Lettera di una femmina animale alle femministe – di rebelionanimal

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Il femminismo troppo spesso “dimentica” la realtà dello sfruttamento degli animali. L’abuso delle femmine di altre specie è costante, quotidiano, feroce. Ma sembra un argomento poco appetibile per tutte quelle femministe che considerano prioritaria l’eguaglianza tra i generi, la necessità della differenza come principio cardine della donna creatrice di vita, l’urgenza dell’emancipazione dalla nostra parte animale e naturale.
Poco importa se per fare tutto ciò innumerevoli femmine di altre specie sono incarcerate, torturate, stuprate, menomate, massacrate e uccise. Del resto l’umanità è la specie che domina e che decide sugli umani, sulla natura e sugli altri animali.
I parallelismi della violenza perpetrata ai danni delle femmine di diverse specie e le similitudini tra le oppressioni degli animali e delle femmine umane non sono l’unico argomento che dovrebbe suscitare una riflessione politica sul dominio androantropocentrico.
La situazione in cui viviamo è, all’evidenza dei fatti, inequivocabilmente mortifera per tutt* coloro che appartengono alle minoranze. E le donne sono la minoranza che assieme agli animali nonumani subisce una discriminazione da migliaia di anni.
Per questo ricordare che le mucche producono il latte per i loro cuccioli (e non per quelli umani), che le uova delle femmine di uccello (purtroppo non solo delle galline) sono ovuli, che gli ormoni femminili delle cavalle in gravidanza sono inalienabili, che le femmine di cane “fattrici” sono innaturali, che strappare i cuccioli dalle loro madri è doloroso, è un dovere e un impegno per tutte quelle attiviste che ritengono necessaria la battaglia per la liberazione delle donne.
La nostra liberazione non può esserci senza una liberazione totale e generale.
La nostra liberazione non può esserci a scapito della libertà di qualcun* altr*.
Proponiamo la traduzione di questa “lettera” per continuare il dibattito che come Collettivo ci siamo impegnat* a diffondere e a sostenere.

 

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Prima di tutto mi presento, sono una mucca, sono una gallina.
Sono colei a cui ogni giorno rubano il latte, fecondandomi in modo manuale o meccanico, violentandomi sistematicamente per poter fare (“produrre”) più latte oltre a sottrarmi i figli e le figlie che sono destinat* alla vostra alimentazione umana.

Sono la mucca che dopo pochi anni di “produzione” mi faranno salire su un camion diretto al mattatoio per alimentare quindi le persone assetate di sangue e morte.

Sono una femmina, potrei considerarmi la donna della mia specie, che è umiliata con la violenza specista che è anche una forma di violenza di genere. Nello sfruttamento animale, le femmine sono quelle più abusate, sia nell’industria che nella sfera domestica. Ricordi l’immagine di un uomo che mi munge a mano e che poi la pubblicizza come se fosse una bella cosa?

Ci violentano perché non è un nostro desiderio che usino il nostro corpo e regolamentino i nostri parti, le nostre gravidanze… violando così i nostri cicli vitali e il nostro spazio vitale.

In quanto femmine vi chiediamo che teniate in considerazione che lo sfruttamento e la violenza di genere è estesa anche alle altre specie animali.

Sono la gallina a cui danno da mangiare cibo sintetico, artificiale, inerte, snaturando i nostri istinti basici. Sono colei che vive in spazi ridotti nelle aziende agricole e nei pollai anche quando dicono che siamo libere. Se così fosse non saremmo considerate oggetti e proprietà di chi ci obbliga a fare le uova, modificando i nostri ritmi facendoci vivere con luci artificiali per farci perdere la nozione del tempo, la nostra natura non è quella di rimanere chiuse in gabbie, grandi o piccole, così come voi umane non dovete trascorrere ore compiendo lavori sempre uguali o a lavorare per un padrone di una fabbrica o di negozio.

Sono la gallina, sono quella che quando finisce il proprio ciclo economico-riproduttivo diventerò carne o brodo…

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testo originale
trad. di strix
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