intervista: Femminismo e antispecismo. Il collettivo Anguane al festival Sound of Silence

Riportiamo di seguito l’intervista fatta ad Anguane da Michele Giancarlo Martino per Crudiezine

Femminismo e antispecismo. Il collettivo Anguane al festival Sound of Silence

MODENA – Il collettivo Anguane parteciperà al dibattito su femminismo e antispecismo, dal titolo “L’importanza delle tesi ecovegfemministe per la liberazione animale”, che si terrà sabato 24 giugno alle ore 18:00, durante la due-giorni del festival Sound of Silence Vol. 2 a Modena, organizzato dallo Spazio Libertario Anarchico Stella Nera.

Il collettivo Anguane nasce nel 2012 per volontà di due compagne venete che avevano rilevato comportamenti sessisti e omotransfobici all’interno dell’ambiente antispecista. Attorno a questa stessa consapevolezza si sono aggregati anche altr* compagn*. Uno degli argomenti principali del collettivo è infatti quello di far emergere sessismo e omotransfobia all’interno di movimenti radicali che si dicono immuni da tali problematiche. Negli scorsi anni hanno affrontato l’argomento in due incontri intitolati “liberazione generale”, il primo tenutosi a Firenze nel 2013, con tema “correlazioni tra antispecismo, antisessismo, intersessualità e omotransfobia” e il secondo tenutosi a Verona nel 2014 con tema “sessismo come forma di dominio e controllo”.

Abbiamo discusso del progetto con Michela Angelini e Annalisa Zabonati, due attiviste del collettivo.

Perchè il nome Anguane?

«Anguane si richiama alla mitologia alpina ed è stata scelta per indicare la connessione tra i mondi umano e nonumano, con un’ottica eco-politica. Anguane è un colletivo anarcoqueer-ecovegfemminista. Abbiamo voluto sottolineare con questo ‘sottotitolo’ il fatto che le diverse oppressioni che agiscono su soggetti umani e non umani hanno radici comuni e sono tra loro tutte correlate: sessismo, razzismo, omotransnegatività, classismo, capacità/abilità, antisemitismo, ageismo/età, specismo, e altro. Tali oppressioni sono tutte distruttive e tutte da smantellare con un approccio che ha come cardine i principi di solidarietà, reciprocità e rispetto, e che intende rilevare similitudini e differenze dei meccanismi oppressivi, utilizzati dai sistemi di dominio per mantenersi e autoriprodursi.»

Come la lotta veg e antispecista si connette con le rivendicazioni femministe e LGBTQI?

«La prassi ecovegfemminista non è altro che l’applicazione di pensieri e teorie derivanti dai movimenti ecofemministi e antispecisti animalisti, collegandosi alle lotte e rivendicazioni LGBTQI che condividono e integrano ampi spazi intersezionali di discriminazione, stereotipie, eterosessismo, binarismo, patriarcato, capitalismo, specismo. Le persone all’interno di una società possono avere due ruoli quando si relazionano tra loro: oppress* o privilegiat*. Le persone privilegiate, cioè quelle che in quella società hanno vantaggi rispetto ad altri gruppi, appartengono a gruppi sociali che hanno potere, che lo vogliano o meno, perché la loro differenza è percepita come più desiderabile e quindi legittimata dalla società in modo culturale e strutturale. Antisessismo, antispecismo, lotta all’omotransnegatività significa criticare i meccanismi di dominio che gli esseri umani impongono sulla natura e sugli animali, umani e non umani, significa critica e analisi del dominio di chi è in posizione di potere su chi è in posizione di subordinazione, di chi ha privilegi su chi non ne ha.»

In Italia le discussioni sul femminismo sono appiattite sul tema del femminicidio e le quote Rosa. Qual è la vostra posizione e quali sono le sfide che il Femminismo deve affrontare? 

«Sono discussioni che rimangono ancorate a una visione delle lotte delle donne di integrazione e inserimento nelle istituzioni oltre che di sicurità paternalistica. I femminismi sono variegati e hanno molteplici visioni che realizzano piani diversi di lotta e azione politica. La sfida principale rimane lo smantellamento dell’assetto patriarcale che nel suo complesso patriarcale-pastorale continua a sfruttare donne, animali non umani, persone nere e di colore, classi ‘subalterne’, interi Paesi neocolonizzati, in una logica di geo-ingegneria, cioè controllo e dominio della Natura, e militarizzazione globale che trasforma tutto in armi, come indicano Rosalie Bertell e Clauda von Werlhof.»

Per le lotte LGBTQI invece, nonostante i passi in avanti c’è ancora molta strada da fare. In che direzione va il movimento?

«Come ogni azione legislativa, se ci sono degli avanzamenti sul piano del riconoscimento dei diritti, ci sono delle normatività che sminuiscono la portata rivoluzionaria delle rivendicazioni e delle lotte tendenti all’omologazione e alla normalizzazione. Anche in questo caso l’attenzione va posta proprio al riconoscimento delle soggettività, delle proprie esigenze e delle istanze politiche necessarie per un cambio storico e antropologico che sorpassi l’antropoandrocene (Epoca che ha inizio dall’impatto umano sui cambiamenti geologici e dell’ecosistema della Terra – ndr) e ci porti verso una nuova era, non solo geologica.»

 

 

 

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