Dire l’indicibile: il sessismo nel movimento per i diritti animali – Marti Kheel

FAR
Presentiamo la traduzione dell’articolo Speaking the Unspeakable: Sexism in the Animal Rights Movement, scritto da Marti Kheel e apparso nel 1985 nella Newsletter del F.A.R. – Feminists for Animal Rights. A quasi trent’anni dalla sua pubblicazione questo scritto mantiene la sua originalità e l’inesorabile attualità.
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Mi telefona un uomo a nome di una nota associazione animalista chiedendomi degli oggetti per un mercatino dell’usato. Tra i possibili materiali, menziona “riviste e giornali come Playboy, Penthouse, etc.”. Quando lo rimprovero di promuovere letture sessiste, dice di dubitare del mio interesse per gli animali.
Un gruppo animalista composto principalmente da donne, organizza un raduno. Arrivano i giornalisti e curiosamente intervistano un uomo che non faceva parte del gruppo e che si era avvicinato da poco all’animalismo.
Scrivendo a un amico attivista accenno alla mia intenzione di preparare un articolo sul sessismo nel movimento animalista. Lui mi risponde affermando che sarebbe stato più positivo scrivere un articolo su “femminismo e diritti animali”, con solo una parte dedicata al sessismo nel movimento. Articoli “polemici”, mi ha spiegato, turbano molti attivisti maschi, che li considerano di divisione del movimento.
Non sono incidenti isolati, ma fatti quotidiani per molte donne coinvolte nel movimento per i diritti animali. Ma cos’è questo movimento che deve essere preservato a tutti i costi? E di chi è questo movimento? Il movimento per i diritti animali è la punta del movimento per il benessere animale, un movimento espresso da donne indignate per la violenza e la brutalità contro gli animali. Sebbene sia stato limitato nelle sue analisi politiche e negli obiettivi (molti interessi erano rivolti solo agli animali d’affezione), la loro compassione e indignazione sono state le forze motrici del movimento animalista attuale.
Con la pubblicazione di Animal Liberation di Peter Singer, il movimento per i diritti animali si è evoluto ulteriormente. Il movimento, in accordo con Singer, afferma che i diritti animali non hanno nulla a che fare con la compassione, ma piuttosto sono legati ai “diritti” e alla “giustizia”. In modo altezzoso il nuovo movimento per i diritti animali si riferisce a se stesso come “logico” e “razionale”, censurando le precedenti caratteristiche legate alla compassione, definendole politicamente scorrette.
Chiaramente, questa nuova analisi dei diritti animali, ha conseguito dei vantaggi strategici. Vivendo in una società che preferisce la ragione piuttosto che le emozioni, la logica piuttosto che la compassione, non c’è da meravigliarsi che anche un movimento li riconosca come elementi importanti. In particolare, il nuovo movimento ha acquisito consensi tra i molti uomini che si sentivano a disagio con le precedenti caratteristiche compassionevoli.
Mentre il crescente interesse degli uomini per il movimento per i diritti animali è degno di plauso, alcune delle conseguenze dell’influsso maschile nel movimento non lo sono. Come è accaduto in numerosi altri movimenti (come ad esempio nel movimento pacifista), gli uomini vi sono entrati e hanno preso il sopravvento. Nonostante un numero notevole di associazioni importanti siano gestite da donne (Society for Animal Rights, United Action for Animals and the Animal Welfare Institute), la maggior parte delle associazioni più diffuse è coordinata da uomini. Anche la divisione del lavoro nei movimenti più grandi tende a seguire gli stereotipi sessuali.
Così, i portavoce, i teorici e gli autori del movimento per i diritti animali sono in maggioranza maschi (su 15 corsi sulla liberazione animale, solo tre sono tenuti da donne), mentre il lavoro di “manovalanza” è svolto dalle donne. Ma, ci è stato detto, che “questo è un movimento per gli animali, non per le donne”. I “cavilli egoistici” dimostrano solo che che non “riteniamo prioritario l’interesse per gli animali”.
Non è la prima volta che un movimento ha orientato le donne a trascurare i propri interessi. È infatti una tendenza diffusa in ogni movimento politico in cui uomini e donne operino insieme. Il predominio maschile nel movimento per i diritti animali è deplorevole, non solo perché gli uomini hanno guadagnato la leadership, ma anche per l’accettazione schiacciante dei valori maschili nel movimento stesso.
Infatti, molte associazioni sono gestite secondo logiche maschili tradizionali e gerarchiche. Una oligarchia d’élite prende tutte le decisioni più importanti che le sottoposte eseguono ubbidientemente. Periodicamente nascono star ed eroi che poi diventano i portavoce ufficiali del movimento. Così come si preferiscono le celebrità televisive e cinematografiche per dare “lustro e credibilità al movimento”.
Una tipica conferenza animalista, esemplifica chiaramente queste tendenze gerarchiche. Gli “eroi” sono incaricati di parlare e illuminare la base. Il fatto che i loro interventi potrebbero ritrovarsi in un notiziario sembra non essere notato. Sebbene tutti sappiano che la parte più produttiva delle conferenze si realizzi nelle conversazioni informali al di fuori della ribalta, solo una piccola parte del tempo è dedicata al dialogo e alla discussione. Questa è l’attività più ovvia e produttiva per gli attivisti animalisti impegnati nelle varie iniziative.
Il movimento delle donne si oppone a tutte le forme di gerarchia ed oppressione. Le donne hanno sviluppato modi differenti di gestione delle associazioni e di svolgimento di conferenze ed eventi. Il metodo del consenso è la modalità decisionale preferita da molte femministe, a scapito del metodo elitario o di maggioranza. Col metodo del consenso le opinioni di ognuno hanno eguale importanza, e le decisioni sono collettive e condivise. Le femministe hanno anche creato modi non-gerarchici per le azioni e le manifestazioni. Un esempio ne è il Women’s Pentagon Action del 1980. A quell’evento non fu presente alcuna celebrità. Erano stati organizzati dei seminari in cui le donne imparavano le une dalle altre, così come le azioni dimostrative rituali furono l’espressione dell’intreccio di trame e rappresentate davanti al Pentagono. Le ritualità sono divenute una parte importante delle azioni politiche delle donne. Per molte donne rappresentano la coniugazione auspicata di azione politica e forza etica.
La creazione di strutture non gerarchiche in una società gerarchica non è un compito facile. Coloro che hanno scelto di rispecchiare tale gerarchia nelle proprie organizzazioni sono stati favoriti. Sfortunatamente, molta gente è abituata a sentirsi dire cosa fare piuttosto che a formulare le proprie idee, questo è specialmente vero per le donne, che spesso per tutta la vita si sono sentite dire cosa fare dagli uomini. Ci si può lamentare e accettare questa situazione o si può tentare di superarla. La prima scelta comporta la consapevolezza della continuazione delle forme di organizzazione gerarchica maschile. Se invece decidiamo di combattere le gerarchie, non aiutiamo solo a costruire un movimento animalista più forte, ma aiutiamo a costruire un mondo migliore per gli umani.
Come possono le donne combattere il dominio e la gerarchia nel movimento animalista? Per esempio, segnalando il sessismo quando si manifesta, incoraggiando forme di organizzazione non gerarchica e insegnando agli attivisti maschi comportamenti non sessisti. Un’altra opzione che alcune donne hanno scelto è quella di creare associazioni e gruppi solo di donne, come abbiamo fatto noi. I gruppi separati di donne non sono una novità. Esistono da molti anni nel movimento pacifista, e organizzazano eventi dedicati come ad esempio i Women’s Peace Camps in Inghilterra, Italia e alle Seneca Falls di New York.
La scelta di organizzarsi solo tra donne ha molti vantaggi. Combattere il sessismo richiede tempo ed energia, che possono essere spesi per scopi migliori. Quando si liberano della presenza maschile, le donne riescono a generare e realizzare meglio le loro energie collettive, in modi creativi e non gerarchici. Un altro beneficio dei gruppi di donne è che in assenza dei maschi possono essere compresi più facilmente i ruoli chiave del patriarcato nell’oppressione delle donne, degli animali, della natura. Al momento il movimento animalista tradizionale non menziona queste connessioni cruciali. Un gruppo di donne che non ha timore di identificare il patriarcato quale causa dell’oppressione animale può inoltre più facilmente indirizzarsi verso il movimento delle donne.
Una mia cara amica femminista mi ha confessato che in tutta coscienza non avrebbe potuto chiedere a nessuna delle sue compagne femministe di aderire al movimento animalista così come è costituito oggi. Questa situazione è particolarmente deplorevole in quanto il movimento delle donne probabilmente rappresenta uno dei più grandi potenziali per il movimento animalista odierno. Un gruppo tutto di donne consente al meglio di sfruttare questa opportunità.
Ci sono coloro che accusano che gruppi solo di donne in realtà dividono il movimento. Ma quello che non riescono a vedere è che il movimento è già diviso. Organizzare un gruppo solo di donne non significa rifiutare cooperazioni con altri gruppi che includono degli uomini. Creare delle coalizioni è fondamentale per tutto il movimento animalista. Questo significa però che quando ciò accade il gruppo di donne deve mantenere la propria autonomia.
Qualsiasi metodo è importante per combattere il sessismo nel movimento. Il sessismo nel movimento non danneggia solo le donne, ma anche il movimento nel suo insieme e anche gli animali di cui ci occupiamo perché soffoca la creatività e l’energia collettiva. Un movimento che afferma che le questioni femministe non sono importanti o sono secondarie è un movimento che combatte un’oppressione contribuendo a crearne un’altra. Inoltre un movimento che teme di criticare e di essere criticato è un movimento che si immobilizza.
Solo quando realizziamo che tutti i movimenti di liberazione sono connessi integralmente, e che non possiamo combattere il dominio e la gerarchia nei rapporti con gli animali mentre li manteniamo tra noi umani, che non possiamo realizzare la liberazione senza identificare le cause dell’oppressione, che non possiamo cambiare la società fintanto che non cambiamo noi stessi, solo allora si crea un reale movimento politico in grado di cambiare le vite di animali, umani e tutti gli esseri viventi.
trad. a cura di strix

 

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