Permacultura o Spermacultura?

Confronto sul patriarcato nella permacultura e negli alternative food movements

by Trina Moyles • Apr 27, 2015 •
Traduzione Michela Angelini
link all’articolo originale (ENG)

 

 

 

 

 

 

 

Per Halena Seiferling, studente al master di studi politici alla Simon Fraser University, è una domanda generata non da fatti o statistiche, ma da uno dei principi principe della permacultura: l’osservazione.

“Ho iniziato a meravigliarmi di alcune delle voci, tipicamente maschili, che trattavano delle sfide riguardanti i sistemi alimentari locali”, dice Seiferling. “sembravano privilegiare lo schiacciante liberalismo piuttosto che trattare dell’ingiustizia sociale.”

Seiferling ha iniziato la sua formazione in permacultura quattro anni fa a Cuba, l’isola che è stata riconosciuto a livello internazionale per essere sopravvissuta al crollo di importazione di petrolio (dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1989) in parte grazie al sovvertimento e alla diversificazione dell’agricoltura convenzionale, e anche istituzionalizzando la permacultura, un sistema di produzione alimentare, olistica e sostenibile, pensato per realizzare “colture permanenti”.

Nel maggio del 2011, Seiferling fu tra le 10 donne canadesi selezionate per partecipare ad un corso di design in permacultura (PDC) della Fondazione Antonio Nuñez Jímenez Foundation for Nature and Humanity (FANJ), a Santo Spirito. Assieme, le donne canadesi hanno collaborato con permacultori cubani per progettare e trasformare una fattoria peri-urbana in un sistema progettato in permacultura, integrando l’etica della trasformazione dei rifiuti in ricchezza e della massimizzazione della biodiversità.

“I cubani erano sorpresi che il nostro gruppo fosse composto da sole donne”, ricorda Seiferling.

Ma il coordinatore canadese del programma, Ron Berezan, un designer in permacultura e istruttore alla The Urban Farmer a Powell River, BC, non era affatto sorpreso dalla squilibrio di genere nel programma di Seiferling.

“Nella maggior parte dei corsi di progettazione in permacultura dove ho insegnato e che ho organizzato, c’erano sempre più studenti di sesso femminile che di sesso maschile. In realtà trovo sconcertante non si riesca a coinvolgere più uomini nei corsi “, dice Berezan, che è stato insegnante di permacultura nel Canada occidentale e Cuba per quasi 10 anni.

“Perché quando gli uomini entrano nel flusso di questo movimento assorbono molte delle posizioni di leadership? Certo, devo contare me stesso tra loro “, aggiunge.

E ‘una domanda che sta cominciando ad emergere con maggiore frequenza nelle menti e nelle azioni di donne e uomini permacultori e produttori di cibo del Nord America: i sistemi ed i movimenti legati all’alternative food sono modellati e dominati da una leadership maschile?

Bonita Ford è un’insegnante di design in permacultura e co-fondatrice dell’Istituto di Permacultura dell’Ontario Orientale. Ford è una donna di colore e dice non essersi mai sentita respinta nelle varie esperienze avute nella sua carriera di permacultrice per la sua identità.

“Osservo attraverso le lenti di genere, etnia, e cultura le diverse aree della mia vita”, dice Ford, “Recentemente qualcosa è emerso osservando la comunità della permacultura”.

Nel 2013, Ford ha frequentato un workshop in permacultura organizzato per sole donne dall’Istituto Omega a Rhinebeck, New York.

Ha ricordato un’attività che le ha fatto “aprire gli occhi”, quando i facilitatori hanno chiesto alle donne di rispondere ad una serie di domande sul loro coinvolgimento e sul loro contributo alla permacultura nelle loro comunità, facendo un passo avanti per votare. Anche se lo aveva già “intuito”, Ford è rimasta sorpresa dai risultati emersi durante l’attività.

“E ‘stato interessante vedere questa mini-raccolta di dati,” dice Ford. “Ha mostrato che, sì, le donne sono docenti, autrici, ma meno degli uomini e, laddove le donne sono coinvolte più attivamente nel coinvolgimento di una comunità … non vengono pagate per questo.”

“E’ un riflesso di ciò che vediamo storicamente nella società”, commenta Ford. “Le donne assumono ruoli che sono importanti ma che non sono retribuiti o riconosciuti [dalla società].”

Ford ed altre permacultrici sostengono che il contributo delle donne alla permacultura e ai movimenti che si occupano di sistemi alimentari locali è immenso, ma sono sotto-rappresentate per quanto riguarda diffusione ed apprezzamento, anche durante convegni e corsi, libri di testo, e on-line.

“Gli insengnanti di permacultura superstar sono quasi sempre uomini”, concorda Berezan, che getta lo sguardo indietro, verso chi ha fondato il movimento della permacultura che, dice, potrebbero essere descritti come ”i patriarchi della permacultura“.

Nel 1978, Bill Mollison e David Holmgren, due uomini bianchi australiani, sintetizzano varie sfaccettature dei principi esistenti dell’agricoltura sostenibile in quello che hanno definito “permacultura”.

Anche se viene descritto come un movimento senza leader è facile, anche per un outsider, dedurre che è la permacultura occidentale continua ad essere plasmata da leader maschi bianchi. Una semplice ricerca su Google Immagini di “maestri di permacultura” rende come risultato oltre il 50% di maschi bianchi rispetto a donne, nativi, o istruttori appartenenti a minoranze visibili.

Tra le contemporanee superstar della Permacultura si potrebbero citare Geoff Lawton, il guru del Greening the Desert food forestry, con Joel Salatin, un agricoltore americano con una fattoria a conduzione familiare, sostenitore del cibo prodotto localmente.

Lawton ha recentemente lanciato un corso online di permacultura, sfidando il tradizionale corso di permacultura certificato di 14 giorni, che, secondo Berezan, ha attirato oltre 1.000 studenti. Sia Lawton sia Salatin hanno pubblicato libri, tenuto corsi, e sono relatori molto ricercati nelle conferenze di tutto il mondo. Si sono ben accreditati nel movimento alimentare del Nord America, e come alcuni sostengono, dominano il discorso all’interno del movimento.

“Spermacultura è un termine coniato da donne e persone queer per indicare le dinamiche che dominano nei progetti di permacultura, che sono spesso dominati da uomini bianchi, borghesi che possono essere bruschi e prepotenti”, dice Nick Montgomery, dottorando al corso di studi culturali della Queen’s University.

La ricerca di Montgomery indaga i modi in cui le persone stanno coltivando alternative ai sistemi dominanti di tipo etero-patriarcale, capitalismo e colonialismo, con un focus sulla permacultura e i movimenti sul cibo locale.

“Credo che, oggi, molte delle divisioni di genere nei movimenti alimentari riflettano sistemi più ampi di oppressione”, dice Montgomery.

“Uomini bianchi, cis-gender, di classe media, eterosessuali, con corpi abili sono tra i più visibili e sono le voci leader del movimento sul cibo perché ci siamo socializzati per essere competitivi, individualisti, assertivi, e autoritari. Tendiamo a parlare prima, più forte, e più a lungo, e spesso siamo premiati e incoraggiati quando lo facciamo.”

Alcune donne che lavorano in sistemi alimentari alternativi hanno deciso di tirarsi temporaneamente fuori dal movimento della permacultura Nordamericano. Angela Moran è stata una delle prime agricoltrici urbane a Victoria, B.C, e ha oltre 10 anni di esperienza nell’applicazione dei principi della permacultura alla coltivazione di cibo in città. Ammette che la maggior parte dei “big player” in permacultura sono uomini, e molti non sono mai andati a vedere la sua fattoria urbana.

“Io non vengo spesso invitata ad insegnare nelle aree che sono capeggiate da uomini”, dice Moran.

“Forse è solo perché sono molto occupata. Forse pensano “lei ha un bambino, lei ha una fattoria” – Non so cosa sia, ma mi ha fatto guardare il movimento della permacultura da un’altra prospettiva e a cosa sta realmente facendo”.

Berezan descrive la permacultura come un ”movimento giovane” che manca di auto-consapevolezza e senso critico su molti aspetti. Mentre Bill Mollison ha fondato e presentato la permacultura come un movimento scientifico, l’attuale generazione di permacultori sta continuamente spingendo per includervi le dinamiche sociali, tra cui le dinamiche di genere.

“Se si tratta di cura della terra, di cura delle persone, e di distribuzione del surplus, le dinamiche umane devono far parte di questo e l’analisi sociale deve farne parte”, dice Berezan.

Nell’Ontario orientale, Ford stima il recente lavoro di Karryn Olson-Ramanujan, una docente di Permacultura, progettista e co-fondatrice del Finger Lakes Permaculture Institute. Olson-Ramanujan ha pubblicato un articolo sulla rivista Permaculture Activist nell’agosto 2013 intitolato “A ‘Pattern Language’ for Women in Permaculture.” L’articolo esplora i problemi che le donne devono affrontare nella comunità della permacultura e offre soluzioni pratiche per rendere la permacultura più accessibile alle donne.

“L’articolo di Karyn si concentra molto sulle alleanze, e le cose che gli uomini possono fare per cercare di dare più spazio alle donne nei loro corsi e nelle comunità”, dice Ford.

“L’articolo propone semplici modi per rendere la classe più accogliente – per preparare insegnanti e classe ad essere consapevoli del loro modo di comunicare, in particolare modo i docenti. Se c’è una donna nel gruppo, non interromperla; dalle la parola.”

“In una classe numerosa, essere in grado di vedere la parte frontale della stanza è importante”, spiega Ford. “Se le persone sono in piedi, gli uomini – che tendono ad essere più alti – dovrebbero avere la cortesia e la consapevolezza del fatto che come condividere gli spazi può fare la differenza.”

Moran concorda sul fatto che la messa in discussione dei ruoli di genere e lo sforzo per l’uso di una comunicazione più empatica gioca un ruolo fondamentale nel rendere la permacultura più accessibile alle donne e ad altri gruppi diversi.

Moran riconosce gli sforzi degli insegnanti di permacultura maschi nella sua comunità, che stanno via via diventando sempre più consapevoli del potere e del privilegio, e che stanno costruendo alleanze con le donne e ed altri gruppi per migliorare l’inclusione sociale nel movimento.

“La permacultura ha tutte le soluzioni“, sottolinea Moran. “Dobbiamo solo fare in modo che entrino nelle teste dei figli e delle figlie dei colonialisti che hanno creato il nostro sistema alimentare attuale”.

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