JAURIA, pubblicazione transfemminista per la liberazione animale # 1, intervista ad Anguane

Qui di seguito riportiamo l’intervista ad Anguane pubblicata sul numero 1/2015 di Jauría, rivista transfemminista per la liberazione animale, tradotta in italiano. Potete trovare l’intero #1 di Jauría  in lingua italiana qui,  grazie al sito Anarcoqueer.

 

[Intervista]

Presentatevi, come è sorta la idea del vostro collettivo? Quando? Perché??

Il nostro collettivo nacque nel 2012, creato da due compagne che dopo aver militato in vari gruppi femministi e radical-antagonisti-libertari-anarchici (nei quali non veniva trattata la questione degli animali), in gruppi animalisti (nei quali non si criticava il sistema capitalista di sfruttamento globale), in gruppi antispecisti (nei quali c’era molto sessismo e si trattavano marginalmente questioni distinte relazionate con la specie), decisero di lavorare su tutti questi temi insieme con una visione integrale e interconnessa. Abbiamo scelto il nome “Anguane” perché questi sono degli esseri mitologici, degli spiriti della natura, connessi con l’acqua, che provengono dalla tradizione del nord-est italiano, con aspetto umano e non umano. Dopo una prima fase di definizione dei nostri obiettivi e delle scelte politiche importanti abbiamo chiesto ad altre attiviste dei movimenti LGBT e antispecisti di collaborare con noi.

Siete un collettivo misto o no? Perché?

Siamo un collettivo di persone LGBT per scelta e per destino. Siamo poche e distribuite per varie province dello stato italiano, cerchiamo di essere presenti nella lotta come e quando possiamo.

Quali sono per voi punti di intersezione più forti con la lotta femminista e quella antispecista?

Per cominciare abbiamo creato la parola ecovegfemminismo per differenziarci dai gruppi ecofemministi, femministi e antispecisti. Abbiamo valutato che il riconoscimento delle intersezioni delle oppressioni come donne, come persone LGBT e come animali sono fondamentali per una critica al sistema e per fare proposte concrete di pratiche e di lotte di ciò che descriviamo come l’insieme patriarcal-pastorale (potrete trovare un saggio su questo argomento in Atti di LiberAzione Generale 2). Non esistono aspetti più importanti di altri ma sono tutti interconnessi e lo sfruttamento delle “colonie” di donne, delle umane, delle persone LGBT, oltre alle altre di altre culture, delle classi lavoratrici, dei gruppi minoritari, da parte del potere bianco maschile occidentale carnivoro hanno un impatto devastante sulle nostre vite.

Come mettete in relazione i temi antispecista e femminista nella vostra pratica di lotta? In altre parole, a livello pratico lavorate sulle due lotte in maniera unita o separata?
 
Abbiamo una posizione molto critica verso l’antispecismo maschilista e sessista (che Carol J. Adams, Marti Kheel, Josephine Donovan, Lori Gruen,Greta Gaard, Pattrice Jones e altre definiscono il club dei maschi antispecisti) perché crediamo che rafforzi la dominazione, che cerca solo di lavare la facciata del potere ma senza arrivare a comprometterlo. Allo stesso tempo siamo coscienti del fatto che il pensiero antispecista debba includere anche le critiche che provengono da altre culture e gruppi sociali, come mette in evidenza per esempio Breeze Harper e il suo “sistah vegan project”, e native americane come Linda Fisher e Margaret
Robinson. Consideriamo fondamentale anche le posizioni del pensiero politico delle ecofemministe dell scuola di Bielfeld (Maria Mies, Veronika Bennholdt- Thomsen e Claudia von Werlhof) che criticano il pensiero patriarcale capitalista e la dominazione delle donne e della natura).
 
Vi definite un collettivo anarchico, femminista e antispecista. Che difficoltà avete incontrato (se ne avete incontrato) nei diversi ambiti di lotta?
 
Come dicevamo nella prima domanda, ognuno di questi ambiti ha perso la visione globale delle questioni e le lotte sono state affrontate in maniera miope per ottenere una supposta emancipazione della “categoria”. Le cose stanno cambiando, ce ne stiamo rendendo conto, però ancora rimane lungo il percorso.
Pertanto, se nel movimento anarchico abbiamo incontrato difficoltà nel comprendere del tutto la critica vegana all’imperialismo culturale e politico del carnivorismo, nel femminismo continua ad esserci una forte resistenza al capire la nostra continuità con la natura e gli animali non umani (connessione storica del femminismo che vuole allontanare le donne dal naturalismo e alzarle al livello degli uomini, cosa che critichiamo). Nell’ambiente antispecista, abbiamo trovato molte concentrazioni di sessismo e maschilismo camuffato, e a volte chiari e macroscopici; e anche la presunzione che sia il “movimento” (che in realtà per noi non esiste come elemento riconoscibile de omogeneo) antispecista la massima espressione di radicalismo e critica al sistema, senza aver cominciato da un’autocritica sana ed autentica.
 
Avete creato relazioni con altri collettivi? Conoscete altri collettivi che portino avanti una lotta simile alla vostra?
 
Collaboriamo spesso con altri gruppi politici che esprimono una critica alla dominazione e allo sfruttamento patriarcale e capitalista e di quando in quando ci relazioniamo con loro e organizziamo eventi nei quali ci scambiamo idee e le arricchiamo. Per esempio, abbiamo realizzato due edizioni di LiberAzione Generale, una sulla connessione tra l’antispecismo e i movimenti LGBT e l’altra sui nessi tra antispecismo e sessismo. Stiamo lavorando per poter creare quest’anno un altro incontro di LiberAzione Generale nel quale volevamo trattare la questione della presenza fascista nei movimenti radicali. Pensiamo che potremmo anche realizzare un incontro proprio sul tema del femminismo e dell’animalismo antispecista (stiamo riesaminando la parola antispecista, che secondo noi confonde ed è troppo chiusa in una posizione di superiorità rispetto alle altre lotte).
 
Avete notato qualche cambiamento nell’ambiente della lotta da quando avete cominciato?
 
Sì, qualcosa sta cambiando, però molto lentamente e con moltissime critiche sulle nostre posizioni, considerate da un lato vetero-femministe (di un femminismo anacronistico ed antiquato) e dall’altro troppo centrate sugli animali e il loro sfruttamento, o poco sensibili ai diversi tipi di sfruttamento ai quali sono sottomessi gli umani, e per finire poco comprensibili da parte di chi centra la propria lotta nella critica al capitalismo.
 
Per finire, c’è qualcosa che vi piacerebbe aggiungere (una frase, un disegno, una opinione, un poema… Via, quello che vi pare!)?
 
Ça va sans dire! Che siamo contro ogni tipo di oppressione e discriminazione per classe, genere, specie, etnia, età, abilità/disabilità, ecc. Siamo convinte che l’attivismo politico debba essere connesso con l’attivismo sociale, ovvero, con l’impegno concreto e quotidiano per la giustizia sociale e la liberazione totale. Il concetto che noi vogliamo incarnare è quello di essere dei “ponti” tra le diverse lotte, come dice Pattrice Jones.

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