Intervento per “La repubblica delle donne 3.0”, Torino, 23 Novembre 2018

Pubblichiamo l’intervento dell’anguana Egon per “La repubblica delle donne 3.0”, Torino, 23 Novembre 2018

Buongiorno a tutte.

Io mi chiamo Egon Botteghi e sono un attivista, performer e ricercatore indipendente transessuale.

Vorrei iniziare questa conversazione partendo da una pubblicazione del 2016, un libro collettaneo edito da Wilgefortis negli Stati Uniti, in cui diversi uomini trans si interrogano sul posto che gli uomini trans possono occupare in una discussione femminista.

Questo libro si intitola “Manifest: Transitional Wisdom on Male Privilege, a cura di Megan Rohrer e Zander Keig.

La cosa per me maggiormente interessante, e che mi ha spinto a partecipare con un mia testimonianza a questo progetto editoriale, è la possibilità che la transizione mi ha dato di sperimentare le dinamiche sociali riguardo al genere essendo percepito prima come donna e successivamente come uomo (senza che questo corrisponda poi ad una mia identificazione completa in nessuna dei due generi).

Come scrive un altro autore trans:

Qualunque sia la direzione del percorso di transizione intrapreso, ogni persona trans ha sperimentato nella propria vita cosa significhi stare da un lato e dall’altro dello spartiacque dei generi e quali siano le sue implicazioni sociali. Avendo occasione di sperimentare sulla propria pelle tutte queste modalità di oppressione legate al genere, l’esperienza di una persona trans può diventare la possibilità di uno sguardo privilegiato sulle dinamiche eterosessiste della società, e trasformarsi in un’esperienza umana estremamente significativa. Le dinamiche patriarcali diventano lampanti quando ci si trova a vivere in prima persona come cambia il modo di rapportarsi delle persone nei nostri confronti a seconda che ci leggano come uomini o come donne (altre possibilità non sono nemmeno contemplate). 

Alex B. “Trans non è Transhuman, 2018

Un esempio di ciò è l’articolo contenuto nel citato libro di James St James (già apparso in Every day Feminism), in cui l’autore stila “25 esempi di privilegio maschile esperiti da un uomo trans”.

Tra questi si trovano:

– “L’essere trovato subito divertente”: Le stesse battute ed umorismo sarcastico che James utilizzava quando era percepito come donna (e per cui veniva qualificato nel migliore dei casi come non divertente e nei peggiori come “puttana”), riciclate da uomo vengono trovate adesso divertentissime e degne di un intelligente commediante.

– “Venire presi subito sul serio”: tutti tacciono appena James, adesso come uomo, apre bocca e tutti tengono in alta considerazione quello che dice, nonostante a volte l’autore si sforzi di dire cose sciocche proprio per testare la reazione.

– “Venire raramente interrotto”: da donna l’autore ha sperimentato l’essere continuamente interrotto mentre parlava, cosa che accade molto raramente parlando da uomo.

– “I miei vestito sono più comodi”, fatti meglio e più resistenti, più economici e meno giudicati

– “Non mi è più stato chiesto da nessuno di sorridere”

– “Mi è permesso di invecchiare”

– “Le mie abilità al lavoro parlano più forte della mia apparenza”

– “Non sono più oggetto di sessismo soft”: venirmi richiesto di andare a prendere un caffè per un’altra persona, aiutare con le decorazioni per un party di lavoro o aiutare a pulire dopo il party sono cose che appartengono al passato di “donna”.

– “Non sono più ritenuto responsabile di non far accadere uno stupro”: l’autore ricorda il lungo training, che accompagna la vita delle ragazze, per non rischiare di essere vittime di stupro e quindi le raccomandazioni su quale siano i comportamenti corretti da tenere.

(A tal proposito ricordo come rimasi meravigliato di un racconto che una persona MtF mi fece su una sua bruttissima esperienza di violenza da parte di due uomini e di come io abbia pensato che alle donne MtF, essendo socializzate come maschi, manchi tutta questa parte di educazione atta a terrorizzarti verso uno stupro ed a renderti estremamente accorta e sospettosa di fronte a certe situazioni, e che quindi le donne Mtf sono magari soggette a mettersi in pericolo più delle donne cis. Mi interrogai quindi se fosse giusto ed opportuno dare anche alle donne trans tutto il peso della vulnerabilità che si portano spesso dentro le donne cis grazie a questa educazione, ed interrogarmi se questa mia reazione sia stata giudicante).

-”Sono molto fortunato di arrivare a casa sano e salvo dopo aver camminato la notte da solo”: l’autore, percepito ora come uomo, può camminare molto più di prima solo la notte senza eccessive preoccupazioni”

Delle passeggiate “maschili” notturne parlo anche io nel mio contributo a questo libro, nel breve saggio-testimonianza “Parla con me”.

In questo scritto elenco anche io quasi gli stessi topoi di privilegio maschile elencati dal precedente, ma lo faccio attraverso esempi aneddottici, dove il privilegio maschile e le micro aggressioni sessiste prendono vita in gustosi (si fa per dire) teatrini di vita quotidiana ( e reiterata moltissime volte).

Ad esempio ricordo quando una sera, dopo una riunione, mi sono trovato a tornare a casa la sera tardi a piedi, passando per le vie del centro quasi deserte.

Incontrando ad un certo punto un crocicchio di uomini fermi sul marciapiede, il mio “istinto di donna”, educata al pericolo ed alla responsabilità di scansare il pericolo, si è preparato, con una certa apprensione, a passargli davanti, cercando di diventare invisibile per non essere “predata” ed allo spesso tempo preoccupandomi del loro giudizio e del loro eventuale apprezzamento (quindi con una sorta di doppio legame assurdo, che da una parte mi dice che devo sperare di passare indenne e non attirare l’attenzione e dall’altra preoccuparmi invece di ricevere un buon giudizio sulla mia performance femminile, sulla mia apparenza).

Mi preparavo così a passare sostenendo i loro sguardi ed i loro giudizi, quando invece nessun occhio si è alzato verso di me ed in quel momento mi sono ricordato di essere un uomo e di avere quindi il diritto di passare di lì la notte, occupando con fermezza il mio spazio di mondo, senza che gli altri maschi si possano permettere di metterlo in discussione. La sensazione di libertà è stata forte.

Un altro momento in cui ho sperimentato questo assurdo doppio legame che caratterizzava i miei pensieri e le mie azioni come donna è stato in occasione di un sogno, un sogno che era una riminescenza.

Quindi vorrei raccontare questo sogno avvenuto un paio di mesi fa.

Nel sogno la mia transizione non era avvenuta, mi sono sognato esattamente com’ero pre-transizione, giovane donna, e durante questo sogno ricevo delle avance da una persona a cui, per età e per genere (un uomo più grande) io assegnavo automaticamente un potere maggiore del mio, un potere su di me.

Io ero preoccupata di queste sueuto nel attenzioni, non avrei voluto che avvenissero, non avrei voluto essere lì. Dentro di me sentivo un misto di paura, ansia, voglia di allontanarmi ma anche un senso di impotenza appreso, la sensazione di dovermi sottomettere a questa situazione, di non avere ne il diritto ne la possibilità di evitarla ed è scattato anche un certo senso di eccitamento, anche fisico, quell’assurdo doppio legame che mi faceva sentire subdolamente grata ed eccitata dal fatto di avere attivato l’interesse di un uomo, per giunta “potente”.

Non avevo il diritto di dire di no e si è attivata dentro di me un meccanismo, evidentemente scritto in anni di educazione sessista, di piacere nella risposta che, anche se imposta, doveva essere positiva ed essere vissuta come positiva.

Poi mi sono svegliato improvvisamente, nel mio letto, nel mio corpo di uomo, con tutte queste contorte sensazioni ancora riverberanti chiaramente nella mia mente e nel mio corpo e sono rimasto agghiacciato da queste esperienze che io avevo dimenticato, sovrascritto nella mia mente dalla mia nuova socializzazione maschile. Era come se avessi scoperto in quel momento la violenza che avevo subito innumerevoli volte da donna, la violenza di non sentirmi mai libera di dire chiaramente “no”, violenza che assolutamente non esiste, quantomeno a livello sessuale, nel mio mondo “maschile”.

E’ stato come uno schiaffo che mi sono dato per conto mio. Come avevo potuto dimenticare? Mi ci è voluto qualche secondo per ricominciare a respirare. Come avevo fatto a sopravvivere da donna in un modo del genere?

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