolore ma ogni tanto anche no. E’ come la uso? Per indicazione, dici tu.
Certo, per indicare al cavallo di stare attento a quello che fa, perché io gli ricordo che sono armato e che posso fargli molto male (prova a darti una frustata, vedrai che fa molto male, anche se non sembra quando la usiamo con i cavalli, ma ti assicuro che la sentono tutta, come noi).
Ma tu lo sai benissimo che la frusta serve per fare male ed è un oggetto nato per questo (anche tra uomini si usava la frusta, anche con altri animali e sempre per lo stesso motivo) e allora tiri fuori, come ultimo appiglio e giustificazione, la violenza che i cavalli eserciterebbero uno sull’altro.
Ma tu conosci come funziona una banda di cavalli selvatici o rinselvatichiti, o anche semplicemente un gruppo stabile che vive in un paddock sufficientemente grande?
Forse no, se mi parli ancora di capobranco, con quell’idea di capobranco che sembra interpretato da John Wayne e che infatti è frutto di una osservazione sbagliata (e superata), vittima del sessismo e della  nostra mania del dominio con cui, in alcune epoche, abbiamo osservato, o creduto di osservare, gli animali.
Forse sarebbe ora di leggere un po’ di etologia più aggiornata, non credi?
E’ con questo potrei chiudere autocompiacendomi con un C.V.D. ma io vorrei che in questo scambio non prevalesse l’arroganza e la volontà di dominio, ma la voglia di scoprire e disvelare assieme.

Grazie, ovunque tu sia arrivata a leggere

Egon Botteghi

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