La vivisezione sulle schiave nere e la sperimentazione sugli animali nonumani: oppressioni intersecanti – Breeze Harper

La mentalità che considera utile condurre esperimenti crudeli sulle donne nere da parte del “padre della ginecologia” del XIX secolo è la stessa che continua oggi a permettere le atroci sofferenze degli animali nonumani.
Breeze Harper

Inizio citando un articolo scritto da Petra Kuppers1 sulle sperimentazioni condotte a metà del XIX secolo da Marion Sims, considerato il padre della ginecologia occidentale, su molte schiave nere.

Fece degli esperimenti crudeli e disgustosi su queste donne per avvantaggiare le sue pazienti bianche e della classe media. Sperimentò su queste donne ovviamente senza il loro consenso, poiché quando si è schiavi si è proprietà di qualcuno e non si ha voce propria.

Sims cercava di risolvere i problemi legati alle fistole presenti tra le sue pazienti bianche di classe media. Una fistola è una lacerazione alla vescica causata o da un lungo travaglio o dall’uso improprio del forcipe, ferita che produce una costante perdita di urine. Per comprendere come curare le sue pazienti Sims procurò queste lacerazioni a più di 30 schiave, senza anestesia, cioè tagliando le loro vagine e i loro uteri. È possibile immaginare una cosa come questa?

È ripugnante pensare a questi esperimenti fatti dal padre della ginecologia occidentale, e se si è pensatrici critiche si sa che non è un caso isolato nella storia delle donne nere, fatta di sofferenze e di oppressione.

La sperimentazione sia su esseri umani che nonumani è una problema ricorrente ed è pressante porre fine alla vivisezione fatta su animali vivi per il “progresso” della medicina. È solo molto crudele e doloroso.

Molte persone mi chiedono come riesco ad unire la teoria e l’attivismo black feminist con la questione animale, l’etica animale, la liberazione animale e il veganismo. Ogni persona ha la propria opinione e investe i propri interessi e desideri, che non sono mai apolitici, in varie attività. Si dovrebbe fare una profonda disamina delle ragioni che portano certi desideri a causare la sofferenza su altri esseri. Una delle ragioni che mi spingono ad integrare la teoria e l’attivismo black feminist con gli studi sulla liberazione animale e il veganismo è la convinzione che è la stessa mentalità a produrre la sperimentazione sulle donne nere del dottor Sims e la sperimentazione sui nonumani fatta negli allevamenti e nei laboratori.

Penso che non ci siano scuse né ragioni per ciò che fu fatto a queste donne nere. Chi ha beneficiato di questi esperimenti sono state sia le donne bianche della classe media che i medici maschi bianchi, convinti dell’efficacia del sacrificio di queste donne nere e dei loro corpi per una grande causa.

Non è pazzesco che queste persone che affermano che questi esseri siano sacrificabili per una grande causa “umanitaria” siano le stesse persone che sono in posizioni di potere?

Tornando ad oggi, sentiamo le stesse razionalizzazioni usate per la sperimentazione animale, ricerche in cui centinaia di miglia di animali nonumani sono vivisezionati e torturati per il “miglioramento” dell’umanità e della medicina. Quando sento dichiarare: “È per il miglioramento dell’umanità. Devono essere sacrificati” mi chiedo se le persone almeno in occidente non dovrebbero invece dire “No, tutto ciò è molto molto sbagliato”.

Tornando all’epoca in cui la gente di colore non era considerata come degli esseri in grado di soffrire, era consueto pensare che “Va bene. Non provano e non sentono dolore.” Il dr. Sims, e un gruppo di altre persone che hanno ideato il concetto di razzismo scientifico, effettivamente credevano e affermavano che i discendenti degli africani avessero una più alta tolleranza al dolore e alla sofferenza rispetto ai bianchi.

Oggi si sentono le stesse giustificazioni per la sperimentazione, gli abusi e la crudeltà sugli animali nonumani, che sono svolte nei laboratori scientifici, medici e cosmetici.

Cerco continuamente di capire le ragioni della mia difficoltà a dire a coloro che insistono ad abusare e sfruttare i nonumani negli Stati Uniti, i motivi che dovrebbero portarli ad allargare la visuale e di vedere la storia e le logiche comuni che sottendono ai comportamenti e agli atteggiamento verso i nativi americani, gli schiavi neri, gli afroamericani liberati. Come ad esempio è accaduto durante gli esperimenti di Tuskegee2 in cui per decenni veniva diagnosticata ma non curata la sifilide, così come tutti quegli esperimenti su persone considerate non abbastanza “adeguate” per la produttività sociale, come ad esempio i disabili mentali.

E non possiamo dimenticare i crudeli esperimenti e le torture inflitte a milioni di ebrei e non ebrei dissidenti nei campi di concentramento nazisti, nonostante sfortunatamente molti oggi beneficino delle “conoscenze” scaturite da quelle sperimentazioni ripugnanti.

Così quando dico alle persone che sono interessata a collegare il pensiero black feminist con le modalità di relazioni degli umani con i nonumani e il concetto di veganismo, partendo da ciò che consumiamo, penso sia chiara l’idea che se non si vuole che qualcuno ti incateni e ti vivisezioni, se provi disgusto per quello che è accaduto in America nel periodo prebellico in cui persone come il dr. Sims legava le donne e sezionava le loro vagine ripetutamente senza anestesia e senza rimorsi, è altresì necessario capire e provare disgusto di fronte a ciò che accade agli animali nonumani, e mettersi al loro posto, chiedendosi “Penso che i nonumani meritino di essere trattati così perché sono creati per ad uso degli umani?”

O se non lo si dice è solo perché si ha il potere e il privilegio di dettare i modi in cui gli animali nonumani dovrebbero essere trattati, al fine di appagare il proprio desiderio di mangiarli, perché piace il sapore della carne, o per appagare il desiderio di usare un particolare cosmetico per sentirmi più bella.

Ho bisogno veramente di capire: cos’è giusto? E come mai così tanti esseri umani possono essere disgustati dalla sperimentazione e dalla tortura su altri esseri umani o dalla schiavitù? Vorrei sapere perché non si traccino i paralleli tra ciò che accadde ai discendenti degli schiavi africani o agli ebrei dell’olocausto e le sofferenze degli animali non umani, ma si chieda invece alla gente di giustificare le ragioni di tutto questo all’interno di un grandioso meccanismo oppressivo in cui tutti questi pezzi sono contingenti e si influenzano l’un l’altro.

Non si può capire completamente come le donne afroamericane siano state oppresse a causa di sessismo, razzismo, colonialismo senza capire come i nonumani sono stati e continuano ad essere trattati e maltrattati in occidente.

C’è bisogno di capire che colonialismo e razzismo sono stati costruiti sulla base di conoscenze create da coloro che governavano, così come per molti aspetti continuano a fare le élites attuali, che dichiaravano che gli “umani” veri e completi erano i maschi, bianchi, possidenti, razionali.

E poi c’è l’Altro, l’Altro che al giorno d’oggi può essere colonizzato e dominato, cioè le donne, i nonbianchi, i nonpossidenti, tutti coloro che non rientrano nelle categorie delle élites capitaliste, imperialiste e colonialiste.

Quando si inizia a parlare delle persone di colore, e quando si inizia a parlare del maltrattamento degli animali, così come sono considerati e costruiti nella percezione del maschio bianco, istruito, proprietario, di classe privilegiata, si può vedere come l’alterità, il distanziamento, l’impedimento dell’espressione delle proprie capacità di empatizzare e simpatizzate sia incredibilmente importante per creare un mondo basato sull’imperialismo e il capitalismo, in cui i meccanismi di oggettificazione, colonizzazione e dominio dell’Altro servono a garantirne la percezione come risorsa e come merce per continuare a beneficiare della propria particolare posizione di potere.

Non capita solo con il particolare status quo razziale bianco. Quando chiedo alle persone di considerare seriamente le ragioni per interrompere immediatamente la sofferenza dei nonumani cambiando il comportamento alimentare, questi respingono la realtà dei loro tormenti e il fatto che i non umani provino dolore e sofferenza e che non esistano per soddisfare e intrattenere gli umani.

Sono sempre perplessa quando incontro minoranze non-bianche attive contro il razzismo istituzionalizzato e con esperienze profonde di essere considerati “altri”, le cui sofferenze e il cui dolore non sono presi seriamente, che erigono un muro quando chiedo loro di pensare ai sentimenti degli animali nonumani, alla loro alterità imposta e della mancanza di considerazione per le loro sofferenze e il loro dolore.

Non è un giudizio, ma semplice curiosità. Come si può razionalizzare che va bene per certi esseri provare dolore e sofferenza e non per altri? Come è possibile autoconvincerci che non si ha bisogno di riconoscere la sofferenza e il dolore patiti dai nonumani? Cosa passa nella testa di coloro che non vogliono sapere della sofferenza e del dolore degli umani che inseriscono nella categoria degli Altri?

1 Kuppers Petra, “Remembering Anarcha: Objection in the Medical Archive”, in Liminalities, vol. 4, no. 2, 2008: 1-34 (NdT).
2 Tra il 1932 3 il 1972 a Tuskgee, in Alabama, fu svolto un noto studio sulla sifilide. Furono coinvolti 399 inconsapevoli contadini afroamericani malati di sifilide che non vennero mai curati, ma di cui si osservò il decorso della malattia, per vederne gli effetti (NdT).
fonte originale
trad. by strix
questo testo è la base della conversazione realizzata nel video seguente

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