adesso basta: da che parte stai? – by Barbara X

Con le ultime manifestazioni di protesta animaliste sono venuti al pettine quei nodi politici che già hanno avuto modo di presentarsi in altri ambiti del movimento antagonista.
E’ del tutto evidente che negli ultimi anni un numero sempre più crescente di attivisti ha optato per il taglio “apolitico” di molte manifestazioni e cortei; ciò si rileva soprattutto in sede di divulgazione degli eventi, quando sembra quasi che gli organizzatori degli stessi (sicuramente al solo scopo di far numero, dunque in apparente buona fede) si affannino nel sottolineare la loro estraneità a qualsiasi schieramento politico.
Questa volontà è in realtà figlia di un deleterio atteggiamento molto in voga da almeno vent’anni: i burattinai e i governi più o meno sotterranei di questa società hanno operato per dirigere l’opinione della gente verso una docile, gestibile e pacifica apoliticità, verso una finta democrazia che -altrettanto per finta- si porrebbe come scopo quello di lasciar spazio e libertà a tutti (tranne che al pensiero…).
Il frutto immediato di tale speciosa operazione è un fair-play deteriore che nulla c’entra con la non-violenza, la tolleranza, il pacifismo, la democrazia. Anzi, questo forzato e bislacco “tutti-assieme-appassionatamente” ha fatto sì che aumentassero le tensioni sociali e le violenze, e che molti dei termini e dei punti di riferimento utilizzati fino a qualche anno fa finissero in un confuso archivio sociale dei tabù e dell’impronunciabile: impegno, ideologia, compagno/a…
I gerarchi degli odierni movimenti nazifascisti hanno compreso che il diffuso dissolvimento dell’appartenenza politica, l’idiosincrasia per lo schierarsi e la conseguente assenza di terreno sotto i piedi di moltissimi, è linfa per i loro progetti, e ovviamente si affrettano ad assicurare che destra e sinistra non esistono più: ma quante volte abbiamo sentito persone comuni e attivisti per i diritti umani e animali ripetere la medesima affermazione?
Ironia della sorte, il rifuggire quei poli dialettici ha purtroppo originato una società quasi completamente di destra, ove naturalmente gli apolitici sono in numero elevatissimo. Ecco perché essi son da considerarsi a tutti gli effetti individui di destra.
Ed è per assecondare costoro, cioè il sentire comune, che si è smarrita la sana abitudine di mettere in chiaro le cose prima; la brama di quieto (e insulso) vivere degli apolitici impone a molti attivisti l’accettazione di ambigui personaggi che fino a pochi anni fa sarebbero stati cacciati da certi contesti: non certo con violenza, ma con determinazione, quello sì.
E’ questa determinazione che manca oggi, una mancanza di rigore intellettivo (inteso come capacità di discernere) e di intransigenza che immancabilmente si ripercuote anche sugli antispecisti che indicono la manifestazione. Un buon numero di questi si professano anarchici, ma in realtà utilizzano questa etichetta solo per mascherare il proprio essere apolitici, quando invece essere anarchici ha dei precisi ed intensi significati politici.
E ancora: quale futuro può mai avere un gruppo, un movimento di protesta, se al proprio interno è più forte e sentita la spinta anticomunista di quella antifascista?
Molti attivisti, soprattutto i più giovani, vedono soltanto una confusa contrapposizione che si perde nelle nebbie di un passato lontano; annoiati e irritati, esclamano: “Ma basta con destra e sinistra, comunisti e fascisti, fascismo e antifascismo!”; in realtà essi si esprimono così perché non hanno (o non possono avere) una memoria storica, una coscienza storica, sicché non si sono accorti che il crollo del muro di Berlino altro non è stato che un pretesto per erigerne un altro, di muro, ben più alto e spesso, un muro che spezza in due la linea del tempo e della storia, e che ha lasciato in eredità a chi si è formato in anni recenti un anticomunismo viscerale e un antifascismo da operetta.
L’antifascismo è invece un valore fondamentale della democrazia, una pratica quotidiana che funge da spartiacque ideologico: la democrazia è antifascista per definizione.
Quegli antispecisti che nei comunicati (sia di presentazione a un corteo che di commento allo stesso) non fanno menzione del termine antifascismo, forse senza saperlo e contrariamente a ciò che pensano, si danno una ben precisa connotazione politica. E quando nei comunicati di chiamata a una manifestazione si insiste quasi ossessivamente sul fatto che non vi debba essere alcun simbolo politico e di partito, e non si specifica nemmeno la propria adesione incondizionata all’antifascismo, si spalancano le porte a una moltitudine di apolitici, che, come si è visto in più di un’occasione, non si preoccupano nemmeno più di celare i loro, di simboli (fiamme varie, celtiche assortite, ecc.).
Non si è voluto far nulla quando si sarebbe potuto: perché allora lamentarsi oggi dei danni causati da chi doveva essere allontanato a suo tempo da certi contesti?
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