Il Collettivo Anguane

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Il Collettivo Anguane nasce nel 2012 dalla volontà di un piccolo gruppo di attivist* animalist* antispecist* in seguito alle esperienze di strisciante e spesso palese sessismo e omotransnegatività (I concetti di omofobia e transfobia sono criticabili perché riferiti ad una psicopatologia, la fobia appunto. Il rifiuto e la negazione della dignità delle persone lgbtqi è invece un costrutto sociale e politico che impatta sulle vite di chi è gender non conforming. Per questo usiamo i termini di omonegatività, transnegatività e omotransnegatività, quale condotta personale e collettiva con implicazioni sociali e politiche) vissute proprio in quell’ambiente. Ci siamo dat* il compito di riflettere su queste forme di discriminazione a partire da noi stess* per poter avere uno sguardo diretto e una critica in grado di permettere una discussione franca sulla questione.

Durante gli episodi e i comportamenti sessisti e omotransnegativi pensavamo di avere delle responsabilità dovute alla nostra scarsa denuncia del sistema fallicoantispecista. Ci siamo poi rinfrancat* confrontandoci con altr* compagn* di movimenti radicali, compreso ovviamente quello animalista-antispecista, cominciando a far circolare documentazioni e testimonianze tra di noi e con altr* compagn*, non considerandoci più casi isolati e/o speciali.

Nell’antispecismo pensavamo di aver trovato “casa”, il luogo fisico, psicologico e politico in cui delineare un progetto di coinvolgimento totale. Ma abbiamo dovuto rivedere i nostri entusiasmi e ricrederci sulla capacità effettivamente rivoluzionaria dell’antispecismo o almeno di certa parte dell’ambiente antispecista.

Abbiamo raccolto le idee e le esperienze e cominciato a considerare l’iterazione di alcuni atteggiamenti e comportamenti nei movimenti radicali, rivendicando uno spazio ecovegfemminista ed lgbtqi dentro e fuori i movimenti stessi, con la consapevolezza che nella vita quotidiana il mondo è costruito ad immagine e somiglianza del maschio etero bianco occidentale borghese carnivoro.

A tutt’oggi negli ambienti libertari, radicali, antagonisti e nell’animalismo antispecista, imperversa fin troppo spesso il famigerato “club degli uomini” da cui le attiviste donne e le/gli attivist* lgbtqi sono nella migliore delle ipotesi tollerat*, nella peggiore esclus* ed emarginat*.

Il pensiero anarcoqueer ecovegfemminista in cui ci muoviamo da tempo, prima ancora della nascita del nostro collettivo, propone riflessioni sul sessismo, sullo specismo, sul razzismo e su tutte le forme di discriminazione, sfruttamento e dominio. E così ci troviamo giocoforza a denunciare e resistere al sessismo e all’omotransnegatività all’interno degli ambienti animalisti antispecisti radicali, ma al contempo a indicare le pieghe in cui si annida lo specismo nei movimenti femministi e radicali e antagonisti, e a indurre delle critiche al razzismo, all’ageismo, all’ableismo e alle altre discriminazioni quali frontiere inesplorate nell’antispecismo, che si autoproclama il movimento più radicale in assoluto, collocandosi in una posizione di “supposto sapere” sulle varie forme di oppressione e dominio. Posizione onnisciente e onnicomprensiva che come collettivo contestiamo.

L’evoluzione del pensiero e delle pratiche ecovegfemministe sono una risorsa ineludibile per la prassi politica radicale. Le varie fasi del pensiero femminista, che passa attraverso la dichiarazione di una soggettività portatrice di diritti (protofemminismo), alla richiesta di rappresentanza parlamentare (suffragismo), alle rivendicazioni ugualitariste (seconda ondata), le istanze di rifiuto del patriarcato e dell’eterosessismo in coniugazione con le rivendicazioni lgbtqi (femminismo separatista e lesbico), per giungere al pensiero della differenza (studi di genere), che ora sfocia nel superamento dell’idea del genere stesso e nella riappropriazione del concetto di nomadismo psicologico e sociale (pensiero queer e post queer), al pensiero del femminismo di denuncia dei privilegi delle classi borghesi (anarcofemminismo), al femminismo di superamento dell’asfissia bianca e borghese (femminismo nero, transnazionale e postcoloniale), alla considerazione della natura come cosmovisione critica e antidemagogica (ecofemminismo), alla definizione degli altro-da-umani quali soggetti in grado di proporre direttamente istanze di libertà e richiedenti un’alleanza strategica con gli umani (ecovegfemminismo critico) presentano un’evoluzione verso il riconoscimento di un comune denominatore per il dominio e lo sfruttamento subiti da donne, animali altro-da-umani, classi subalterne, popolazioni altre da quelle dell’impero occidentale capitalista e neoliberista.

Ma le nostre riflessioni e osservazioni si propagano ogni qual volta riteniamo ci siano nuovi argomenti da affrontare, analizzare, confrontare. Il nostro lavoro politico e pratico non si ferma mai, e ambisce a una continua e incessante disposizione soggettiva e corale alla critica, all’autocritica, alla consapevolezza e all’autoconsapevolezza che ci trasmettiamo tra noi e che desideriamo espandere anche verso l’esterno del nostro collettivo.

Per questo i nostri comportamenti personali, politici, sociali sono una prosecuzione delle nostre convinzioni e atteggiamenti che prevedono l’intreccio con tutti i soggetti e i gruppi che siano sintonici con le nostre proposizioni. Ci consideriamo quindi de* militant* politic* e de* attivist* sociali perché il nostro impegno è complessivo, articolato e orientato su più fronti e soprattutto calato nelle realtà in cui direttamente viviamo le nostre vite.

Intendiamo affrontare con determinazione le questioni del dibattito necessario per connettere consensi, adesioni, partecipazioni verso e su istanze radicali in grado di incorporare le cognizioni fondamentali per umani e altro-da-umani (quali riteniamo essere la vita, la dignità e la libertà) e volgersi verso proposte e realizzazioni rivoluzionarie qui e ora per concretizzare la liberazione totale e per la creazione di spazi sicuri per ognun*, in cui vivere le proprie esperienze in modo autentico e politicamente efficace.

In sintesi, vogliamo proporci come i ponti tra varie realtà politiche e sociali. Per fare questo ci attiviamo su pratiche politiche vegan, sulla creazione di gruppi di solidarietà e di mutuoautoaiuto, sulle autoproduzioni, sulle relazioni interspecifiche, intergenere, interetniche, superando le barriere che il complesso patriarcale pastorale ci ha imposto e ci impone al fine di sedare le coscienze ed intorpidire le lotte.

Gli spunti che proponiamo per le riflessioni partono da:

  • lo scambio e la condivisione dei saperi tra movimenti radicali

  • le pratiche e le teorie politiche anarcoqueer ecovegfemministe

  • le pratiche e le teorie politiche lgbtqi radicali

  • l’affrancamento dalle logiche del complesso patriarcale pastorale di dominio e sfruttamento

  • il mutuo sostegno e supporto alle lotte di liberazione

  • il riconoscimento delle intersezioni politiche, sociali, economiche, storiche degli sfruttamenti

  • l’antisessismo, l’antiomotransnegatività, l’antifascismo, l’antispecismo, l’antirazzismo, l’antiageismo, l’antiableismo praticati e militanti.

Tra i vari progetti che stiamo ognun* affrontando e sviluppando nelle nostre comunità in cui viviamo, abbiamo avviato come collettivo gli incontri di LiberAzione Gener-ale che annualmente propongono dei temi da dibattere che producono effetti di politica militante sui temi qui illustrati.